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Music by VICE

Stryx era tutto quello che la televisione italiana non è mai stata

Un gioioso inferno ibrido e carnale in cui far esibire le stelle visionarie della musica italiana, tra culti medievali e liberazione sessuale, raccontato da Carla Vistarini, una delle sue autrici.

di Elia Alovisi
13 dicembre 2017, 10:12am

Screenshot da YouTube / Patty Pravo canta "Johnny". 

Lo schermo è riempito dall'immagine di una coppia di occhi sfocata. L'inquadratura si allontana e guadagna in nitidezza: è Patty Pravo. Ha delle puntine infilate sopra le guance, un trucco cadaverico e degli elettrodi nelle tempie. "Nell'universo della mia pazzia ho una nuova teoria: per me la gente vola", canta, i capelli abboccolati in tondi che fanno assomigliare il suo viso a un crop circle sghembo. È seduta su un lettino di ospedale, e accanto a lei un figuro in camice bianco seduto a un macchinario analizza in tempo reale uno spettro catturato dalle punte che bucano il cranio della Pravo. I suoi piedi nudi stringono sotto le dita le lenzuola turchesi del lettino, mentre i suoi occhi guardano il nulla che hanno davanti—come quello che sente dentro, ormai incapace di amare. "So cos'è che non va, disabitudine alla realtà: come dire, 'sono sola'".

"All'interno del programma confluivano tante cose—e anche la scienza che incombe, con il timore di quello a cui può portare. Il cambiamento di certe parti del nostro corpo e del nostro essere", mi spiega Carla Vistarini parlandomi dell'asettica e terrificante esibizione della Pravo. È l'unica sopravvissuta delle tre teste pensanti che curarono Stryx, visionario programma musicale trasmesso da Raidue nel 1978 per sei puntate. Di quel calderone bollente il cui liquido culturale aveva il sapore dell'avanguardia musicale, di antiche sapienze, di folklore e occultismo si è già scritto molto, e la sua storia è nota. Il secondo canale era diventato in quegli anni un ricettacolo di innovazione, in opposizione alla democristianissima Raiuno. In quel piccolo spazio di libertà, la Vistarini—parte di un trio autoriale insieme al paroliere Alberto Testa e all'architetto-regista Enzo Trapani—infilò un programma ibrido e a-temporale che avrebbe fatto la storia.

Carla Vistarini è l'ultima componente di quella squadra a poter ancora raccontare in prima persona che cos'è stato Stryx. Le chiedo di raccontarmi il programma a partire da alcune esibizioni, come quella della Pravo di cui sopra: quali erano le ragioni per cui la musica era stata messa al centro del programma? "La trasmissione aveva nel cuore il mondo del mistero, la stregoneria, la magia", comincia lei. "Tutto quello che non è conoscibile, il misterioso che ha costellato la vita dell'umanità e che, in quel momento ma oggi ancora di più, si nascondeva e si tendeva a dimenticare". La scelta di veicolare il campionario di valori alla base di Stryx con la musica, dice, è di Trapani—"un vero genio, uno sperimentatore assoluto, questo va detto e ricordato sempre", dice. "Era una persona la cui grande curiosità intellettuale trapelava nei suoi programmi, tra cui Alta Pressione. Capì molto prima di chiunque altro, quando si vedevano in TV solo i cantanti della tradizione italiana, che la musica sarebbe stata un veicolo e una forma di comunicazione predominante. Anche per questo nel programma ci siamo serviti della musica per raccontare parte di quello che volevamo dire".

