Diesagiowave è la massoneria dell'indie italiano

C'è un gruppo chiuso di 20.000 iscritti che sta cominciando a dettare le fortune di chi fa indie in Italia. Abbiamo parlato coi suoi fondatori.

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12 luglio 2017, 10:57am

Foto via Facebook.

Se avete più di venticinque anni e non lavorate a contatto con l'indie italiano è probabile che non abbiate mai sentito parlare di Diesagiowave; se avete intorno ai vent'anni e ascoltate indie italiano invece è probabile che ne facciate parte. Diesagiowave è un gruppo Facebook, nato come community della pagina Indiesagio, che conta più di 17.000 iscritti raccolti in poco più di un anno. Non ricordo neanche come ci sono arrivato: deve avermene parlato qualche amico più giovane e ho voluto vedere cosa fosse. All'inizio mi sono trovato piuttosto spaesato tra meme, inside jokes, tormentoni, riferimenti distanti da me, o discussioni su quanto è bono il tale musicista che magari conosco da anni. Col tempo, però, mi ci sono abituato.

La prima volta che mi è venuta voglia di parlarne in un articolo a chi neanche sa della sua esistenza è stata quando ho letto dei commenti di Umberto Palazzo, storico esponente di un modo di fare indie rock di qualche generazione precedente (un modo molto diverso per mille motivi). Diceva testualmente: "È il gruppo da 15.000 iscritti che fa tendenza per l'indie, è lì che nascono tutti i fenomeni come Pop X, Giorgio Poi, eccetera. È una comunità dove ci sono tutti quegli influenzatori riconosciuti ed è da lì che partono le catene di Sant'Antonio che fanno apparire ovunque all'improvviso e inspiegabilmente certi artisti […] Iscriviti e vedrai. Quello che succede lì è assolutamente quello che succede sui palchi e sulle testate, ma prima".

Ovviamente non è del tutto così e dietro ai successi c'è il grande lavoro di musicisti, etichette, uffici stampa e così via. Ma è vero che nel gruppo, oltre a tantissime persone che ascoltano quelle cose lì, ci sono anche un sacco di addetti ai lavori. E questi, quando non interagiscono, stanno comunque lì a fiutare un po' l'aria che tira, o a leggere che cosa pensa la più grossa community della loro fanbase.
Siccome Diesagiowave è un mondo quasi del tutto sconosciuto a chi non ne fa parte ma si sta qualificando come una realtà sempre più concreta, abbiamo pensato fosse interessante parlarne all'esterno, e cercare di capirne di più. Chi meglio dei due fondatori del gruppo per farci raccontare meglio come stanno le cose?

"Per voi e per gli amici".

Partirei chiedendovi di raccontare un po' la storia della pagina, e poi del gruppo.
Davide Pisa: La pagina Indiesagio è nata a novembre 2014 come pagina di meme sui principali protagonisti dell'indie italiano di allora: quindi Stato Sociale, Dente, Verdena, Zen Circus e molti artisti Garrincha.

È nata da voi due?
Pisa: Da me, solamente io. È rimasta in bilico per circa sei mesi, e dal luglio del 2015 non ho più pubblicato nulla: mi ero dato a altri generi, non seguivo più molto la scena, i meme non mi piacevano più. Poi a dicembre ho conosciuto lui, che è di Firenze come me, e ci siamo detti, "Perché non la ravviviamo un po'? Anche ampliando il raggio di azione". Nel frattempo era uscito Calcutta, erano tornati i Cani, tante cose stavano andando forte: era uscito Fuoricampo dei TheGiornalisti, era uscito anche il film dei The Pills, e abbiamo cominciato a parlare di scena romana. Hanno iniziato a contattarci persone che seguivano il genere, avevano i nostri stessi interessi e ci inviavano sempre più materiale per la pagina. Da lì a un mese, febbraio 2016, abbiamo pensato di aprire la community Diesagiowave, per avere più materiale da postare in pagina, e in più per dare un luogo dove incontrarsi alle persone che magari facevano fatica a trovare qualcuno con i loro stessi interessi musicali. Anche ora se ascolti indie sei un po' bollato come uno che non capisce niente di musica.
Matteo Mirenda: Gli amici che non vengono ai concerti con te... Quindi ci siamo trovati a dare anche un luogo di ritrovo.
Pisa: Da lì a due mesi la situazione è andata completamente fuori controllo. Abbiamo iniziato a ricevere numerosissime richieste di iscrizione giornaliere, accettavamo almeno cento persone al giorno. Senza averne mai parlato su altri canali se non sulla nostra pagina.

