Pubblicità
approfondimento

Abbiamo cercato di capire se la 'Tessera del Tifoso' finora è servita a qualcosa

Contestata dagli ultras e difesa dal Viminale, dalla sua introduzione è stata oggetto di fortissime critiche e glorificazioni. Ma qual è stato il suo reale impatto sul calcio italiano?

di Marco Mazzetti e Indro Pajaro
29 maggio 2017, 10:40am

Foto di Goatling/Flickr

Nel giugno 2007 a Firenze si è tenuto un convegno di studio sul tema "tessera del tifoso".

Si trattava di un progetto pensato dall'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive (ONMS), un organo di consulenza del ministero dell'Interno istituito nel 1999 per prevenire e contrastare le situazioni di violenze in occasione delle manifestazioni sportive.

Soltanto pochi mesi prima, a febbraio, era morto l'ispettore Filippo Raciti durante gli scontri tra tifosi e Forze dell'Ordine in occasione della partita di Serie A tra Catania e Palermo.

Il fatto aveva suscitato così tanto clamore che per una settimana tutti i campionati nazionali—dai quelli professionistici ai dilettanti—erano stati sospesi, ed erano state invocate misure straordinarie per arginare la violenza nel contesto delle manifestazioni sportive.

L'obiettivo era aumentare la sicurezza nell'accesso allo stadio e andare oltre il semplice biglietto cartaceo, ritenuto non sufficientemente adeguato.

È così che la tessera del tifoso è stata presentata nel maggio 2008, presso la Scuola Superiore di Polizia.

Non era intesa come una "carta" in senso stretto, stando ai promotori, ma come un "programma" per fornire servizi e vantaggi a coloro che andavano allo stadio mirato a diventare uno strumento di fidelizzazione fra tifosi e squadre.

Allora come oggi, veniva rilasciata dalla società dopo il nulla osta della questura competente, e garantiva la possibilità di assistere alle partite nel settore ospiti in caso di trasferte vietate dall'ONMS.

Come inizialmente annunciato, la tessera sarebbe dovuta entrare in vigore, in via sperimentale, il 31 agosto 2008—in concomitanza con l'inizio del campionato—e dal 1° gennaio 2009 sarebbe diventato uno strumento obbligatorio.

Nel settembre dello stesso anno, però, solo Inter e Milan si erano adeguati al provvedimento, portando l'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni a imporre l'obbligo della tessera a partire dall'anno seguente—sia per sottoscrivere l'abbonamento, sia per seguire in trasferta la propria squadra ed entrare nei settori ospiti.

Alla fine, quello che era stato pensato come uno strumento per combattere gli atti di violenza all'interno e nelle vicinanze degli stadi è diventato oggetto di critica e discussione tra gli ultras e l'Osservatorio del Viminale, ovvero tra chi non vuole la tessera del tifoso e chi la difende.

La disputa riguardava—e riguarda tuttora—l'applicazione dell'art. 9 della legge 41/2007 (il cosiddetto decreto Amato), che disciplina il rilascio dei titoli di accesso, e quindi anche della tessera del tifoso, da parte delle società.

Inoltre, la legge prevede che i club non possano vendere biglietti e tessere stagionali ai cittadini che sono stati oggetto di diffida o di condanna in primo grado, anche con sentenza non definitiva, per reati da stadio.

Si tratta del cosiddetto Daspo, una misura di prevenzione amministrativa introdotta con la legge n. 401 del 13 dicembre 1989 per contrastare la violenza negli stadi di calcio, e che può essere inflitta sia con la segnalazione all'autorità giudiziaria—quindi in via preventiva—sia al termine del processo penale.

È di natura amministrativa e può durare da uno a cinque anni, comportando nei casi più gravi l'obbligo di firma in caserma durante le partite.

Questa misura—unita alla possibilità di essere diffidati in via precauzionale—ha sollevato diverse accuse di incostituzionalità, poiché potenzialmente lesiva delle libertà personali e di circolazione.

