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sorveglianza

Metà dei volti dei cittadini americani sono schedati nei database della polizia

È quanto svela uno studio pubblicato martedì dai ricercatori del Georgetown Law School Center for Privacy and Technology.

di Tess Owen
20 ottobre 2016, 7:37am

Foto via GettyImages

I volti di metà dei cittadini americani adulti sono archiviati nei database della polizia statunitense. È quanto svela uno studio pubblicato martedì dai ricercatori del Georgetown Law School Center for Privacy and Technology.

Una vera e propria schedatura di massa, consentita dalla recente diffusione massiccia delle tecnologie di riconoscimento facciale presso le forze di polizia: si stima infatti che un dipartimento di polizia americana su quattro abbia accesso ai software di sorveglianza in questione.

Secondo gli autori dello studio, che si intitola "The Perpetual Line-Up," spesso queste immagini sono utilizzate in modi che "potrebbero minare i diritti ormai da lungo tempo riconosciuti dalla legge." Il che andrebbe a 'colpire' - sfruttando anche le immagini pubblicate sulle patenti di guida - milioni di cittadini ignari e incolpevoli.

"Il riconoscimento facciale è una tecnologia potente che necessita di una severa supervisione," dice in un comunicato stampa Clare Garvie, una collaboratrice del centro che ha condotto lo studio. "Ma questi controlli in generale oggi non esistono... È il far west."

I ricercatori riconoscono i vantaggi delle tecnologie per il riconoscimento facciale per catturare criminali violenti e fuggitivi, o il loro uso da parte delle forze di polizia. "L'obiettivo di questo documento non è quello di bloccarle," scrivono. "Piuttosto offrire un quadro teorico per ragionare sui rischi reali che il riconoscimento facciale crea."

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Le tecnologie di riconoscimento facciale analizzano le dimensioni di un volto — il profilo dell'orecchio, l'ampiezza del naso, l'altezza della fronte — e poi setacciano il database in cerca di potenziali corrispondenze.

A essere contestato è soprattutto il modo in cui il riconoscimento facciale viene utilizzato nei monitoraggi delle proteste da parte della polizia. La ricerca ha mostrato che dei 52 comandi di polizia che utilizzano (o hanno utilizzato in passato) il riconoscimento facciale, soltanto uno — l'Ohio's Bureau of Criminal Investigation — ha un regolamento che proibisce esplicitamente ai suoi agenti di usare il software per monitorare attività di tipo religioso, politico o inerenti qualsiasi forma di libertà di parola.

Ad esempio, il Dipartimento di Polizia di Baltimora ha usato la tecnologia di riconoscimento facciale nel 2015 nel corso delle manifestazioni per la morte di Freddie Gray, per identificare i manifestanti su cui pendevano dei mandati d'arresto. T. J. Smith, portavoce della polizia di Baltimora, ha ammesso che il software era stato utilizzato "allo scopo di cercare di identificare coloro che erano coinvolti in atti criminali."

Gli autori dello studio sostengono che il Primo Emendamento debba proteggere non soltanto la libertà di parola, ma "il nostro diritto di esprimerci in maniera anonima."

E avvertono che l'uso da parte della polizia del riconoscimento facciale "per identificare chiunque per la strada - senza un sospetto mirato - mette a rischio le nostre libertà fondamentali ... in modo particolare quando il riconoscimento facciale viene utilizzato nelle proteste politiche."

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