Una cosa che mi colpisce è che hai fatto riferimento a materiali, all'ampliare la linea. Quindi una cosa che nasce come cazzata ma anche con una certa serietà?
Pisa: Ora ti posso parlare di linea editoriale, ma in quel momento pensavamo solo a creare contenuti inediti che piacevano a noi e che avrebbero divertito gli altri.

Però con l'idea di cercare il più possibile di avere like, di arrivare a molta gente.
Mirenda: Sì, ma principalmente per scherzare. È un momento importante per certa musica in Italia ora e quindi ci si scherza sopra, nella maniera più intelligente possibile.

Io ho 30 anni e mi trovo un po' a metà strada tra due generazioni, che sono quella dei ventenni, tra cui magari c'è chi mi dice "ma chi cazzo se li ascolta i R.E.M. nel 2017" e per cui invece è assolutamente normale e ovvio che quando c'è un concerto di Pop X sia un evento da andare a vedere; e dall'altra parte amici di quarant'anni appassionati di musica che si comprano tutte le edizioni limitate dei R.E.M. e se gli fai sentire 20 secondi di Pop X ti mandano affanculo.
Pisa: Secondo me questa tendenza a esaltare il nuovo e ignorare il vecchio è parte integrante dell'estetica che questa scena musicale ha tirato su. Non penso ci sia mancanza di rispetto, uno magari sa benissimo chi sono i Pink Floyd, i R.E.M. o gli Area, però segue il nuovo.

Calcutta – "Frosinone (Hardcore Remix)".

Questo forse tu perché sei un appassionato di musica a tua volta. Però se io penso all'utente medio di Diesagiowave tendo, magari sottovalutandolo, a vedere che il pubblico di questa musica in questo momento sembra che si ascolti veramente solo musica italiana degli ultimi sei anni. Io ovviamente come intervistatore devo fare un po' lo stronzo, l'avvocato del diavolo.
Mirenda: Tanti sì, però c'è un po' un raccoglitore di tutto lì dentro. È un luogo dove si convive tranquillamente: c'è quello che ti dice "ascolti questo allora sei un coglione", però è un gruppo che si autogestisce molto da solo. Per via dei concerti ora si sono svuotate le discoteche, quindi arriva un fenomeno come Pop X e esplode, perché tutti quelli che prima frequentavano le discoteche ora a un concerto simile ci vanno volentieri.
Pisa: L'ascoltatore ora è posto al centro come non era mai stato: è consapevole di avere un potere sull'artista. Non solo nel senso che l'artista va dietro al pubblico, quello è stato sempre fatto, ma vuoi Internet, vuoi Facebook, vuoi questa apertura tramite social, Instagram stories, nei confronti del pubblico… con questa rottura della barriera del privato l'ascoltatore si sente al centro del mondo musicale attuale, ne è più coinvolto, e lo rende parte della propria vita. Se è organico a una community come la nostra, o Hipster Democratici, c'è questo aspetto quasi tribale: sai di non essere solo, sei parte di un bacino ampio di utenza e condividi le stesse passioni e le stesse opinioni su artisti che la maggior parte dei tuoi coetanei non ascoltano. E quindi uno alla fine si sente maggiormente coinvolto da quello che non da cose che vede molto più distanti come i R.E.M. o qualsiasi gruppo storicamente accettato come grande. Questi nomi della scena uno attraverso i social li segue giorno per giorno, mentre sono in furgone, mentre fanno le prove, quando stanno a casa a guardarsi un film. È chiaro che si senta un'affinità maggiore.
Pisa: L'ascoltatore si sente parte integrante del successo dell'artista. In più vedi l'artista che è uno come te, c'è uguaglianza, anche se lui sta sul palco e tu stai sotto. E c'è questo dialogo che secondo me fa la differenza.

Voi vi riferite a "musica che la maggioranza non segue". Avete ancora la percezione dell'indie come di una cosa di nicchia? Non è il nuovo mainstream?
Pisa: Non è più di nicchia. Per me l'indie non esiste più, e ne siamo contentissimi.
Mirenda: C'è stato uno svecchiamento, un'erosione.

Fino a qualche anno fa la scena indipendente era molto separata dalla televisione o dalle radio.
Mirenda: Anche le televisioni devono lottare con YouTube e Facebook, e quindi cosa fanno? Riprendono quello che va lì. Ora è il pubblico che fa da giudice supremo.

