Recensione: Titus Andronicus - A Productive Cough

Una delle migliori rock band americane ha fatto, per la prima volta nella sua storia, un album generico. Ed è un peccato.
Elia Alovisi
Italy
7.3.18

Se una band prende il nome da una tragedia di Shakespeare deve per forza avere la capacità di creare un senso drammatico nei suoi pezzi per evitare pernacchioni. Fortunatamente per i Titus Andronicus e per il rock tutto, Patrick Stickles e compagni ce l'hanno sempre avuta. È difficile condensare in poche parole perché, ma credo c'entrino le seguenti cose:

1) Il senso di epicità che i loro album trasmettono alternando lunghi brani mezzi canti folk britannici mezze rockeggiate americane che più americane non si può alla Bruce Springsteen e pillole da pochi minuti tutte gridate e carichissime tutte punk-rock;
2) L'idea di grande narrazione universale senza tempo che traspare dai testi di Stickles, un uomo capace di chiamare un album con una citazione di Seinfeld che però decontestualizzata suona pure iper-confessionale e metterci dentro canzoni su dipinti di Brueghel, Albert Camus e quanto il New Jersey possa essere terreno fertile per slanci religioso-disfattisti-rincuoranti sul mondo e sull'interiorità dei rimasti fuori mischiando confessione, letteratura, ironia, senso di condivisione, cultura pop, racconto urbano e suburbano;
3) Il grande senso di tradizione americana portata nel contemporaneo che ti prende quando Stickles parla della sua nazione, della sua storia (vedi tutto The Monitor) e del suo presente.

A Productive Cough ha dentro ancora parte di questi tre punti. Non ha più il lato letterario/citazionista, che già comunque Stickles sembrava lì lì per abbandonare. Ma arriva dopo l'album che ha forse espresso i Titus Andronicus al massimo della loro qualità teatrale: The Most Lamentable Tragedy, un super concept sulla depressione iper-commovente e foderato di hit (una sola da ascoltare: "Dimed Out"). Come Stickles stesso ha dichiarato, dopo qualcosa di così grosso aveva bisogno di mischiare il mazzo e inventarsi qualcosa di nuovo. Quello con cui i Titus se ne sono usciti è, mi sembra, il loro album più semplice e tradizionalmente RUOCK.

Sebbene Stickles scriva ancora i suoi evocativi mini-poemi in rima ABAB (vedi soprattutto "Number One (In New York)", "Mass Transit Madness (Goin' Loco)" e "Above the Bodega (Local Business)"), e continui a usarli per parlare di come il tessuto urbano del nord-est degli Stati Uniti possa essere palcoscenico di piccoli drammi personali da rendere collettivi, a questi pezzi manca un senso di liberazione. Questo, principalmente a livello compositivo: le sorprese sono poche se non completamente assenti nelle musiche di questo album, grandi monoliti che preferiscono entrare in lunghi groove piuttosto che incuriosire l'ascoltatore.

"Home Alone" prosegue per otto minuti ripetendo due banalità su una generica base rock come mille altre ne esistono; "(I'm) Like a Rolling Stone" è una quasi-cover dell'omonimo di Dylan che dura quasi nove, inutili minuti senza aggiungere nulla all'originale. "Real Talk" è una lunga camminata pub rock dai toni apocalittico-disfattisti che rischia di creare un grande senso di angoscia più che di grande-festa-prima-della-fine.

Consiglierei comunque a chiunque di ascoltare i Titus Andronicus, e se possibile di andare a vederli dal vivo—qua avevo raccontato quello che era successo quando mi trovai di fronte a loro al Primavera Sound di Barcellona. E chi ama i Titus troverà comunque qualche brivido tra le pieghe di A Productive Cough, soprattutto nella sempre gloriosamente rozza interpretazione vocale di Stickles e in qualche momento di brillantezza testuale. Ma consiglierei a tutti gli altri di cominciare da uno qualsiasi degli altri loro album, che è meglio non iniziare da un album che non tira fuori abbastanza le qualità che distaccano e continuano comunque a distaccare i Titus dal marasma delle rock band generiche che popolano il Nord America.

A Productive Cough è uscito il 2 marzo per Merge Records.

Ascolta A Productive Cough su Spotify:

TRACKLIST:
1. Number One (In New York)
2. Real Talk
3. Above the Bodega (Local Business)
4. Crass Tattoo
5. (I'm) Like a Rolling Stone
6. Home Alone
7. Mass Transit Madness (Goin' Loco')

Elia è su Instagram: @lvslei

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