Il libro di istruzioni per diventare come Salvatore Aranzulla

Il nostro amico Salvatore ci ha parlato del suo libro appena uscito e delle sue insospettabili velleità letterarie.

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22 febbraio 2018, 11:07am

Immagine: Salvatore Aranzulla

Sono piuttosto sicura che se Salvatore Aranzulla scrivesse un tutorial su come andare in paradiso probabilmente fonderebbe una religione. Anche se sembra un normale ventottenne molto nerd, timido e con la fissa per il problem-solving, è uno dei personaggi più amati dell’internet italiano, con una certa street credibility, una storia da enfant prodige dell’informatica e, dettaglio non trascurabile, un’azienda milionaria.

Noi di Motherboard abbiamo avuto spesso a che fare con lui, e possiamo dire di conoscerlo piuttosto bene. Ma ogni volta ci facciamo sorprendere da un qualche dettaglio assurdo della sua vita — tipo la passione per l’alta pasticceria o il fatto che sarà presto vicino di casa di Fedez. Oltre a scrivere tutorial e tenere conferenze dal titolo Aranzulla Day, infatti, Salvatore fa anche cose come indossare outfit in stile Matrix per un cameo in un video di Gabri Ponte e postare foto in cui si paragona continuamente al Messia.

Questa volta lo abbiamo incontrato nel bar di un albergo di lusso di Milano — dove “servono delle mandorle affumicate buonissime, le devi assolutamente provare” — per farci raccontare delle sue velleità di scrittore. Martedì è uscito infatti il suo ultimo libro edito da Mondadori, Il Metodo Aranzulla (impara a creare un business online), un manuale in cui racconta la sua storia di imprenditore e fornisce istruzioni pratiche su come costruire un sito di successo. Ancora una volta, parlandoci del suo passato di giovanissimo autore di libri e articoli, è riuscito a sorprenderci.

Foto scattata dall'autrice durante l'intervista, prontamente pubblicata con copy autocelebrativo.

Motherboard: Quando emerge l’Aranzulla scrittore? Cioè, quando hai trovato il tempo di scrivere questo libro?
Salvatore Aranzulla: Io cammino ogni giorno tra i 10 e i 20 km. Durante queste camminate di solito sono al telefono per lavoro, nelle pause ho registrato il testo che poi è diventato il libro.

Questo non è il tuo primo libro, vero?
No, il mio primo libro si chiamava Sicurezza Informatica e l’ho scritto a 17 anni. Era un manuale molto pratico su come tenere in salute il proprio computer pubblicato da una piccola casa editrice, Edizioni FAG. A un certo punto è stato distribuito come inserto di Focus perché FAG aveva venduto i diritti a Mondadori. In poco tempo è diventato il terzo libro più letto in Italia di quel settore. Oggi entrambe le edizioni sono rarissime.

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Ma come ti è venuto in mente di scrivere un libro a 17 anni?
Volevo che il mio blog, che ormai era avviato, avesse anche un formato fisico. L’edizione era molto bella, in copertina c’era un avatar che mi rappresentava e nel testo scritto in alcune frasi c’erano dei giochi di parole e dei messaggi nascosti. Gli editor della casa editrice non l’avevano nemmeno toccato perché, nonostante l’età, scrivevo già molto bene.

All’epoca esistevano dei manuali per computer ma avevano i verbi all’infinito, erano sterili e pieni di istruzioni, tomi da 700/1000 pagine. Al mio libro ho cercato di dare invece una connotazione più umana, davo del tu al lettore, lo prendevo per mano e a volte anche in giro.

Erano quelli i manuali che usavi per istruirti da ragazzino, no? Per scrivere sul blog?
Sì, avevo una guida della casa editrice De Agostini che si comprava in edicola. Me l'aveva prestata un amico di mio padre perché costava davvero uno sproposito. Quella per me era la soluzione a qualsiasi cosa, mi aiutava a risolvere i problemi che incontravo sulla mia strada di giovane informatico.

Ho pubblicato in una quantità di riviste che, messe una sull’altra, mi superano in altezza. A casa ho una libreria immensa.

Poi ho pubblicato altri due libri, Hacker contro Haker, un misto tra narrativa e informatica, e il suo seguito, Super Hacker. La voce narrante era una sorta di hacker che ti dava del tu e ti spiegava come si violano i sistemi informatici, non al fine di attaccare ma per imparare a proteggersi. Ci sono state varie ristampe e una seconda edizione di entrambi.

