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Nella farmacia più antica d'Europa a Roma c'erano un sacco di amari e medicinali alla cannabis

In una della strade principali di Trastevere a Roma c'è un'antica spezieria, dove si somministravano sostanze amaricanti e un bel po' di pillole.

di Andrea Strafile
25 marzo 2019, 9:49am

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In una della strade principali di Trastevere a Roma c'è una farmacia. Ci sarò passato centinaia di volte, sgomitando tra gli studenti dell'università americana sbronzi marci, per andare a mangiarmi un panino con la porchetta poco più avanti. E ricordo che mi chiedevo "perché c'è la scritta farmacia, in rosso, incisa, ma non vedo nessuna farmacia???"

A sei anni di distanza, finalmente, mi sono deciso ad entrarci. Non solo era una farmacia. Era la più antica spezieria pubblica d'Europa. La migliore. Così ho deciso di andare a visitarla, uno dei tanti luoghi nascosti di Roma di cui non tutti conoscono l'esistenza.

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L'ingresso dell'Antica Spezieria Farmacia a Trastevere. Quando ci passi sbronzo non la noti. Tutte le foto dell'autore

L'Antica Spezieria di Santa Maria della Scala si trova in una specie di piazzetta deliziosa. Davanti aspettavano delle persone, tutte ad aspettare l'inizio della visita guidata (che si paga a offerta). In numero di cinque o sei, una perla praticamente sconosciuta. Ad aspettarci c'era Padre Tauro, un uomo sulla quarantina che viene dall'India. Intorno il silenzio più totale in un'anticamera dove sono custodite le nuove bottiglie di amari che producono e le vecchie etichette. Dove un frate dipinto ti guarda con delle spezie in mano.

Liquorificio

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La vetrina con alcuni degli amari e prodotti venduti

Fondata nel 1640 dai Frati Carmelitani Scalzi, venne utilizzata in principio a scopo privato. Eri un frate, ti ammalavi, venivi curato con le pozioni, le erbe, gli intrugli e le pomate autoprodotte dai famosi esperti speziali che lavoravano lì dentro.

In quegli anni, in cui gli ammalati venivano non solo per la peste, ma per i motivi più disparati, la farmacia era frequentatissima. Immaginatevi tipo un locale fichissimo sempre pieno ma con gente dolorante al posto di persone che si sballano.

Negli anni è diventata una fucina di ricerca: alcune delle mani e delle menti più esperte confluivano in questo convento per usufruire di un orto pieno zeppo di erbe fantastiche, ben consapevoli di imparare l’arte della medicina erboristica nel migliore dei luoghi.

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La sala principale. A destra il bancone di vendita. Di fronte si preparavano le medicine. A sinistra l'elisir di lunga vita.
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Alcune pozioni. Tra cui l'Acqua Antipestilenziale.

Prima di entrare nella sala principale, nella farmacia, padre Tauro mi spiega come l’epidemia di peste del 1700 abbia spinto i frati ad aprire le porte della farmacia per aiutare gli ammalati a guarire. Ovviamente non è che si potesse fare un granché, non con la medicina erboristica del ‘700, però dei palliativi si trovavano. In alcuni casi, quando la malattia non aveva ancora preso il sopravvento, qualcuno riusciva perfino a guarire.
“C’era a quel tempo il miglior speziale conosciuto”, mi dice padre Tauro. “Frate Basilio della Concezione aveva creato con le sole erbe dell’orto un’Acqua Antipestilenziale che fungeva da anti infiammatorio.”

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A quanto pare la concezione era quella per cui la malattia è un’infiammazione. “Se curi l’infiammazione, se riporti il corpo a uno stato di tranquillità la malattia scompare, questo credevano”, mi dice un botanico anche lui in visita, guardandomi scrivere come un pazzo sul taccuino. E a quanto pare non è un concetto così lontano dalla verità.

In quegli anni, in cui gli ammalati venivano non solo per la peste, ma per i motivi più disparati, la farmacia era frequentatissima. Immaginatevi tipo un locale fichissimo sempre pieno ma con gente dolorante al posto di persone che si sballano.
Frate Basilio della Concezione non ha creato solo l’Acqua Pestilenziale. Ha creato anche uno dei primi dentifrici. E un’Acqua alla Melissa per alleviare i dolori mestruali. Un tipo veramente forte.

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La credenza con i veleni.

