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Recensione: Sufjan Stevens – The Greatest Gift

Spesso le raccolte di outtake, remix e demo sono ciofeche messe assieme per tirare su due soldi. Non è questo il caso.

Carrie & Lowell di Sufjan Stevens è uno dei suoi album migliori, una manata di nichilismo nostalgico dolce come l'alchermes e dai testi pesanti come lo strutto, che è buonissimo ma ti fa male: un po' come Sufjan che canta "We're all gonna die" leggero leggero mentre ti ricorda che ti resta sempre meno tempo su questa terra. Le raccolte di outtake, remix e demo come questo The Greatest Gift, che da Carrie & Lowell nasce, rischiano sempre di essere mezze ciofeche. Ma non è la prima volta che Sufjan pubblica un progetto simile, e la volta scorsa il risultato fu The Avalanche, una raccolta di pezzi che sarebbe stata già una bomba di per sé se non si fosse dovuta confrontare con uno dei grandi capolavori della musica statunitense del nostro secolo aka Illinois.

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Allora si trattava di una caterva di inediti, quasi un album parallelo. The Greatest Gift è invece un progetto meno ambizioso, una serie di brani incredibili in versioni più grezze e arrabattate—le due "iPhone demos"—o alleggerite da beat minimali e sottili strati di synth—i remix di "Drawn to the Blood" ed "Exploding Whale", su tutti. Ma la cosa migliore sono i tre inediti, un'appendice al lutto che Sufjan ha condiviso con il mondo intrecciando la morte di sua madre ai ricordi dei luoghi in cui per l'ultima volta, da bambino, aveva vissuto con lei una sorta di normalità.

Nel 1885 un giornale locale riportò l'avvistamento di un mostro nel lago di Wallowa, in Oregon—Sufjan lo usa come metafora per la demenza e la pazzia che hanno reso sua madre un guscio vuoto, tirando in mezzo la storia americana nella figura Hin-mah-too-yah-lat-kekt, capo detto "il Napoleone rosso". A lui, che secondo la leggenda venne mangiato dal suddetto mostro, è intitolata Joseph, una cittadina dove "lei pianse tra le erbacce" ed "era ubriaca tutto il giorno". Sempre lei che, qualche tempo dopo, avrebbe lasciato Sufjan e suo fratello "a Detroit, sotto la pioggia, con una federa di cuscino in mano". E questa è "Wallowa Lake Monster". "The Hidden River of My Life" è un pezzo in fingerpicking in cui ricordi d'infanzia si mischiano a fede e alle tradizioni della città di Tillamook, la stessa il cui fuoco era stato evocato nella funerea "Fourth of July". "City of Roses" è invece un'ode a Portland, un momento di gioia e speranza in mezzo agli anni che avanzano, mentre i dolori si fanno sempre più lontani: "Un'apertura tra le nuvole è una pausa nella mia giornata", canta Sufjan alla fine di tutto.

The Greatest Gift è uscito venerdì 24 novembre per Asthmatic Kitty.

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