L'esibizione più forte di Stryx fu probabilmente quella di Mia Martini che, mentre canta "Bene", viene condotta al rogo e bruciata, introdotta dalle parole di un "frate in groppa a 'o ciuccio", a un asino: "Le streghe riconosciute colpevoli dall'inquisizione erano felici come pasque di andare al rogo, perché sapevano che il fuoco le avrebbe purificate liberandole da Satana! È inutile, la fiamma è bella". Una voce femminile rispondeva, mettendola sul giocoso, "E poi fa sparire le doppie punte dei capelli". Era poi il turno della Martini: "Se il tuo cuore è ancora ghiaccio, prigioniero verso i pali / La colomba mia lo guidi verso zone equatoriali", diceva, intonando un messaggio di liberazione sentimentale mentre immaginarie fiamme la lambivano condannandola a un ironico oblio. "L'intenzione era quella di mostrare come, nel nome di alcuni principi pseudo-moralistici nella storia e nel tempo siano state spesso compiute delle ingiustizie", spiega la Vistarini, "Era un importante nodo centrale".

Per quanto sarebbe stata comunque accettabile in nome del suo messaggio progressista, quella di Stryx non era ironia fine a sé stessa. "Tutto quello che viene detto nelle intere puntate è tratto da ricerche che feci in gran parte io in biblioteca", specifica la Vistarini. "Si parla di filtri magici, di notizie sulle streghe, di nefandezze storiche come le donne bruciate. Era una ricerca basata su assolute testimonianze storiche e culturali. Ci abbiamo tenuto moltissimo che, toccando un argomento così particolare, ci fosse una base inconfutabile". E ce n'era bisogno, dato che le performance proposte da Stryx erano portatrici di un messaggio basato sull'ibridazione, l'anti-geograficità e la fluidità culturale e identitaria. Da cui la scelta di rendere l'androginia e la sessualità componenti fondamentali del programma, esemplificate dalle figure di Amanda Lear e della superstar Grace Jones, ai tempi all'apice della sua fama.

"In quel periodo la Jones era veramente una star", racconta la Vistarini. "La volevamo perché aveva quest'aria molto, molto trasgressiva. Aveva un'immagine quasi da felino. Stiamo parlando di anni in cui stava avvenendo tutto, e quindi la differenza tra una figura come la sua [e quelle che venivano proposte tradizionalmente] era eclatante". E ancora: "Eravamo nel '78, un anno e un momento storico che ha cambiato il mondo. I giovani dell'epoca, me compresa, avevano comunque alle spalle un'educazione ancora legata a determinati valori, a delle certezze—studiare, essere persone corrette, oneste. Era una struttura che ha consentito di passare attraverso questa rivoluzione in maniera, per quello che mi riguarda, senza danni. Anzi, con un arricchimento".

La radice dei sottotesti progressisti di Stryx sta infatti anche nella biografia della Vistarini, che da giovane frequentò quel ricettacolo d'avanguardia che fu il leggendario Piper di Roma. "Eravamo adolescenti, io avevo quindici anni", ricorda. "Avevamo la possibilità di ascoltare la musica inglese, che nella seconda metà degli anni Sessanta non era poi così usuale. Andai anche al concerto dei Beatles al Cinema Teatro Adriano—era abbastanza pieno e io ero tra i ragazzini scalmanati che si erano presentati, ma in Italia erano ancora una cosa per pochi conoscitori, non il fenomeno che erano già nel mondo". È sempre al Piper che stava nascendo quello che la Vistarini definisce un "brodo di cultura della musica italiana del domani", citando Renato Zero, Mia Martini, Loredana Bertè, Patty Pravo. Un gruppo ristretto, unito dalla passione condivisa per una musica—il beat, il rock and roll—difficile da scoprire e ascoltare nell'Italia dell'epoca.

Fu sempre grazie al Piper che la Vistarini cominciò a lavorare nell'ambiente musicale. "Andai a Bandiera Gialla, programma di Boncompagni e Arbore in cui era richiesto un pubblico di adolescenti che facesse un po' di calore. Lì ebbi la possibilità di ascoltare dischi inglesi o americani che a volte non erano neanche commercializzati in Italia", spiega. Tramite quel programma, Carla avrebbe cominciato—assieme all'amico Luigi Lopez, conosciuto appena prima dei diciott'anni—a scrivere canzoni per altri, facendo entrare la firma Vistarini-Lopez nella storia della musica italiana. Su consiglio di Boncompagni, i due chiesero udienza alla RCA, all'epoca l'unica casa discografica con sede a Roma. "E così abbiamo fatto", ricorda la Vistarini. "Era un'epoca molto più accogliente, non esistevano i varchi più o meno ufficiali che oggi bisogna superare per cominciare a farsi sentire. Avevamo le nostre prime cose, che piacquero, e una di queste—"Mi sei entrata nel cuore"—venne immediatamente fatta da un gruppo napoletano, gli Showmen. Ci suonava anche James Senese, che poi avrebbe fatto i Napoli Centrale. Entrò in classifica, e quello fece sì che le nostre canzoni fossero ascoltate con maggiore interesse."

