Pubblicità
MARIJUANA

Cosa può imparare l'Italia ora che il Canada ha legalizzato la marijuana

Ancora oggi, in attesa che la legalizzazione canadese divenga effettiva, Italia e Canada presentano a grandi linee la stessa legislazione, ma da qui a pochi mesi tra i due paesi si aprirà una voragine.

di Luigi Mastrodonato; illustrazioni di Juta
03 luglio 2018, 4:00am

Illustrazione di Juta.

Da oggi, 17 ottobre 2018, in Canada la cannabis è ufficialmente legale. Per l'occasione, riproponiamo questa nostra analisi di luglio.

Quello che stiamo per archiviare non è stato un periodo facile per la cannabis in Italia. Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, in passato favorevole alla legalizzazione, ha riportato in auge quel dogma giovanardiano secondo cui "non c’è differenza tra droghe pesanti e leggere." Gli ha fatto eco il ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, che ha invocato “tolleranza zero, più proibizionismo, più carcere, lavori forzati per chi usa sostanze.” Inoltre, il Consiglio Superiore di Sanità si è espresso negativamente sulla cannabis light, raccomandando "che siano attivate nell'interesse della salute individuale e pubblica misure atte a non consentire la libera vendita."

Il settore della 'droga legale' nell’ultimo anno ha attirato migliaia di investitori in Italia e Coldiretti parla di un giro d'affari potenziale di oltre 40 milioni di euro. Ecco: mentre qui succedeva questo, il 20 giugno il Senato canadese ha dato il via libera alla legalizzazione della marijuana per scopo ricreativo, diventando il secondo paese mondiale dopo l’Uruguay e il primo del G7 a procedere in questa direzione.

In Italia la notizia ha avuto una grande risonanza. "Legalizzare la cannabis si può, anche in un Paese del G7," ha dichiarato Benedetto della Vedova, ex sottosegretario agli affari esteri e promotore dell'intergruppo parlamentare cannabis legale. "Legalizzare si deve, come misura di buon governo. Per avere più legalità, togliere denaro alle mafie e metterlo sul bilancio pubblico."

COSA PREVEDE IL CANNABIS ACT E COME CI SI È ARRIVATI?

Il Cannabis act legalizza la vendita di marijuana ai maggiori di 18 anni, fissa a 30 grammi la dose massima per il possesso personale e stabilisce che ogni famiglia canadese potrà coltivare in casa fino a quattro piante di marijuana. Il superamento di queste soglie verrà punito con il carcere, mentre la vendita di marijuana a un minorenne comporterà fino a 14 anni di reclusione. La definizione del sistema di distribuzione e di vendita verrà lasciata alle singole province canadesi, fermo restando che ci saranno forti restrizioni sul confezionamento e la pubblicità in modo da non stimolare i giovani al consumo.

L’approvazione è figlia di un processo tutt’altro che semplice. La marijuana era stata dichiarata fuorilegge nel 1923 ma negli anni Sessanta, con la nascita della controcultura hippie, i parchi delle grandi metropoli canadesi erano diventati terra di fumate collettive. Di fronte a un consumo crescente, era stata istituita una commissione sulla cannabis: essa aveva raccomandato di eliminare le sanzioni penali legate al suo possesso, una richiesta di depenalizzazione delle droghe leggere che non era stata accolta dai governi di quel decennio.

Per un cambiamento è stato necessario arrivare tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila. Nel 1998 era stata autorizzata la coltivazione della canapa industriale, mentre nel 2001 era stata la volta della cannabis terapeutica. Tra il 2003 e il 2004 erano stati fatti diversi tentativi per depenalizzare prima e legalizzare poi le droghe leggere, ma l’insediamento di governi conservatori aveva fatto naufragare il tutto.

LE SOMIGLIANZE CON L'ITALIA

Lo schema proibizionismo assoluto → ok alla coltivazione di canapa industriale → ok alla cura con cannabis terapeutica → iniziative concrete per la legalizzazione ha un sapore familiare. Anche l’Italia ha vissuto un processo molto simile. Nel 1998 è stata reintrodotta la possibilità di coltivare canapa per fini industriali, dopo che decenni di tabù avevano dilapidato quello che fino agli anni Cinquanta era un vanto dell’agricoltura italiana. Nel 2007 l’Italia ha legittimato l’uso della cannabis terapeutica, sebbene ancora oggi la legislazione sanitaria presenti molti buchi. Nel 2014 la Corte Costituzionale ha tolto di mezzo uno dei capisaldi del proibizionismo occidentale, quella legge Fini-Giovanardi che annullava la distinzione tra droghe pesanti e leggere. Il 25 luglio del 2016 infine, per la prima volta nella storia italiana, il Parlamento è stato chiamato a discutere una proposta di legge sulla legalizzazione in toto della cannabis, sottoscritta da più di 200 parlamentari e 50 senatori.

