lavoro musica e salute mentale
Illustrazioni di Sander Ettema

Cosa fare quando lavorare nel mondo della musica ti manda in depressione?

Dopo anni passati a lavorare nell'industria musicale, sono finita a dover affrontare sintomi depressivi—come molti altri miei colleghi.
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illustrazioni di Sander Ettema
3.8.17

Lavorare nell'industria musicale è fantastico. Vai a vedere concerti, bevi birre gratis, passi l'estate tra festival e feste, dormi in camere di hotel pagate e passi un sacco di tempo nel backstage. Oltretutto, vieni pure pagata.

Ma all'inizio di quest'anno, dopo aver lavorato in un ufficio stampa musicale per anni, ho cominciato a sentirmi esausta. E mi sono resa conto, nel giro di poco, che nel mio campo si parla davvero poco di salute mentale. Ogni professione ha i suoi fattori che influenzano la salute mentale di chi la svolge. Stando all'istituto nazionale olandese di statistica, un impiegato su sette ha avuto conflitti con il proprio datore di lavoro a causa del suo carico di lavoro.

L'industria musicale ha però degli aspetti che la differenziano da molte altre—innanzitutto, il confine tra lavoro e vita personale è quasi inesistente. Spesso non lavori da un ufficio ma da qualsiasi luogo in cui ti trovi, che sia un festival, un locale o un tour bus. Tutti luoghi che ti permettono piuttosto facilmente di prenderti qualcosa da bere. Sono variabili che rendono il lavoro divertente, interessante e dinamico, ma possono anche portare a un eccesso di stimoli. Quest'anno sono letteralmente collassata.

A portarmi a questo punto è stata una combinazione di cause: un enorme carico di lavoro, un bisogno di mettermi alla prova, e—oltretutto—una brutta esperienza di bullismo, diffamazione e giochi di potere relativa a ciò che faccio. Certo, non sarebbe dovuta essere una sorpresa: ci sono stati momenti in cui pensavo di non poter più riuscire a gestire la situazione in cui mi trovavo, ma quando sono davvero collassata ho trovato la cosa estremamente frustrante. Mi sono svegliata nel mezzo della notte e mi sono messa a piangere così forte che mi tremavano le spalle. Mi sentivo come schiacciata dal peso di un enorme masso, impossibilitata a fuggire. Avevo paura che mi stesse venendo un attacco cardiaco, quindi ho chiamato mia madre e il mio medico.

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La diagnosi è stata veloce: ero esausta. Mi sono presa una settimana dall'ufficio, e poi ho deciso di interrompere tutti i progetti che avevo in mente o stavo seguendo per motivi di salute. È la cosa più difficile che ho mai dovuto fare. Dopo aver studiato management musicale, avere lavorato per dodici anni nel mondo della musica e aver versato sudore sulla mia piccola azienda per gli ultimi tre anni, ho dovuto mettere tutto in dubbio. Dovevo fermarmi e fare un passo indietro, era ovvio, ma sul momento la cosa mi ha solo buttato in una depressione ancora più nera.

Fortunatamente, i miei colleghi sono stati più comprensivi di quello che mi aspettavo. Ho ricevuto molti messaggi privati di supporto. Mi è sembrato che molti siano riusciti a empatizzare con la mia situazione perché anche loro avevano sperimentato i miei sintomi, in qualche modo.

La mia timeline di Facebook è piena di colleghi, grandi lavoratori che fanno grandi cose. Ovviamente condividono le loro vittorie: un concerto andato sold out, un album di platino, una hit alla radio, un tour all'estero di successo, un contratto firmato, una recensione positiva di un nuovo album, quantità incommensurabili di visualizzazioni su YouTube. Anch'io ho condiviso i miei successi con il resto del mondo, ma se non sei in perfetta salute a livello mentale un diluvio di informazioni del genere può farti sentire paralizzata. C'è sempre qualcuno che va meglio di te. Se rappresenti una band e riesci a fare qualche sold out, ci sarà qualcun altro che manderà sold out un tour intero. Per ogni recensione da quattro stelle che ti arriva, ci saranno altri che ne avranno altrettante da cinque.

Frank Kimenai, fondatore di Lexicon Bookings, un'agenzia basata ad Amsterdam, sa di cosa sto parlando. "La radice di questa [tendenza a comparare il proprio lavoro con quello di altri] sta nel modo in cui gli artisti vengono introdotti nel mercato. Non c'è mai niente che va storto; le cattive notizie non esistono," dice. "Normalmente mi sono sempre concentrato sulle mie forze, ma non appena ho cominciato ad avere problemi di salute mentale mi sono messo a guardare quello che facevano i miei colleghi. Il che ti fa fissare degli obbiettivi personali irrealistici e irraggiungibili, e quindi ti senti ancora peggio. È una spirale negativa da cui è davvero difficile tirarsi fuori."

La cosa più importante, se lavori nel mondo della musica, sono le tue conoscenze. Agenti, curatori, uffici stampa, manager, giornalisti e musicisti—tutti dipendono gli uni dagli altri. Per poter lavorare bene devi conoscere le persone giuste, che a loro volta devono avere voglia di aiutarti. Per coltivare le tue conoscenze devi farti vedere ai festival, alle feste, agli incontri per addetti ai lavori e ai concerti. Andare una volta all'Eurosonic, un famoso festival olandese del genere, non significa automaticamente avercela fatta. Inoltre, è importante che l'artista di turno con cui stai lavorando sia sempre presente. Il che implica un forte impegno a livello temporale, dice Kimenai. "Passi i primi anni andando all in, senza nemmeno prenderti una vacanza come si deve. Andare in giro per festival e seguire tour e considerarli "vacanza" è pericoloso. Sei sempre sull'attenti e non riesci praticamente mai a prenderti del tempo per rilassarti", spiega.

