Il pendolare sommerso di insulti per aver segnalato l'annuncio razzista su Trenord

Da giorni il ricercatore Raffaele Ariano sta ricevendo sui social minacce e offese di ogni tipo. E questo anche a causa della Lega, che dalla pagina ufficiale ha aizzato i suoi seguaci contro di lui.

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10 agosto 2018, 8:35am

Collage di Juta. Screenshot via Facebook.

Un avvenimento da poco diventa improvvisamente importante quando le sue conseguenze assumono dimensioni spropositate. Ed è così che da due giorni, oltre ai fatti di Bologna e di Foggia, non si fa che parlare dell’annuncio razzista di una dipendente di Trenord.

I fatti sono questi: in un treno regionale, una capotreno fa un annuncio all’altoparlante dai toni e i contenuti che sono quanto meno poco adatti a un pubblico ufficiale. Alcuni passeggeri fanno presente il fatto, sui social o direttamente a Trenord, e uno di loro diventa il bersaglio di commenti e messaggi d’odio via Twitter e Facebook, incoraggiati più o meno indirettamente da uno dei due partiti al governo.

Nel suo annuncio, la capotreno se la prendeva con i rom e dei non meglio precisati “molestatori,” invitati a scendere perché “hanno rotto i coglioni.” E sappiamo bene che migranti, stranieri (e rom in particolare) sono il cavallo di battaglia della retorica xenofoba leghista—efficace sia come potente diversivo, sia come arma di coesione per gli elettori gialloverdi.

La donna, comunque, si giustifica dicendo che ha agito per difendere i suoi passeggeri e in seguito all’”esasperazione” accumulata nel tempo. Mentre Raffaele Ariano, il 32enne ricercatore dell’Università San Raffaele che ha denunciato l’annuncio con un post su Facebook, si è visto sommergere da una valanga d’odio sui social; nell’arco di 48 ore, tra le altre cose, è stato ridicolizzato da una vignetta di Ghisberto ed è diventato oggetto di post e meme con la sua faccia che invitano più o meno velatamente al linciaggio (perlomeno mediatico).

Matteo Salvini, naturalmente, ne ha approfittato per creare empatia intorno alla figura della capotreno, che per Libero dovrebbe essere premiata e invece rischia—in base all’indagine interna avviata dall’azienda—quanto meno una sanzione.

Ho dunque contattato Raffaele Ariano, che fa il ricercatore all'Università Vita-Salute al San Raffaele di Milano, per conoscere le ragioni dietro al suo post, e come sta vivendo quelli che i suoi haters definiscono “i suoi 15 minuti di celebrità.”

VICE: Mi puoi raccontare cos’è successo sul treno la mattina di martedì 7 agosto?
Raffaele Ariano: Ero sul treno Milano-Mantova, era circa mezzogiorno, lavoravo al pc, quando ho sentito l’annuncio: “I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori. Scendete perché avete rotto. E nemmeno agli zingari: scendete alla prossima fermata, perché avete rotto i coglioni”. Un annuncio del genere, xenofobo e discriminatorio dall’altoparlante di un convoglio ferroviario—che per di più frequento abitualmente—mi ha lasciato allibito.

Perché hai deciso di fare un post su Facebook per segnalare l’accaduto?
Sicuramente non con l’intenzione di far licenziare la capotreno, ci mancherebbe, ma per denunciare l’ennesima dimostrazione del clima che si sta creando nel nostro Paese. In questo caso un pubblico ufficiale in servizio che si esprime in maniera xenofoba usando anche un termine, “zingari,” che alcune sentenze considerano discriminatorio.

Ma questo tipo di linguaggio è stato ormai sdoganato dalla politica. Qualche anno fa un annuncio del genere sarebbe stato impensabile. E in ogni caso la questione si sarebbe risolta con una piccola sanzione per la capotreno e le pubbliche scuse da parte di Trenord: questo accadrebbe in Paese civile. Anche perché l’unico a beneficiare del suo eventuale licenziamento sarebbe proprio Salvini, che in questo modo potrebbe farne una martire.