Sara Messina, avvocato esperto di diritto dello sport, ci ha spiegato che "la Corte Costituzionale si è espressa più volte sulla questione relativa alla legittimità costituzionale delle misure di prevenzione e ha precisato che sono ammesse le restrizioni alla libertà che non siano espressamente escluse dalla carta Costituzionale."

Di norma il Daspo viene rilasciato dal questore, ma—continua—"in caso di misure aggiuntive come l'obbligo di firma è l'autorità giudiziaria a convalidarlo."

La misura è stata più volte sottoposta a modifiche nel corso degli anni—l'ultima nel 2007 con il decreto Amato, emesso sei giorni dopo la morte di Raciti.

Presa alla lettera, la direttiva impedisce a chiunque abbia ricevuto e scontato, anche in passato, una diffida di avere tessere o biglietti.

Questa sproporzionalità ha portato l'Osservatorio del Viminale a specificare, nell'agosto 2009, che la tessera verrà negata non più ai soggetti destinatari di Daspo, ma solo a chi ha un Daspo in corso—circoscrivendo la durata ai reati da stadio commessi solo negli ultimi cinque anni.

Leggi anche: Che fine ha fatto Ultras Italia, il gruppo di estrema destra che supportava la Nazionale

Secondo Lorenzo Contucci, avvocato di numerosi ultras tra cui Gennaro De Tommaso—meglio noto come Genny 'a Carogna—questa attenuazione non è comunque sufficiente.

"È una norma assurda e penalizzante verso il tifoso meno pericoloso," come dimostrato—a suo modo di vedere—anche da un caso di specie, a titolo d'esempio, di cui parla a VICE News subito dopo.

"Poniamo caso—spiega Contucci—che io accenda un fumogeno a scopo folkloristico, e la Questura mi dia un Daspo di un anno. Lo sconto e torno allo stadio: dopo tre anni il processo penale sorto a seguito dell'accensione di quel fumogeno si conclude con la mia condanna, e da quel momento per cinque anni (detratto l'anno già scontato) non posso acquistare biglietti e tessere del tifoso."

"In pratica un altro Daspo a carico di un soggetto che lo ha già scontato, e che è già tornato alla partita. Una cosa semplicemente ridicola."

"Il paradosso—semplifica ancora—è che se io accoltello un tifoso avversario e vengo diffidato per cinque anni dal questore, una volta che verrò condannato non sarò nella black list perché dai cinque anni di cui all'art. 9 devo detrarre il Daspo già scontato—in pratica, cinque meno cinque uguale zero."

Massimo Passariello, invece, è uno dei maggiori sostenitori della tessera.

Primo Dirigente della Polizia di Stato, Vice Presidente operativo dell'ONMS e Dirigente del CNIMS (Centro Nazionale di Informazione sulle Manifestazioni Sportive), Passariello spiega a VICE News che "l'articolo 9 è stato già parzialmente rivisto nell'agosto del 2014."

"Ritengo che la sua formulazione sarà ulteriormente integrata con correttivi che, a tutt'oggi, penalizzano eccessivamente alcuni supporter resisi responsabili, in passato, di fatti illeciti."

Le modifiche cui fa riferimento Passariello riguardano la legge 146 del 17 ottobre 2014, con la quale l'Osservatorio del Viminale ha specificato che la durata del Daspo va da 1 a 5 anni (e da 5 a 8 in caso di recidiva).

Leggi anche: La lunga e oscura storia d'amore tra calcio e mafia

Al di là dell'aspetto burocratico, tuttavia, c'è un'altra critica che viene mossa nei confronti della tessera: quella di rappresentare uno strumento di marketing collegato ai circuiti bancari che vincola il tifoso a fare una carta elettronica simile a quella di credito.

Secondo l'avvocato Contucci, la tessera sarebbe proprio "nata per ragioni economiche, perché in realtà il tifoso è fidelizzato per natura."