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L'industria musicale è anche il campo in cui si muove una valanga di freelance che non possono permettersi di fermarsi, né per malattia né per riposarsi. Anche se sei a letto con la febbre, ci si aspetta che tu sia pronto a rispondere alle mail. Cinderella Schaap, proprietaria della Professional Independent Music Promotion (PIMP), dice di sentire sempre una certa pressione a riguardo, anche quando ha bisogno di un giorno di riposo. "È difficile soddisfare la gente. Quello che fai di solito viene sempre giudicato e criticato, e tutti si aspettano che tu possa lavorare sempre meglio e con più costanza," dice. "Il che ti fa sentire schiacciata, come se non smettessi mai veramente di lavorare."

Vita personale e lavorativa, spesso, si sovrappongono. Bere alcool è quasi la norma, per chi lavora nell'industria, e molti non disdegnano qualche droga. Certo, non tutti, ma la tentazione è comunque lì. È una forma di escapismo socialmente accettabile: bere e fumare possono quindi essere indicatori della presenza di problemi. Fare uso di droghe per restare al passo con i ritmi imposti dalla tua professione, o bere per socializzare più facilmente con i tuoi colleghi sono entrambe soluzioni facili. È una parte della cultura del nostro mondo, e la principale conseguenza della cosa è che in generale non serve un alto livello di stress per farti venire voglia di prendere qualcosa da bere. Il confine tra uso e abuso è spesso difficile da riconoscere, ed è un problema che vale sia per i musicisti che per gli addetti ai lavori.

Dato che spesso il tempo libero e le ore di lavoro si confondono, il rapporto tra ore lavorate e compenso è completamente distorto rispetto alla norma, dice Kimai. "Ci si aspetta un certo livello di lealtà, è una cosa che puoi facilmente percepire", spiega. "Non vuoi perderti nessun evento e non vuoi die 'no' alle persone con cui lavori o a chi ti piace." Se lavori in questo campo lo fai perché ami la musica, la professione e gli artisti, e quindi viene naturale seguire le regole del business. E amore significa felicità, giusto?

Le condizioni in cui ti trovi a lavorare e i vantaggi sono fantastici: vieni pagata per ascoltare musica, andare ai concerti e lavori con colleghi che condividono tutto il tuo entusiasmo. Il tuo nome è sempre in lista e non devi quasi mai pagarti da bere o da mangiare. Tutto questo però perde valore quando il rapporto tra lavoro e compenso va fuori fase. Schaap spiega: "Quando lavoravo per un'etichetta notavo uno scarso livello di riconoscenza nei confronti degli uffici stampa, sia a livello economico sia di feedback positivi. Penso che ora la situazione sia leggermente migliorata, ma trovo che il valore che viene dato al lavoro—specialmente se parliamo di soldi—non equivale a quello del tempo e dell'energia impiegati."

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Viviamo in un'era in cui l'industria musicale è argomento di lauree e master. Oltre al lato artistico, puoi anche studiare come funziona la sua economia. Ero curiosa di sapere se la salute mentale compariva da qualche parte nel curriculum medio, e quindi ho scritto al professor Rob van der Vekneen, coordinatore del corso per professionisti dell'industria musicale della Herman Brood Academy.

"Abbiamo un corso sullo sviluppo professionale, il cui scopo è insegnare agli allievi a riconoscere i propri confini, e a come gestire la propria salute fisica e mentale," spiega van der Veeken. "Proviamo a preparare gli studenti per le realtà del campo in cui andranno a lavorare, nei limiti del possibile. Per esempio, anticipiamo il fatto che dovranno dire molti 'sì' all'inizio delle loro carriere, e spieghiamo che man mano che la carriera prosegue possono diventare più selettivi riguardo a ciò che fanno. Ogni classe ha un istruttore dedicato e fidato, e abbiamo anche un coordinatore che è in costante contatto con gli studenti: se qualcuno non si presenta a una lezione, allora è un segno di quanto le cose non gli o le stiano andando bene." L'esistenza di un programma simile fa sperare bene per il futuro, ma al contempo non tutti possono permettersi di seguire corsi specifici.

lavoro e salute mentale

Ma cosa può fare chi lavora già nel campo della musica? Dove può chiedere aiuto? La salute mentale è un argomento di cui si è cominciato a parlare solo qualche anno fa: i nostri colleghi di Noisey UK hanno lavorato a una guida, e un'associazione professionale britannica ha pubblicata un'altra dedicata ai manager musicali. In Olanda, come in molti altri paesi, quasi non si parla della questione. Quando ho avuto una crisi non ho saputo a chi rivolgermi. Parlare di esperienze come la mia deve essere la norma. Avere problemi di salute mentale, e sentirsi smarriti e abbandonati nel cercare di porvi rimedio, è pericoloso sia per gli addetti ai lavori che per gli artisti. Dobbiamo cominciare a fare più attenzione alla questione salute mentale, e solo così potremmo riuscire a cancellare qualsiasi stigma. In fondo, un'industria in buona salute è un'industria più sostenibile.

Questo articolo è apparso originariamente su Noisey Olanda.

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