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Viviamo in una nuova era oscura e la tecnologia non sarà la soluzione

Abbiamo parlato con l'autore James Bridle di come controllare il mondo tramite tonnellate di dati ci sta condannando a un futuro collassato su se stesso.

di Riccardo Coluccini
17 settembre 2019, 10:43am

L'ombra gettata sull'Antartide dalla Luna, durante l'eclissi solare del 23 novembre 2003. Immagine: Jacques Descloitres, MODIS Rapid Response Team a NASA GSFC

L’estate del 2019 è stata una delle più oscure degli ultimi decenni. Metaforicamente, visto che abbiamo registrato il mese più caldo nella storia dell’umanità—avvicinandoci ulteriormente al baratro dell’estinzione di massa causata dalla crisi climatica—, ma anche visivamente: circa 120 mila chilometri quadrati di terreno della Siberia e parti della foresta amazzonica e dell’Africa sono andate in fumo, divorate da incendi indomabili.

Fotografie e immagini satellitari mostravano scuri coltri di fumo abbracciare inesorabilmente città, coste, e i nostri account digitali. Siamo stati letteralmente immersi in una nuova era oscura. E alcune delle cause scatenanti sono le stesse che vengono dissezionate con disturbante chiarezza in Nuova Era Oscura—libro di James Bridle pubblicato in italiano da NERO Editions lo scorso giugno, che cerca di scavare e guardare in faccia i mostri tecnologici che vivono nascosti in questa nuova era oscura, fatta di algoritmi e computer che stanno diventando sempre di più sacerdoti del sapere.

"Lo scioglimento del permafrost è sia un segnale di pericolo che una metafora: un collasso accelerato sia della nostra infrastruttura ambientale che cognitiva," scrive Bridle nel suo libro, legando inesorabilmente il cambiamento climatico e la nostra crisi socio-tecnologica. E come dargli torto: in un momento in cui dovremmo probabilmente essere il più possibile reattivi, gran parte di noi è congelata dall’ansia e la struttura socio-economica con cui dobbiamo fare i conti è tale da non permetterci di vedere una vera via d’uscita.

Se dobbiamo cercare un peccato originario per la situazione attuale, sembra suggerire il libro, non dobbiamo fare altro che guardare negli occhi il mito della predizione: desideriamo da sempre di poter prevedere il futuro per stabilire con certezza le azioni da compiere, ma non ci siamo mai fermati a riflettere su quali azioni fosse meglio compiere, tralasciando prima di tutto la conservazione del pianeta.

I primi tentativi di usare la tecnologia per effettuare delle predizioni sono stati in ambito militare: prevedere le condizioni climatiche per poter stabilire le modalità e le opportunità degli attacchi bellici era una prassi consolidata già durante la Seconda Guerra Mondiale. Questo sogno continua ad essere inseguito anche ai giorni nostri—recentemente, infatti, l’esercito americano ha acquistato un nuovo supercomputer proprio allo scopo di effettuare “previsioni meteorologiche operative e meteorologia sia per l'Aeronautica che per l'Esercito.” E delle centinaia di satelliti meteorologici in orbita intorno alla Terra non sappiamo quanti abbiano anche fini militari.

“Il calcolo sostituisce il pensiero cosciente. Pensiamo sempre più come le macchina, o addirittura non pensiamo affatto”

Il positivismo ha però aggiunto un tassello perverso a questo quadro, convincendoci che tutto ciò che serve per comprendere appieno il mondo è solo la maggiore quantità di dati e informazioni possibile. “La tecnologia non ha fatto altro che rafforzare questo pensiero,” ha spiegato Bridle in una telefonata a Motherboard per discutere del suo libro. “A un livello fondamentale, abbiamo pensato che, data una sufficiente potenza di calcolo e dati riguardo il mondo, saremmo stati in grado di fare previsioni con una tale precisione da poter essenzialmente controllare il futuro.”

Qui avviene lo scarto, sottolinea Bridle: non stiamo più cercando di gestire correttamente il mondo, ma di controllarlo interamente.

