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Abbiamo intervistato Rick Ross tra champagne e tempura

C'è chi fa rap per fare arte e chi per fare un sacco di soldi e sbatterteli in faccia—dopo averlo conosciuto, possiamo dire che Rick Ross appartiene a entrambe le categorie.

di Gary Suarez
12 settembre 2019, 8:10am

Rick Ross, fotografia promozionale via

Siamo in un ristorante cinese di lusso a New York, il Jue Lan Club—nello specifico, al piano di sopra, in una saletta privata chiamata "Forbidden Room". Rick Ross è seduto a una tavola rotonda coperta di flute di champagne vuoti e piatti di tempura di gamberetti mezzi avanzati. Siamo nel tardo pomeriggio, quindi non so bene se mi trovo di fronte la sua merenda o la sua cena. In ogni caso lui, vestito in tuta, sembra sazio. Mi guarda da dietro i suoi occhiali da sole, in questa stanza senza finestre, mette la mano in un secchiello pieno di ghiaccio e tira fuori una bottiglia di Belair Rosé—cioè il suo brand di vino rosé, avreste detto mai—e la alza al cielo con grande impeto drammatico.

"La vedi?", mi chiede. "È sempre stato il mio vino preferito. Facevo serata e bevevo solo rosé—lo pagavo. E ora è mio. Lo terrò in mano ogni volta che posso" Sorridendo, mette già la bottiglia e mi spiega non ha fatto quello che ha appena fatto per me. È solo un altro giorno nella vita di Ricky Rozay: "Avevamo già le bottiglie pronte prima di te."

Ci sono pochi artisti hip-hop che possono sperare di arrivare dove Rick Ross è oggi. Ha 43 anni e ha appena pubblicato il suo decimo album, Port of Miami 2, a 13 anni esatti dall'uscita del primo capitolo—il suo debutto, il disco che lo mise sulla mappa. Molti rapper diventati famosi insieme a lui, nel frattempo, si sono spenti, sono svaniti o diventati irrilevanti. Lui ha dominato la competizione, mantenendo uno stile di vita e un'immagine decisamente opulenti, anche grazie al fatto che è sempre rimasto sotto contratto con una major. E poi c'è da dire che ha evitato la galera, attentati alla sua vita e malanni: Ross è un sopravvissuto in diversi sensi della parola.

rick ross port miami 2
La copertina di Port of Miami 2 di Rick Ross, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

La lavorazione di Port of Miami 2, sotto la supervisione di producer fidati come Beat Billionaire, Jake One e J.U.S.T.I.C.E. League, è durata anni. Il ricovero di Ross a marzo 2018, oltre che la morte del suo vecchio manager Black Bo, non hanno solo ritardato l'uscita ma hanno anche cambiato la sua natura. "Quella roba mi ha fatto frenare", spiega Rick, "Mi ha fatto rendere conto che le cose sono serie, più di così." Singoli usciti nel 2018 come "Florida Boy" e "Green Gucci Suit" sono stati rimossi dalla tracklist e sostituiti con brani più bui e confessionali come "Runnin The Street" e "Fascinated"—"È come se stessi parlando a me stesso, non l'ho scritta per nessuno", dice Rick di quest'ultima.

Ovviamente, su Port of Miami 2 pesa l'ombra del Port of Miami originale. Pubblicato quando le vendite dei CD importavano ancora qualcosa e lo streaming era ancora lontano, quel disco arrivò primo in classifica negli Stati Uniti e venne certificato platino. Le barre di Ross evocavano immagini di affari di droga e la quotidianità dell'arrangiarsi per le strade della Florida, rispettando tutti i grandi luoghi comuni sullo spaccio e i soldi creati da Scarface. "All'epoca avevo capito che cosa tutti 'sti figli di puttana avrebbero rispettato: un cazzo di vincente, un boss", dice Ross di quel progetto. "Una persona che passa dal fango al marmo, qualcuno che viene dal nulla e non si ferma finché non ottiene quello che vuole."