Un'opinione parzialmente condivisa dall'avvocato Messina: "Ritengo la tessera del tifoso anche una operazione di marketing, perché altrimenti non si spiegherebbero determinate operazioni commerciali connesse alla stessa."

La pensa diversamente, invece, il dottor Passariello. "Contestualmente all'introduzione della tessera ci fu, in effetti, il tentativo di legarla alla carta di credito per alcune società di calcio. Sono ormai tanti anni che la tessera del tifoso abbinata alla carta di credito è una semplice opzione e non un obbligo per i sottoscrittori del programma di fidelizzazione."

Con l'avvento delle fidelity card nel 2012 la situazione sembrava poter portare nuovi sviluppi.

In realtà, come specifica Passariello, "non è cambiato nulla perché non c'è differenza tra tessera del tifoso e fidelity card. Non esiste alcuna tessera del tifoso. Esistono, invece, tante fidelity quante sono le società di calcio professionistiche, emesse direttamente dai club."

Acquisire la tessera costa tra i dieci e i quindici euro. Basta fornire i propri dati personali che vengono poi trasmessi alle questure che verificano le informazioni.

La gestione dei dati personali è di esclusiva competenza delle società sportive. Per l'avvocato Messina, però, "è possibile che per ulteriori controlli preventivi l'autorità giudiziaria chieda determinati dati."

Ad ogni modo, sono passati dieci anni dalla prima volta che si è parlato di tessera del tifoso. E non è ancora molto chiaro quale sia stato il suo impatto nel calcio italiano.

Secondo Passariello, "negli ultimi dieci anni nelle serie calcistiche professionistiche, gli 'incontri con feriti' sono calati del 70 percento, i 'feriti tra le Forze di polizia' di oltre l'87 percento, e quelli tra i tifosi più del 90."

Se in Serie A la situazione pare essere migliorata, però, diverso è il discorso per la Serie B e la Lega Pro.

Analizzando i dati dell'Osservatorio del Viminale del 2015, emerge un incremento del numero di feriti sia tra i tifosi che tra i civili, le forze dell'ordine e gli steward.

"La spiegazione risiede, in gran parte, nelle condizioni strutturali degli impianti," spiega Passariello a VICE News.

"Il livello della deterrenza offerto dalle misure di contrasto (video-sorveglianza, applicazione rigorosa delle norme sulla nominatività dei biglietti, ecc.) è inferiore a quello garantito negli stadi di serie A."

"L'utilità della tessera," continua, "è certificata dai dati di tutti gli indicatori monitorati, che hanno fatto registrare un calo pressoché verticale."

Leggi anche: Quest'uomo si è finto talent scout per indagare sul traffico di minori nel calcio

Per il futuro, comunque, ci sono pareri opposti. Per Contucci occorrono una serie di misure per riportare la gente allo stadio: eliminare la tessera, rifare gli stadi, e far rilasciare il Daspo da un giudice e non da un questore.

Per Passariello invece, il nostro paese sarebbe "all'avanguardia nelle metodologie operative finalizzate a garantire l'ordine pubblico."

Intanto, negli ultimi dieci anni, gli stadi non sarebbero mai stato così vuoti come nell'ultimo periodo. L'avvocato Contucci è abbastanza sicuro su quale sia la causa di questa flessione.

"Il disamore è anche frutto di tessere del tifoso, cervellotiche procedure per far entrare striscioni e materiale da tifo, oltre naturalmente al caro prezzi e—per un determinato settore di pubblico—agli stadi fatiscenti. Le tifoserie in trasferta ormai vanno in poche centinaia di unità, a volte solo poche decine, quando in passato andavano a migliaia come del resto avviene in tutta Europa."


Segui VICE News Italia su Twitter e su Facebook

Foto di Goatling via Flickr, rilasciata su licenza Creative Commons.

Tagged:
VICE News
calcio
Italia
tessera del tifoso
sicurezza