Nel frattempo entriamo nella sala principale. E penso che la mia espressione fosse una cosa tipo “oh mio Dio. È una delle cose più belle che abbia mai visto.” Un rettangolo alle cui pareti c’era legno ovunque. Un bancone per la vendita laterale, credenze piene di ampolle colorate ovunque dove campeggiavano scritte come ‘Acqua Antipestilenziale’, ‘Acqua di Rabarbaro’ e così via. Di fronte un bancone più piccolo dove lo speziale poteva creare la medicina con le erbe messe in un preciso ordine dietro di lui, in modo da trovarle anche a occhi chiusi. Davanti c’è conservato ancora il ricettario rarissimo, dove ogni pagina ha una spezia essiccata. Accanto, la credenza dei veleni. Avete presente le boccette di cianuro con il teschio e le tibie stampate sopra? Ecco. Solo che erano teschi del 1700.

Padre, ma quella è...?”
“Certo, gli effetti palliativi della canapa si conoscono da secoli. Era una delle erbe usate di più, per i suoi effetti calmanti e la coltivavano loro.”

“Qui invece c’è la parte più interessante della sala”, dice padre Tauro. “Questo vaso gigante contiene una delle medicine più usate di tutti i tempi: la Teriaca. L’Antidoto.” Una pozione famosa per Mitridate re del Ponto, che cominciò a ingerire piccole quantità di veleno di serpente per essere immune al veleno di serpente. Non era una cazzata, funzionava come un vaccino moderno. Tanto che i romani hanno preso l’idea e fatto una ricetta che si è evoluta nel tempo ma sostanzialmente è rimasta in uso fino al 20esimo secolo.
“Scadeva dopo 50 anni, si faceva una volta l’anno. La ricetta prevedeva, oltre alla liquirizia, al cardamomo e alla camomilla, altri 50 ingredienti tra cui la carne di vipera. Doveva essere firmata da tre persone diverse la ricetta”.
E così dicendo ha scoperchiato il vaso, piazzando tra le mani di una ragazza il coperchio da 50 kg (che ha barcollato). E ci ha fatto annusare dentro. Non sto scherzando: quella roba nera di 300 anni sapeva ancora di camomilla, liquirizia e cardamomo. Distintamente.

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Padre Tauro guarda soddisfatto gli avventori che non si aspettavano di annusare un elisir di lungavita di 200 anni.

A quanto pare la fama della Farmacia di Trastevere era tale che nel 1800 diventò la farmacia ufficiale dei Papi. Che entravano da una porta laterale. Ed è stata attiva fino al 1870, quando i locali vennero espropriati dal nuovo Stato Italiano.

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Il ricettario di Frate Basilio. Con le erbe essiccate tra le pagine.

La seconda sala era invece quella preposta a conservare le erbe prese dagli orti di via del Casaletto. Gli armadi avevano i ritratti dei padri della medicina all’esterno, e quelli di benefattori e re all’interno. Ci sono ancora conservate le corna di cervo che venivano grattugiate e ingerite contro l’impotenza. E poi una strana pianta famigliare dipinta sugli scuri della finestra. “Padre, ma quella è...?” “Certo, gli effetti palliativi della canapa si conoscono da secoli. Era una delle erbe usate di più, per i suoi effetti calmanti e la coltivavano loro.”

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Antica rappresentazione della marijuana dipinta dai frati. Era una delle erbe più usate.

Dentro i cassetti sono ancora stipate le erbe, conservate dentro sacchetti Cuki.

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Padre Tauro innalza una busta Cuki piena di liquirizia antica.
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La Farmacia Spezieria di Santa Maria della Scala è stata espropriata nel 1870. Ma fino al 1978 ha continuato a produrre e a vendere i suoi prodotti. Tra questi c'erano gli amari, che vengono ancora fatti secondo le antiche ricette, ma non più lì e che servivano da medicine, esattamente come molti altri amari e, dall'inizio dell'età industriale, era diventata anche una pilloleria. In sostanza con quelle erbe non si limitavano più a fare unguenti, pomate, amari e pozioni, ma hanno cominciato a sintetizzarle e accorparle in vere e proprie pillole moderne. La sala laboratorio in cui venivano prodotte fungeva sia da laboratorio sia da spazio chiuso utilizzato per le punizioni: il frate che sbagliava la ricetta o che la vendeva a farmacie altrui venia punito con il silenzio in isolamento. Così da riflettere sul suo errore.

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In questa parte della macchina venivano macinati i semi per poi comprimerli e farne delle pillole.

Le pillole venivano fatte da una macchina in ferro massiccio che triturava erbe e vegetali come il rabarbaro, le univa a ingredienti come il gomasio e le comprimeva in una forma da compressa, ovviamente.

Mi dispiaceva lasciare un posto così affascinante, quindi prima di andare via mi sono intrufolato nelle vecchie cucine distrutte e ho comprato una piccola bottiglietta di amaro.

Ma non l'ho ancora aperta: aspetto di vedere se mi farà guarire dalla prossima influenza, o dalla peste.

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