Fino a non tanti anni fa le band che facevano esattamente la stessa roba erano rimaste di nicchia, mentre ora sembra che qualsiasi progetto che rientri in quel tipo di estetica in poco tempo riesca ad arrivare.
Mirenda: Noi stiamo seguendo un gruppo, e volevamo sperimentare proprio questa cosa: hai una fetta di pubblico e gli proponi qualcosa di interessante e fatto bene. Si chiamano Il Mago, e con loro c'era già un rapporto di amicizia. Ci hanno fatto sentire questo disco che ci è sembrato molto bello; noi facciamo anche eventi, e abbiamo deciso di metterli in scaletta a Montelupo, al nostro terzo evento Indie is Agio: pubblico in delirio e tempo un mese li hanno chiamati a Padova davanti a mille persone, un gruppo al secondo live. Questa è la forza di Internet.

Il video de "Gli adulti" de Il mago.

Quindi vorreste in qualche misura cercare di diventare anche più esplicitamente dei fattori di promozione?
Mirenda: Per quanto riguarda gli eventi ci piace proprio raccogliere tutto quello che è di tendenza o che pensiamo lo diventerà. E sono state tutte scommesse azzeccate: i Botanici, i Gomma, o il caso più lampante è Asia Ghergo, che in un mese ha fatto un sacco di date ed è finita a aprire Lo Stato Sociale, è un motivo di gran vanto e siamo molto felici per lei.

Voi quanto e come vorreste avere un ruolo attivo in questo? Quasi a livello di management. Con i Gomma vi siete aiutati a vicenda ma sono qualcosa che nasce altrove, Il Mago sembra proprio l'idea di un progetto seguito da zero.
Pisa: È una scommessa che ci piace e ci interessa. Sentiamo la necessità di offrire una vetrina ai progetti che più ci entusiasmano, ancor meglio se "in nuce" ma con una forza latente che potrebbe dettare un trend.

Invece fare un'etichetta è una cosa vecchia?
Pisa: Ci pensavamo ma non siamo convinti. Ci piace di più l'aspetto manageriale e gestionale.
Mirenda: Talent scouting. Promuovere ciò che merita, la qualità della musica. Calcutta, I Cani, TheGiornalisti alzano sempre l'asticella, se rimani sotto sei sotto. Quindi devi trovare e promuovere qualcosa che la alzi ulteriormente. Per una crescita all'interno di questa specie di rinascimento della musica italiana.

Nelle generazioni precedenti alla mia i propri interessi, e in particolare la musica, erano cose che quasi dovevano essere slegate dall'elemento del fare i soldi. Anzi, era quasi una vergogna se diventavi "commerciale": parliamo degli anni Novanta, quando magari i mondi di riferimento più che le pagine Facebook erano i centri sociali. Se sfondavi un po' di più a livello mainstream dovevi in qualche modo giustificarti. Già la gente della mia generazione l'ha vissuta un po' a metà strada: vedo per esempio Niccolò Contessa o altri, lì la cosa non è più "non devo fare successo" ma "io faccio le mie cose, non le studio per il successo ma può capitare che lo facciano, e poi vedo di gestirmela, con me stesso e con il mondo". Invece vedo che una pagina come la vostra è mega marketing-oriented: vedo come fate gli eventi, come fate le cose, avete le sponsorizzazioni (come Flixbus), il merchandising (anche preservativi brandizzati)… Si vede che siete gente che ha studi di marketing, e non si pone il problema di non essere commerciale, anzi il più possibile cerca di lavorare per il successo e per ampliarlo in modi diversi, lavorando in modo professionale.
Mirenda: Il gruppo è consapevole che noi non lo facciamo per puro money-grabbing. Lo facciamo perché ci piace, e se si prendessero tutte le ore che ci passiamo sopra è praticamente un lavoro. Però gli iscritti sanno che se noi abbiamo più disponibilità anche loro hanno qualcosa di più, qualcosa che gli ritorna. Se noi riusciamo a avere a disposizione un albergo per il gruppo, il gruppo ne giova. Si è fatto un contest, abbiamo fatto promozione e abbiamo richiesto quello. Più sali in alto più la voce diventa forte e più puoi chiedere. Poi Flixbus, o l'azienda di preservativi... Anche le sponsorizzazioni sono state fatte per legittimarci: siamo nuovi, siamo outsider rispetto a quello che è un circuito già legittimato.

Li avete contattati voi o loro?
Sempre noi. Abbiamo esposto il progetto, fatto qualche telefonata.

C'è qualcuno che si mette a fare delle presentazioni, dei Powerpoint?
Sì. Noi abbiamo trovato tante porte chiuse all'inizio perché è una cosa che in Italia si è vista poco, però quelli che ci hanno creduto poi ne hanno giovato.