Ma c’erano “zingari” e “molestatori” sul treno? Erano così fastidiosi?
Dunque, nella mia carrozza c’era un gruppo di ragazzi africani o di origine africana. Erano seduti, tranquillissimi, come qualunque passeggero. A un certo punto, come da 15 anni a questa parte, è passato un signore—suppongo di etnia rom—a lasciare i soliti bigliettini che raccontano del suo stato di indigenza e chiedono un’offerta. Non gli ho dato nulla e lui se n’è andato. Tutto qui. Nessuna molestia, nessun attentato alla mia valigia, allo zaino o al Mac che stavo utilizzando per lavorare. Le minacce le ho avute in seguito, da parte di militanti della Lega Nord e di altri partiti di estrema destra.

A un certo punto, infatti, Matteo Salvini si è espresso sulla vicenda dicendo che “Invece di preoccuparsi per le aggressioni a passeggeri, controllori e capitreno, qualcuno si preoccupa dei messaggi contro i molestatori…” Cos’è cambiato, per te, in quel momento?
È iniziata lo shitstorm vero e proprio. In particolare quando la pagina Facebook della Lega ha lanciato una sorta di “sondaggio”, così introdotto: “A causa sua la capotreno esasperata dai continui borseggi dei rom rischia il posto” chiedendo agli utenti da che parte stavano, con la capotreno che rischia il licenziamento o con “il denunciatore, Raffaele Ariano”, linkando anche il mio profilo.

In pratica, un invito velato al linciaggio mediatico. La Lega non è certo nuova a questi mezzi di propaganda, ma finora, per quel che ne so, se l’era presa con personaggi con le spalle più larghe, come Saviano. Ora invece c’è un partito, quello del vicepremier nonché ministro degli Interni (che quindi dovrebbe garantire la sicurezza sul suolo italiano), che fomenta l’odio nei confronti di un privato cittadino. E naturalmente l’appello ha avuto successo.

Quali sono gli insulti più frequenti hai ricevuto?
Più o meno tutta la gamma. Dai soliti insulti a sfondo politico, come “zecca di merda”, “compagnone che ha studiato a Oxford”, “PDiota decerebrato” o “radical chic del cazzo”, a quelli omofobi (“frocio”), addirittura misogini: in una foto su Facebook sono con una donna, da qui commenti del tipo: “Chi è ‘sta troia?”

Poi, di tutto: hanno detto che sono “vigliacco,” “la rovina dell’Italia,” che “puzzo come Saviano,” commenti sulle probabili dimensioni del mio organo genitale. E anche che “non porto degnamente” il mio cognome.

Di minacce, invece, te ne sono arrivate?
Dunque, oltre ad avermi augurato di subire furti, che mia madre/figlia/sorella siano molestate e di suicidarmi, alcuni hanno formulato anche frasi di carattere intimidatorio. Una donna mi ha scritto che “ero schedato” e di aspettarmi da un giorno all’altro l’arrivo di un rom in casa. Poi mi ha bloccato, in modo che non potessi risalire al suo profilo. Naturalmente basta accedere con un qualsiasi altro profilo che non sia stato bloccato, così ho visto che si trattava di una militante di CasaPound. Anche loro sono intervenuti in massa, con la solita modalità squadrista.

In generale, cosa ne pensi dell’ondata d’odio che ti è piovuta addosso? Te l’aspettavi?
No. E soprattutto non di queste proporzioni. Nonostante i toni che lo scontro politico ha assunto negli ultimi anni grazie a Cinque Stelle (per le modalità comunicative) e Lega (per modi e contenuti).

E ora, cos’hai intenzione di fare?
Non lo so: non sono convinto di procedere per vie legali. Gli haters sono davvero troppi. Eppure, l’Italia è un Paese sicuro: i reati sono in calo costante secondo tutte statistiche, ma le persone hanno una percezione del tutto falsata, sono così abituate a sentirsi dire che sono in pericolo che basta la sola presenza di alcune categorie—migranti, rom, mendicanti, e così via—per sentirsi minacciati.

Quello che è certo è che io, e tanti altri cittadini perbene, non arretreremo di un millimetro e continueremo a difendere le nostre posizioni.