Comunque qualsiasi cosa tocchi diventa oro. Sei tipo un Re Mida.
Sì, in un certo senso. Anche se a volte mi succedono cose assurde. Per dirti, mio fratello ha regalato l’unica copia di Sicurezza Informatica che avevamo in casa a un suo professore per avere un voto più alto. Alla fine ho dovuto comprare una copia del mio stesso libro su ebay a un prezzo stellare. Infatti ora ce l’ho in cassaforte, dopo la mia morte avrà un grosso valore [ride].

Hai in programma un terzo capitolo della trilogia degli hacker?
No, alla fine del libro morivano [scusate lo spoiler]. Poi a un certo punto ho deciso di non scrivere più testi di informatica, perché tra tempi editoriali e di distribuzione, quando arrivano in libreria sono già obsoleti. Ho pensato a Il Metodo Aranzulla come mio ultimo libro, in cui schematizzo dei concetti generali che possono essere utili indipendentemente dal settore e dal periodo. Lascio in eredità all’umanità il manuale su come fare un nuovo aranzulla.it, con i flussi di lavoro utilizzati tutti i giorni da me e dai miei collaboratori.

Ah vero che dici sempre che tra due anni te ne vai in pensione, stai già pensando all'eredità. Ma invece l'interesse per la scrittura ce l’hai sempre avuto?
Ho iniziato a scrivere a 14 anni per Edizioni Master, uno degli editori più importanti in Italia per quanto riguarda la tecnologia. Ci sono arrivato perché avevo scoperto delle falle di sicurezza su Google, e mi avevano chiesto di raccontare questa storia. Visto che scrivevo piuttosto bene, nel giro di pochi mesi mi hanno dato da gestire una rubrica mensile. Poi ho iniziato a scrivere per Win Magazine, per cui ho firmato tantissimi articoli di copertina. Ho pubblicato in una quantità di riviste che, messe una sull’altra, mi superano in altezza. A casa ho una libreria immensa.

Il mio primissimo articolo, comunque, l’ho pubblicato a 12 anni su Hacker Journal, un quindicennale di un piccolo editore. Riuscivo a scrivere almeno 30/40.000 battute al giorno senza alcun problema. Adesso scrivo solo le cazzate sui social.

Be’ ti sei dato alla poesia. A livello di letture, invece? Cosa ti piace leggere?
Ho sempre letto principalmente gialli, tutta la produzione di Agatha Christie e quasi tutti i libri di Sherlock Holmes. Ma mi piacciono anche i manga: a casa ho la collezione storica di Detective Conan che adoro. Oggi, quando ho tempo, leggo solo di pasticceria francese.

In effetti i gialli e l’informatica hanno una cosa in comune: la soluzione dei problemi. Detective Conan un po’ ti somiglia.
Sì a parte i capelli, che li ho persi.

Sei quasi un personaggio da Silicon Valley, con questo tuo essere un enfant prodige del mondo tech italiano che scrive articoli a 12 anni. Ci sei mai stato? Ci vuoi andare?
No, non ho tutto questo mito della Silicon Valley, non mi interessa l’America. Preferisco il Giappone. Il mio talento è saper scrivere e spiegare le cose a tutti, sono un divulgatore informatico. Non ambisco a fondare una start-up. Potrei vivere chiuso in casa per sempre senza problemi, facendomi portare la spesa a casa da Amazon.

Ma non hai paura che spiegando al mondo come funziona aranzulla.it, qualcuno ti possa prima o poi fregare il posto?
Il mio sito ha una posizione molto solida, circa il 40 percento di quote di mercato. È davvero difficile da spodestare. Il manuale può essere utile per creare altri siti legati a nicchie in cui ci si può introdurre. Per esempio un mio amico e collaboratore, usando il metodo Aranzulla, ha creato il secondo sito di green più visitato in Italia.
Il trucco sta nell’individuare una nicchia di mercato in cui inserirsi, capire subito come monetizzare nel modo più efficace e poi mantenere il sito in salute dal punto di vista tecnologico. aranzulla.it applica semplicemente un metodo ben preciso, che funziona matematicamente.

Un'ultima cosa. La polemica sui maglioni. Ultimamente tutti ti accusano di indossare sempre la stessa maglia, anche se non è così. Ma perché non ti vesti da ventottenne? Ti accompagno a fare shopping dalla Nike?
Ho dei dolcevita bellissimi in baby alpaca, tutti di intrecci diversi con colori diversi. Dai si vede che sono diversi! Se alcune persone non guardano le trecce e non guardano i colori, io non ci posso fare niente. Le tute Nike le metto solo per andare in palestra.

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