Eppure, se le predizioni cominciano a vacillare—o, come nel caso di quelle sul cambiamento climatico, non vengono ascoltate per decenni—e l’idea di poter controllare il mondo si disintegra di fronte ai nostri occhi, finiamo “in una profonda crisi esistenziale che investe il modo in cui affrontiamo il mondo e il modo in cui ci prendiamo cura di noi stessi,” ha aggiunto Bridle.

Questa condizione si rende tangibile nel paradosso sottolineato in Nuova Era Oscura: “ci troviamo in contatto con vaste miniere di conoscenza eppure non abbiamo imparato a pensare." Siamo in una nube oscura sovraccarica di informazioni in cui perdiamo il senso dell’orientamento in balia degli unici sacerdoti a cui abbiamo imparato ad affidarci: i computer.

“Il calcolo sostituisce il pensiero cosciente. Pensiamo sempre più come le macchina, o addirittura non pensiamo affatto,” scrive Bridle nel suo libro.

Per Bridle, internet e le tecnologie digitali sono state un ampio esperimento per testare proprio le proposizioni reiterate dall'Illuminismo in avanti: è vero che conoscendo completamente il mondo abbiamo la capacità di agire in modo migliore su di esso? Fino ad un certo punto l’idea è sembrata funzionare, ora però ogni cosa si sta disfacendo.

Viviamo in un pianeta radicalmente differente sia dal punto di vista climatico che da quello scientifico. La conoscenza che abbiamo acquisito non è più al passo con il mondo che dovrebbe descrivere. “La sola raccolta di informazioni intesa come unico modo di pensare il mondo, quello che nel libro chiamo il pensiero computazionale,” ha spiegato Bridle, “non funziona più: dobbiamo individuare un tipo di pensiero totalmente diverso.”

Da qui nascono le opportunità della nuova era oscura, che non deve essere accettata come una catastrofe apocalittica ma come un’opportunità per rimettere in discussione l’ideologia che ci ha condotti fino a qui. Nel buio siamo portati a dubitare di tutto e a trovare una nuova via d’uscita.

Il desiderio di predire il futuro continua a governare il nostro mondo informatizzato. Viviamo costantemente sotto il potere di algoritmi che ci indicano quale video ci deve piacere, quale articolo dobbiamo leggere, e quale brano ascoltare. Questo tipo di predizioni non fa altro che alimentare la polarizzazione del dibattito politico o rivangare la melma digitale portando in superficie i mostri.

Questo desiderio, però, influisce anche a un altro tipo di livello. Secondo Bridle, “il desiderio di prevedere, il desiderio di controllare, finiscono per produrre il nostro futuro.” E i sistemi digitali che utilizziamo “non fanno altro che ridurre le nostre opzioni di scelta,” ha aggiunto Bridle.

Pensare di poter sfidare—e battere—il cambiamento climatico, la società della sorveglianza e i sacerdoti della nuova era oscura diventa debilitante: “finiamo per cadere nella disperazione o semplicemente bandirli dalla nostra mente direttamente,” ha chiarito Bridle.

Eppure, nell’oscurità del pensiero computazionale che decide dei nostri destini, i nostri occhi possono scorgere una possibilità paradossale: “da un lato la tecnologia tende a nascondersi, si rende imperscrutabile, come il potere,” ha spiegato Bridle, “ma dall’altro si rende assolutamente visibile se sai dove andare a guardare.”

Per Bridle, infatti, avere una qualche tipo di alfabetizzazione tecnologica e comprendere il funzionamento della struttura della rete, sono tutte attività che aiutano a rendere visibile la tecnologia. Pur ammettendo che non sono soluzioni sufficienti.

D’altronde Bridle non vuole fornire soluzioni in Nuova Era Oscura—non ancora—ma vuole delimitare i profili e i ruoli dei sacerdoti digitali che guidano le nostre vite, mettendoci in guardia e costringendoci a vederli in faccia uno a uno.

E guardare in faccia questi sacerdoti digitali potrebbe essere il primo passo per trovare la via d’uscita verso un nuovo tipo di pensiero: l’intelligenza artificiale ci mostra infatti che le macchine pensano in modi completamente diversi da quelli umani.

“La mia più grande speranza per l'intelligenza artificiale è che ci permetta di prestare attenzione a tipi molto diversi di intelligenza a cui, fino ad ora, non avevamo prestato minimamente attenzione,” ha concluso Bridle.

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