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Music by VICE

"Africa" dei Toto era al numero uno in classifica esattamente 35 anni fa

Niente potrà mai scalzare dai nostri cuori il più grande classico del soft rock mondiale, che ha raggiunto la vetta di Billboard il 5 febbraio 1983.

di Phil Witmer
06 febbraio 2018, 3:13pm

L'immortalità è l'unico vero traguardo dell'arte e dell'umanità; creare qualcosa che sia in grado di superare la propria esistenza fisica e mentale. Il batterista dei Toto Jeff Porcaro è morto nel 1992 e, anche se molti dei suoi contributi sono entrati nella hall of fame del groove ("Lowdown" di Boz Scaggs ancora gliel'ammolla), il suo intro per "Africa" si può considerare quello che scatena più emozioni ancora oggi, a così tanto tempo dalla sua scomparsa. Questa canzone è stata l'unica al numero uno delle classifiche Billboard per i Toto, un traguardo raggiunto il 5 febbraio 1983. Nei 35 anni passati da quel momento, movimenti e addirittura stati sono nati e morti. Eppure, "Africa" rimane. Perché?

Beh, per prima cosa "Africa" ha uno dei migliori ritornelli di tutti i tempi. La cosa folle del suddetto ritornello è che uno dei pochi hook mainstream che non ha una vera melodia principale. Bobby Kimball entra con quella parte acuta e appassionata, ma notate come si limiti a mantenere più o meno la stessa nota per tutto il tempo. Fa solo l'armonia alta. È compito del resto della band riempire l'intero arrangiamento vocale, quindi si sente praticamente un unico grande accordo che cambia subdolamente voce. È un classico del karaoke in cui è possibile che ogni cantante interpreti una parte diversa senza che se ne accorga nemmeno. L'unico altro gruppo che può vantare armonie così complesse che però mantengono il gancio pop è Mumford & Sons, ma non permetteremo che questo nome inzaccheri ulteriormente il presente articolo. C'è anche il fatto che "Africa" è in tre diverse armature di chiave: Do-diesis minore per l'intro e i bridge, Si maggiore per i versi e La maggiore per i ritornelli. Si tratta probabilmente di una dimostrazione di tecnica da composizione in studio da parte dei Toto, ma è innegabile che il cambiamento di chiave all'arrivo del ritornello sia sempre esaltante, a ogni ascolto.

È difficile individuare esattamente il momento in cui "Africa" è diventata un meme ubiquo com'è ora. Una delle riprese degne di nota è del 2007, una cover a opera del cantante libanese-canadese Karl Wolf. Ci sono voluti due anni perché questa canzone diventasse una hit nel suo paese, quindi chissà che contributo avrà dato alla Totowave che è seguita. A ogni modo si tratta di una versione selvaggia, quindi guardatevi il video qua sotto se non la conoscete.

Forse più incisivo ancora è stato l'utilizzo di "Africa" come intro di Chuck Person's Eccojams Vol. 1, l'influentissima tape del 2010 di Daniel Lopatin (Oneohtrix Point Never), quasi interamente responsabile del movimento vaporwave con le sue versioni distorte e rimontate di hit soft rock. Il suono di David Paich, tutto deformato, che ripete in modo inquietante "hurry boy, she's waiting there for you" è una delle aperture più monumentali della storia della musica di questo decennio. Amiamo i meme, ma in questa forma, "Africa" funge da critica nostalgica all'inferno consumistico che ci aspetta in un futuro molto prossimo. Ma sì, anche i meme sono fondamentali. Come dice Steve Lukather, chitarrista dei Toto, in questo fantastico racconto di "Africa" su Billboard, "i millennial si sono affezionati a ['Africa'], come 'Don’t Stop Believin' o roba del genere. Il mio figlio più grande ha 30 anni, va in giro per i club e mi dice: 'Papà, è incredibile. Quando mettono questa canzone tutti impazziscono'".

Forse non c'è un unico motivo per spiegare la longevità di "Africa". Forse è soltanto una canzone che si può apprezzare ironicamente come residuo di un certo tipo di patina primi anni Ottanta, ma anche sinceramente come un'ottima canzone pop. È un mistero anche per Lukather, che in quel pezzo su Billboard spiega che "se mi dicessi che ho un cazzo da 50 centimetri ci crederei prima di credere [alla longevità di "Africa"]. Voglio dire, con tutte le canzoni che ci sono!" Non ha più raggiunto il numero uno da quel febbraio 1983, ma viene ascoltata ancora centinaia di milioni di volte ed è al numero uno nei nostri cuori, nelle nostre menti e nelle nostre anime. Come i Twinkies e gli scarafaggi, ma più gradevole di entrambe le cose, "Africa" sopravviverà a ogni calamità che possa colpire gli umani che l'hanno creata. Non c'è niente che cento (o più) uomini possano fare per superarla.

La versione originale di questo articolo è stata pubblicata su Noisey Canada.

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