La firma Vistarini-Lopez appare su canzoni di Ricchi & Poveri, Ornella Vanoni, Amedeo Minghi, Riccardo Fogli, Mina, Mia Martini; nel 1974 la RAI le chiede di scrivere dei testi per quelle che descrive come "piccole monografie di cantanti". È il trampolino di lancio che la porta a essere inserita nel team di scrittura di Stryx. "Io ero la mascotte perché nel momento in cui ci siamo trovati a lavorare insieme io avevo 25 anni e loro l'età di mio padre", ricorda la Vistarini.

Una delle qualità che rendono Stryx, ancora rilevante, penso, è il modo in cui frulla passato, presente e futuro fino a renderli una gustosa pappetta a-temporale—"una sorta di iride colorata di musica", la definisce la Vistarini. A mandare indietro le lancette era Angelo Branduardi, "Il folletto", un riccioluto saltimbanco medievale le cui canzonette folk riacquistavano, nel contesto demoniaco dello studio del programma, una qualità ancestrale in parte perduta su disco. "È la pulce d'acqua che l'ombra ti rubò / E tu ora sei malato / E la mosca d'autunno che hai schiacciato / Non ti perdonerà", canta Branduardi instillando un senso di timore reverenziale nei confronti di una natura vendicatrice mentre si libra spensierato su un'altalena. Accanto a lui, sempre a dondolare, c'è una misteriosa donna velata—forse la misteriosa natura personificata?

Più dirette sono "Ballo In Fa Diesis Minore" e "La serie dei numeri", entrambe atte a fungere da spauracchio contro la morte che, inesorabile, ci attende alla fine dei nostri giorni. Entrambe sono introdotte da una voce cavernosa che parla, in latino, di una tetra foresta che funge da luogo di ludibrio, dove serenate diaboliche traggono in inganno la pecorella smarrita di turno con le loro melodie. "Unica è la morte, niente altro, niente più", dice Branduardi a un immaginario bambino in ascolto ne "La serie dei numeri"; e nella morte si identifica in "Ballo", dopo che la telecamera si è fissata sui suoi occhi vitrei: "Sono io la morte e porto corona / Io son di tutti voi signora e padrona".

"Non so se Branduardi fosse conscio dei sottotesti", confessa la Vistarini. "Il fatto che lui fosse un personaggio evocativo e molto vicino all'idea che volevamo raffigurare sicuramente ha giocato a favore del suo inserimento nel programma. Era anche in contrasto con le valenze degli altri artisti, il che contribuiva allo spettacolo". È un'altra parola chiave del programma, "spettacolo": "Ci teneva moltissimo Trapani, che veniva dal cinema, ha lavorato con Rossellini ed era anche un architetto. Aveva una mente esteticamente molto strutturata sulle forme, sui colori, sulla storia della rappresentazione visiva".

Questa cura per la qualità spettacolare del programma è palese in ogni clip sopravvissuta, ma vorrei usare quella qua sopra come esempio. Alla fine di un'esibizione di Grace Jones, coperta di spandex tigrato e frusta in mano, compare Tony Renis—piccolo diavolo atto a collegare le parti di ogni puntata—con un grezzissimo "ELLAPEPPA!", come a canzonare le reazioni di un ipotetico, becero pubblico al di là dello schermo. È solo questione di due secondi prima che l'inquadratura si trasformi ancora: una banda suona trionfante e accompagna la coreografia di un arruffo di figuri mascherati, il cui leader suona un corno e affida, all'apice del numero, il suo sguardo a un cannocchiale. È Mago Merlino che, scopriamo da una cantilena—"nella notte scura infra le stelle scruta la ventura". E qual è il futuro che ci aspetta? Non la placidità dei crateri lunari, né la promessa di possibilità del vuoto spaziale, ma l'asettico disco-rock dei Cosmodiavoli—i francesi Rockets, che emettono le robotiche onde sonore seducenti di "Space Rock" sospesi nel nero del cielo.