Ancora oggi, in attesa che la legalizzazione canadese divenga effettiva—il 17 ottobre—i due paesi presentano a grandi linee la stessa legislazione. La legge italiana prevede pene detentive da sei a otto anni per produzione e spaccio di marijuana, mentre per il consumo e il possesso si incorre in sanzioni amministrative e pene pecuniarie. L’attuale legge canadese sulla cannabis ricreativa, che si appresta ad andare in pensione, stabilisce che il possesso di dosi entro i 30 grammi è condannabile con una multa fino a mille dollari e sei mesi di reclusione. Produzione e spaccio di marijuana sono puniti con il carcere.

Se Canada e Italia hanno fino a oggi percorso un sentiero comune, da qui a pochi mesi tra i due paesi si aprirà una voragine. Gli sforzi dell’intergruppo italiano cannabis legale—che proponeva l’introduzione di un limite di possesso personale di 15 grammi, la possibilità di coltivare fino a cinque piante e la predisposizione dei cannabis social club—sono naufragati tra emendamenti e bocciature. Il testo originario è stato stravolto, la parte relativa alla legalizzazione per uso ricreativo è stata cancellata e nell’ottobre scorso il parlamento ha approvato un testo che conteneva solo alcune misure sulla cannabis terapeutica.


In campagna elettorale avevamo chiesto ai candidati dei partiti di principali la loro sulle droghe leggere:


... E LE DIFFERENZE

In Canada l’iter si è risolto diversamente e la ragione principale è una sola: la presa di posizione di Justin Trudeau. Il Primo Ministro non ha mai avuto un approccio retorico al tema—al contrario già in passato aveva più volte dichiarato pubblicamente di essersi fatto qualche canna da giovane, impostando una comunicazione sul tema ben diversa da quella a cui siamo abituati in Italia. Questo ha contribuito a eliminare lo stigma, in un paese dove nel 2016 il 70 percento dei cittadini si dichiarava favorevole alla legalizzazione. Anche la polizia canadese si è dichiarata a favore della cannabis libera, sottolineando come fosse arrivato il momento di smettere di sprecare tempo e risorse per contrastare il fenomeno. Questa sinergia tra politica, forze dell’ordine e opinione pubblica ha creato il clima culturale ideale per il vero passo in avanti sul tema—che si è concretizzato ufficialmente nell’aprile del 2017, quando il governo ha presentato la legge sulla legalizzazione.

Si stima che solo nel 2017 4,9 milioni di canadesi abbiano fatto uso di marijuana, tutte persone che presto smetteranno di comprare la sostanza sul mercato nero. Non è ancora stato definito un prezzo per la cannabis: il Ministero delle Finanze parla di 10 dollari al grammo, mentre c’è chi propone un prezzo base di 8 dollari. Il governo federale ha poi in programma di introdurre una tassa sulla marijuana legale: un dollaro al grammo o un decimo del prezzo del prodotto. Quello che è sicuro è il giro d’affari che deriverà dalla legalizzazione: si parla di un volume che potrebbe raggiungere gli 8 miliardi di dollari all'anno. Oltre a questo, le spese dello stato per i processi e le incarcerazioni legate ai reati di cannabis crolleranno, liberando risorse. La legalizzazione potrebbe infine creare, secondo alcune stime, 150mila nuovi posti di lavoro.

In Italia il mercato della cannabis è tenuto in piedi dalla criminalità organizzata, che ricava da (tutte) le sostanze stupefacenti il 70 percento dei suoi introiti e guadagna circa 7 miliardi di euro all'anno solo dai cannabinoidi. La stima dei benefici fiscali che si otterrebbero dalla legalizzazione delle droghe leggere in Italia varia dagli 8,5 ai 5,8 miliardi di euro all'anno: 574mila euro risparmiati per la repressione del fenomeno e una cifra tra i 5,3 e i 7,9 miliardi derivante dal possibile gettito fiscale. Anche la Direzione Nazionale Antimafia ha preso posizione sul tema, dichiarando che la repressione ha fallito e che è ora di prendere in considerazione la depenalizzazione. Se questa è la situazione italiana quello che manca, rispetto a quanto successo nel Canada di Justin Trudeau, è una presa di posizione forte da parte della politica tale da creare un clima socio-culturale favorevole.

PERCHÉ IL CANNABIS ACT CANADESE È COSÌ IMPORTANTE?

Eppure, il caso canadese potrebbe costituire una svolta. Si tratta del primo paese ricco e sviluppato che procede con la legalizzazione a scopo ricreativo e tutti i calcoli e le previsioni sui vantaggi della marijuana libera potranno ora avere un banco di prova. Probabilmente, di nascosto, uno sguardo ce lo butterà anche il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, tra i firmatari nel 2015 della proposta di legge italiana per la legalizzazione.

"Gli investitori attendono di vedere se lo stigma e la demonizzazione che per 90 anni hanno caratterizzato il mondo della cannabis sono giusti," ha spiegato un operatore canadese del settore, "sta a noi dimostrare che non è così." E in attesa di dati dal Canada, i risultati positivi che già sta facendo registrare il Colorado sembrano confermare le previsioni più rosee sulla legalizzazione.

Segui Luigi su Twitter.