Recensione: Baths – Romaplasm

Il nuovo album di Baths sembra un film dello Studio Ghibli in versione sonora, tra valzer elettronici e amori umidi iperdettagliati.
22.11.17

"Seguiremo il movimento delle lune / Io e te inventiamo la sala da ballo", canta Will Wiesenfield, in arte Baths, in "Yeoman", il brano che apre il suo nuovo album Romaplasm. Nel testo si rivolge al pilota di un aereo e sogna di danzare con lui a un ricevimento fuori dal tempo, un valzer in un salone barocco e una discreta piroetta verso un balcone che dà sul mare turchese, illuminato dalle stelle. E lì lo vuole annoiare, limonare, scoprirgli le voglie sul corpo. La sua voce si libra su un synthpop sbilenco, un arpeggio sintetico ad appoggiarsi su una zuppa inglese di accordi ambient, glitch razionali e violini sfarfallanti. Sembra un film dello Studio Ghibli in versione sonora.

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Nell'elettronica organica di Baths—per cui intendo un approccio compositivo che include strumenti e voce umana, sia live che campionati—il corteggiamento è fondamentale. Nel suo primo album Cerulean era qualcosa di gioioso e spontaneo, se proprio proprio un po' dolceamaro: synthpop ballonzolante, downtempo vaporosa e minimalismo acquoso con titoli teneroni come "♥" e "Rafting Starlit Everglades". Nel suo seguito, Obsidian, si parlava invece di peni turgidi e ani stretti, di "mura rettali dell'agonia", di sposi traditori che scopano dietro tende al loro stesso matrimonio.

A cambiare così radicalmente la visione di Baths era stata un'infezione intestinale che se lo era quasi portato via, condannandolo a restare a letto per mesi. La musica si era fatta più scura, ma era sempre attraversata da un certo formicolio vitale—era un succhiotto aurale, la versione auditiva di un morso sul capezzolo. Ora Baths sta meglio, come già si percepiva da Abysma, il suo ultimo LP strumentale a nome Geotic. Quando lo abbiamo intervistato ci ha detto di sentirsi in un "posto sicuro", formato in gran parte dalla cultura giapponese—e Romaplasm suggerisce infatti un'atmosfera da anime, iper dettagliata e frenetica, emotiva e brilluccicante. "Adam Copies", liberamente ispirata a Neon Genesis Evangelion, è un apocalisse utopico aerodinamico come la corazza di un mecha, "Out" è umida ed evocativa come un vicoletto notturno immortalato da Masashi Wakui, "Coitus" un perfetto tema di chiusura per un amore istantaneo finito già tra le lenzuola. E come ogni anime ben fatto, alla fine Romaplasm ti lascia la voglia di averne di più.

Romaplasm è uscito venerdì 17 novembre per Anticon.

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