Scomodare le transizioni di Terry Gilliam per Monthy Python's Flying Circus è forse un azzardo, ma proprio come quelle del maestro inglese anche quelle di Stryx sono basate sulla creazione di un filo rosso che attraversi per contrasti e associazioni spazio, tempo e significato fino ad acquisire una sorta di coerenza. Nello spazio di pochi secondi si passa dalla promessa di liberazione e androginia del presente (la Jones) ai timori di un passato remoto che celava sotto grottesche rappresentazioni i suoi timori (Merlino), fino a raggiungere—tramite l'occhio veggente del mago—un remoto e gelido futuro siderale in cui pizzi, merletti, sfumature e colori sono solo un lontano ricordo. "Abbiamo cercato di spettacolarizzare in maniera forte, affabulante, divertente e ironica tutta questa materia", spiega la Vistarini. "Stryx non era un semplice varietà. Il fatto che abbia avuto questo enorme impatto, sia sul momento che storicamente, lo rende uno dei pochissimi programmi che appartiene a un firmamento che continua a brillare".

Non mancava, nel DNA del programma, un'altra componente ormai entrata nella conversazione musicale occidentale. Sebbene non avesse alcun intento programmatico, Stryx introdusse tra le sue bolge anche la "Stryx do Brasil", cioè la cantante Gal Costa—suggerendo una visione non incentrata sull'occidente ma aperta al mondo intero, a dimostrare quanto il lato trascendentale e mistico dell'esperienza umana unisca popoli e tradizioni nelle stesse paure e suggestioni. "Cercavamo qualcuno che rappresentasse un'altra faccia della magia", dice Carla Vistarini. "La cultura brasiliana ha una forte componente di superstizione, e volevamo farla rientrare nel discorso generale. Questo, unito alla bellezza della musica brasiliana, ha fatto sì che cercassimo di rappresentare anche quella parte del mistero attraverso un personaggio".

"La carnalità, la gioia di vivere, la libertà sono sempre state in pericolo", dice la Vistarini quando le chiedo di tirare le somme sull'eredità di Stryx. "E questo è quello che a noi piaceva raccontare, tant'è vero che tutto il programma ha avuto grande successo mentre i benpensanti levarono gli scudi. Si preoccupavano, dato che quando si parla di espressione del proprio pensiero si entra in un campo in cui l'individuo si libera. E quindi, socialmente parlando, è difficile controllarlo e manipolarlo". E viene in mente Patty Pravo che, camicia aperta e punto interrogativo tra i seni, intona l'estasiata litania nonsense di "Johnny": "Collo, che fa rima con pollo, ma Johnny fa la rima con tutte e la vita la va", dice; "Johnny, fammi la festa / Vai, mio bel gigolò / E a dispetto di me stai implorando / E con il senno del poi stai desiando". C'è chi avrebbe voluto abbottonarla, strofinarle il petto per mondarlo dal rosso della tentazione. E ci riuscì, dato che dopo sei puntate la RAI sospese Stryx—che però volgeva i suoi mille visi in così tante direzioni che il passare del tempo, invece di coprirlo di polvere, ha solo reso più lucida la sua azzardata e mai ripetuta concezione di quello che la televisione poteva essere.

Carla Vistarini sta per pubblicare il suo nuovo libro, Se ricordi il mio nome, per l'editore Corbaccio.

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Correzione: una precedente versione dell'articolo sosteneva erroneamente che il secondo canale fosse nato nel 1975, quando in realtà è stato fondato nel 1961.