All'epoca Miami, la città natale di Rick, non era un luogo dove il crimine paga nell'immaginario collettivo. "Era una città famosa per le serate e le feste", spiega, "Vieni da noi, ti fai due botte di ottima cocaina, scopi tutte le belle bitch, fai un salto in spiaggia e torni a casa". La 2 Live Crew e la scena Miami bass avevano fatto un grandissimo lavoro di branding sulla Florida, ma erano anche monodimensionali rispetto alla realtà della città. Ross rispetta i suoi predecessori, compreso il suo ex compagno di etichetta Trick Daddy, anche se ha scelto una strada diversa. Dice di non avere avuto alcun ruolo nell'esplosione della Florida del Sud come forno di talenti per la scena SoundCloud Rap, ma ammette che è grazie a Port Of Miami che è entrato nella grande tradizione del rap della città. "Ho fatto qualcosa di enorme per il luogo da cui vengo? Certo, proprio come Uncle Luke, proprio come Trick", dice.

Data la sua età, Ross dà credito anche ad altri artisti della golden age per averlo reso quello che è: Biz Markie e gli EPMD. "Quando ascoltavo pezzi come 'Loves Gonna Get'cha' e 'My Philosophy' dei Boogie Down Productions sapevo che la mia musica sarebbe stata qualcosa di diverso. Dalle mie parti ero l'unico a cui fregava qualcosa di KRS-One, cazzo!" In quegli anni il rap di New York, infatti, stava espandendo verso sud la sua area di influenza.

"Slick Rick, quel primo album, tutti i miei dope boys di quartiere, quella merda saturò il quartiere", dice, mentre ricorda i momenti in cui ascoltava The Great Adventures Of Slick Rick da ragazzino al parco. In "Hey Young World" Rick evocava la figura di Tony Montana, e il piccolo Ross fu immediatamente colpito: "Ci credevo davvero", dice, parlandomi di come quel disco e quel pezzo in particolare lo facevano sentire come se il mondo intero potesse essere suo. È quella la mentalità con cui approcciò Port Of Miami più di quindici anni dopo.

"Questa è la cosa più bella, fin dal primo album, e soprattutto vedere come oggi che sono arrivato al decimo tutto sia andato bene", dice. "Prego davvero che 'sti figli di puttana ormai sappiano e abbiano capito che credevo davvero in quello che dicevo. Quando dicevo di essere il biggest boss, ovviamente, all'epoca non lo ero ancora. Ma sapevo che non mi sarei mai fermato fino a diventarlo."

Tredici anni dopo, è difficile negare che l'immagine esagerata che Ross dava di sé sia diventata realtà. È una persona che emana autorità e confidenza, ma sa restare umile anche in mezzo a tutto il lusso che si è costruito attorno. Parlando usa frasi e luoghi comuni che sembrano un'operazione di pesonal branding, ma perlopiù ti proietta addosso il suo status senza risultare pretenzioso o arrogante. "Le cose che faccio sono parte del mio stile di vita, le farei anche se non fossi nel business", dice. "Così non hanno peso su di me."

Tutti i suoi album sono entrati nella top ten di Billboard negli Stati Uniti, così come le sue due recenti collaborazioni con Drake, "Money In The Grave" e "Gold Roses": Port Of Miami 2 ha debuttato in seconda posizione, confermando il suo status. Ma un pezzo che probabilmente Ross non supererà mai è "Hustlin", una canzone che è diventata un vero fenomeno pop negli Stati Uniti—complice anche il suo inserimento in un paio di colonne sonore.

Anche se quel pezzo ha guadagnato vita propria e si è allontanato dal suo contesto originale, Ross non ne è minimamente preoccupato: anzi, si dice orgoglioso della sua onnipresenza. "Senza che io prenda troppo credito, è un pezzo che affermava certi valori", dice, "in pratica spiegava semplicemente come sopravvivere. A ogni livello, devi svegliarti ogni giorno e cavartela, indipendentemente da quanti soldi hai e dalla persona che sei." Dal suo vino alla sua linea per barba e capelli, passando per i suoi ristoranti, Rick vive quello che rappa: "Sei il CEO della tua vita, e la tua vita è il business più grande che mai gestirai".

Una versione di questo articolo è comparsa originariamente su VICE US.

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