Asia Ghergo, prodotto di Diesagiowave, e la sua cover di "Tran Tran" di Sfera Ebbasta.

Voi nella vita studiate? Fate altro?
Pisa: Io studio Lettere.
Mirenda: Io ho una fabbrica di ceramiche artistiche, però ho studiato marketing.

Riuscite a conciliare le cose?
Mirenda: Ti levi il sonno e lo gestisci.
Pisa: Io ho saltato un paio di sessioni di esame per questa cosa, soprattutto gli eventi...

Forse ti conviene seguire Diesagiowave: se a 24 anni hai una pagina con sedicimila iscritti è una prospettiva futura più concreta di una laurea in Lettere!
Pisa: Assolutamente!
Mirenda: Poi c'è anche una certa soddisfazione: messaggi che ti arrivano, "grazie al gruppo ho trovato un'affermazione sociale, ho trovato degli amici, viaggio di più". Ci sono dinamiche interne, alcune anche a noi sconosciute, che sono meravigliose.

Cosa ne pensate di come il gruppo viene visto dall'esterno? Una delle cose che mi ha colpito di più e che mi ha fatto venire voglia di parlare anche all'esterno di voi è stato quando Umberto Palazzo ha scritto di voi. È una critica, ma anche una legittimazione.
Mirenda: Stiamo cominciando a raccogliere tanti hater nel settore.
Pisa: Ci sono arrivate voci che chi è in Diesagiowave e magari lavora nei locali non riceve mansioni di backstage perché hanno paura di fughe di informazioni. Cose assurde del genere.
Mirenda: Il nostro lavoro alla fine è quello di veicolare quello che secondo noi merita. La prima volta che ho visto Pop X eravamo in pochissimi, li vedo ora e sono contento per loro.
Pisa: C'è anche una crescita parallela. L'ascoltatore della prima ora è contento che ora l'artista sia su palchi più grandi e si è cresciuti insieme.
Mirenda: Per noi dipende tanto dal fattore qualità: noi non prendiamo compensi e non promuoviamo qualcosa che per noi non sia bello, perché perdi di credibilità.
Pisa: Ci arrivano anche proposte di premiere, o cose del genere, ma da band che non ci hanno mai convinto abbastanza.

Non trovate che, come pensano in molti, buona parte dell'indie italiano sia un po', come dire, inconsistente?
Pisa: Partiamo dalla premessa che la critica, in questo settore, è ridotta per la maggior parte dei casi a insulti, giudizi sommari sul grado di somiglianza di un artista con Calcutta o a semplici elenchi di aggettivi. Questo rende molto difficile per i fruitori una reale comprensione del fenomeno, che sempre più spesso viene scambiato, a torto, come uno dei tanti espedienti per snobbare gli altri, essere considerati delle specie di outsider o, peggio ancora, di hipster. Ciò che viene definito "indie" per convenzione—solamente perché ancora non si è riusciti a trovare un nome in grado di mettere a tacere chi ancora polemizza sull'omonimia di questa scena con il genere musicale—è in realtà un fenomeno più complesso di quanto si pensi. La sostanza è che dà vita a eventi a cui partecipano decine di migliaia di persone, erode l'establishment fondato sui talent e promuove una sorta di cosmopolitismo musicale. Poi la dimensione raggiunta da alcune band, l'ampliamento del bacino d'utenza e delle possibilità di "riuscita" di un progettohanno sicuramente favorito la nascita continua di decine di nomi. Molti si tuffano nel trend con l'illusione del successo facile, ma mancano la coerenza con se stessi e con la propria idea di musica, che può essere addirittura quella di uscire dal lo-fi per strizzare l'occhio alle sonorità sanremesi. Il risultato è una schiera di epigoni che aggiunge poco alla scena, ma contribuisce a rafforzare la "moda". La moda è positiva perché fa aumentare il pubblico, ma allo stesso tempo lo rende meno fidelizzato. Non vogliamo generalizzare: alcuni—purtroppo pochissimi—tra i progetti più consistenti sono comunque sotto gli occhi di tutti. Noi faremo in modo di portarne a galla altri.

Ludovico Einaudi – "Secchio (Pop X Piano Cover)".

Io vengo da un periodo in cui per parlare di musica andavano forte i forum, che hanno sicuramente molti punti di contatto con un gruppo come il vostro, per esempio come creazione di una comunità. Però vedo anche una forte differenza: là funzionava più con il singolo influencer, che apriva un topic su un disco o su un gruppo e poi c'era un traino, o il momento di impazzimento per qualcosa. Una community un po' verticale.
Mentre su una community come la vostra vedo che funziona di più la ripetizione: c'è il meme e se una cosa ritorna e continua a ritornare, e si creano tanti meme su questa cosa, allora è forte. Il video di "Secchio", Tommaso Paradiso in generale, tutto quello che è Dark Polo Gang… Questa cosa sta succedendo anche all'estero: Mac DeMarco la settimana scorsa cercava un assistente personale e la prima cosa che chiedeva è che fosse forte sui meme.
Pisa: Sono totalmente d'accordo. I contenuti che hanno funzionato di più sono sempre stati direttamente proporzionali al successo che stava avendo l'artista. Appena uscì il video di "Secchio" ci fu un'esplosione che ancora non si è fermata, se ne fanno ancora. È un contenuto che funziona in quel senso, anche se non credo sia stato pensato con quel fine. Da considerare anche che Giacomo Laser, che ha realizzato il video, è un vero artista: non si poteva chiedere di meglio. Anche Carl Brave e Franco 126 o Gazzelle adesso vanno forte in quel senso, e non a caso stanno andando bene in generale. Il meme è un mezzo molto semplice, molto praticabile, che suscita ilarità e che fa molto. Ti fa ridere il meme e poi ti documenti, anche perché quando ci sono questi meme è come se tutti stessero parlando di quella cosa: quindi poi vai oltre a quello, e oltre a quello ci sono l'artista, le canzoni, i dischi e i concerti.

Secondo voi i musicisti stessi questa cosa quanto l'hanno capita? Sono contenti o gli sta sul cazzo che in qualche modo vengano presi per il culo?
Mirenda: In qualche modo gli può stare antipatico. Il "chi cazzo è Cosmo" sicuramente dava anche noia, però l'artista deve anche riconoscere che è anche grazie a quello magari che uno è andato al suo concerto. Prendersela è abbastanza stupida come cosa. È una cosa che ti premia.

Io credo che se uno vuole diventare popolare—poi non tutti lo vogliono, ma sto parlando di quello—quello che più si può augurare in questo momento è di diventare oggetto di meme.
Pisa: Esattamente. Non c'è niente di meglio, non c'è promozione migliore.
Mirenda: Basti pensare che anche grosse aziende ora stanno provando quelle strade lì. Anche perché il meme genera condivisione.
Pisa: A me è capitato di creare meme in un minuto che due ore dopo erano già arrivati a 60mila persone. Senza sponsorizzazioni, in certi casi abbiamo raggiunto centinaia di migliaia di visualizzazioni. Immagina uno strumento così quanto può interessare a un'azienda. Se sono fatti bene e non sono offensivi sono la cosa migliore che uno può augurarsi.

Chiudiamo in bellezza: si rimorchia con Diesagiowave?
Pisa: Io sono fidanzato da prima ancora di Indiesagio, quindi non ho molto da dire!
Mirenda: Discretamente. Ma più che altro i membri tra di loro. E poi ne sono sempre molto contenti: c'è qualità. Adesso ti raccontiamo la cosa più demente di tutte: il Fantaraduno, non inventata da noi ma da alcuni membri. Tu ti iscrivi, ti descrivi e i giudici ti danno un prezzo in fantamilioni. Poi ognuno dei giocatori ha cento fantamilioni e può decidere chi comprare: due maschi e una femmina. Sono investimenti, poi ognuno di questi atleti deve fare punti. C'è tutta una lista dei modi in cui si fanno i punti. E alla fine quello i cui tre atleti fanno più punti vince. Cosa vince? Niente. I punti si basano sulla parte sessuale, la parte alcolica, la parte samaritana (tipo tenere la testa a uno che vomita). Ci sono anche modi in cui si perdono punti! E c'è il canale Telegram dove ci si aggiornava su tutto quello che succedeva.Al raduno di Napoli c'erano 50 membri di cui 20 partecipanti, a Montelupo c'era il canale con 135 persone a seguire e 40 partecipanti. Ecco qua un po' di modi di fare o perdere punti: nudità completa, soccorsi, erba pacco, limone con l'ex, eiaculazione precoce, troppo sbronzo niente erezione, differenze culturali—persona del nord scopa con persona del sud, "ho il ciclo" detto all'ultimo, public nudity.
Pisa: È una cosa che fa sciogliere il ghiaccio, si crea un bel clima. In realtà alla fine fa solo sì che le persone si prendano un primo drink e si mettano a chiacchierare più facilmente. Raccontato così sembra Sodoma e Gomorra, ma in realtà sono feste normalissime e non è mai successo niente di male. Poi comunque c'era sempre Condomix con noi a proteggerci!

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