carcere

Tutte le folli teorie del complotto che impari in prigione

Dallo strapotere degli Illuminati alla presenza dell'uomo su Marte, nei miei anni da bibliotecaria in carcere ne ho sentite di ogni.

di Mary Rayme
23 marzo 2018, 5:00am

Illustrazione di Amy Matsushita-Beal.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con il Marshall Project.

"C'è davvero una faccia su Marte?" vuole sapere un carcerato.

È in piedi nella cornice della porta dell'ufficio, eccitato come un bambino. Dopo aver guardato un programma su History Channel ha deciso che c'è un volto umano sul Pianeta rosso, forse disegnato dagli alieni.

Cerchiamo su internet insieme. Scopriamo che su Marte c'è un disegno geometrico che somiglia a un volto, ma le foto e i dati dimostrano che, ovviamente, è solo una formazione rocciosa sulla superficie del pianeta. Percepisco il suo disappunto—anche se passa la vita in carcere, aveva grandi speranze quanto alla presenza umana nello spazio.

Quando fai la bibliotecaria in carcere senti un sacco di domande interessanti. I carcerati non hanno accesso continuativo a internet, e se fuori puoi trovare risposta a qualunque dubbio su Google, loro devono usare metodi di ricerca vecchia scuola: l'enciclopedia cartacea.

Oppure possono affidarsi a una persona come me per fare da intermediario. Io e i miei colleghi facciamo del nostro meglio per offrire risposte accurate, aggiornate e basate su fonti certe.

Un carcerato mi allunga un foglio che sembra una fotocopia di una fotocopia di una fotocopia: vuole sapere di che sussidio statale potrà beneficiare quando uscirà. Quel foglio gli promette anni di benefici economici a spese del governo. È un'altra leggenda delle carceri: il mito di un sussidio molto lucrativo. Le autorità ne sono consapevoli e hanno pubblicato una guida che spiega come funziona per gli ex carcerati che tornano nella società libera.

"Questo foglio dice che avresti negato l'esistenza del programma," dice il carcerato quando gli metto in mano una delle brochure.

Sono senza parole. Andandosene la abbandona la brochure, a ricordare che le persone sentono quello che vogliono sentire.

Uno degli uomini che lavorano in biblioteca mi dice che il suo soprannome Brown-Bey non si riferisce solo al colore della sua pelle, ma anche al fatto che è membro del Moorish Science Temple of America. Prigionieri come lui, dice, aggiungono suffissi come 'Bey' e 'El' al proprio cognome per notificare una discendenza dai Mori.

I membri della sua setta si incontrano per la preghiera del venerdì nella palestra vicino alla biblioteca. Quando entrano, alcuni in turbanti e tuniche fluttuanti, sembrano più saggi di altri tempi o pastori che carcerati. Altri indossano un fez speciale, un segno distintivo della loro affiliazione.

Oggi il Moorish Science Temple condivide alcuni tratti con il Sovereign Citizen movement, che si considera intangibile alla legge e al governo degli Stati Uniti.

Brown-Bey mi spiega che il 'cittadino sovrano' non deve pagare le tasse: l'idea è che tutti gli esseri umani abbiano due 'persone', un'entità legale e una fisica, e quest'ultima non è responsabile per i debiti o le tasse della prima.

"Scrivi Frank al posto del francobollo," sento che un altro carcerato dice a un amico in biblioteca. Gli chiedo di cosa stiano parlando. Mi dice che è risaputo che un uomo molto ricco, di nome Frank, è morto e ha donato i suoi milioni al servizio postale americano. Ora basta scrivere il suo nome sulle buste al posto del francobollo, e verranno inviate gratuitamente.

Molti carcerati giurano di avere usato questo metodo, e che funziona.

La cosa strana del 'franking' è che è nato nel 1775, quando lo usavano i membri del Congresso continentale—i rappresentanti potevano spedire lettere semplicemente firmando col proprio nome. Se guardi sotto 'frank' sul dizionario inglese una delle definizioni che ci trovi è, "La firma del mittente su una lettera affrancata, usata al posto di un timbro postale."

Dunque potrà pure non funzionare (nonostante le origini storiche), ma l'idea di 'franking' è affascinante. È in quei momenti che mi sento più un'antropologa che una bibliotecaria: il carcere può essere una capsula del tempo kafkiana, o la terra dimenticata dal tempo. Qui, dicerie dell'antica Roma e dell'America ottocentesca sono arrivate vive nel 21esimo secolo.

"Michelle Obama è massona?"

È una domanda seria. Mentre la digito su Google, sospiro. Molti di loro sono certissimi che i massoni detengano il vero potere mondiale. Secondo me è colpa di Dan Brown— Il codice Da Vinci e Il simbolo perduto sono ancora molto letti in carcere.

"Perlomeno farà parte degli Illuminati," dice un altro carcerato. "L'ho vista fare un gesto massone in tv."

Cercando di instaurare un dialogo chiedo, "Cosa sono gli Illuminati?"

"È la società segreta d'élite che gestisce il pianeta attraverso il Nuovo Ordine Mondiale."

"Chi altro fa parte degli Illuminati?" chiedo.

Secondo i detenuti, ci sono molte persone famose tra gli Illuminati, tra cui Barack Obama, Jay-Z e Beyoncé, Justin Bieber e Bono. Ho sentito molti parlare dell'Occhio della Provvidenza, quello sopra la piramide sul retro della banconota da un dollaro, come prova del regno segreto dei massoni sugli Stati Uniti.

Gli dico che i gruppi massoni di oggi rifiutano ogni connessione con la grafica dei dollari.

"Be', è ovvio che neghino..."

Il suprematismo bianco, un'altra teoria del complotto, è vivo e vegeto in carcere. I libri della biblioteca vengono continuamente vandalizzati con simboli razzisti, per esempio la scritta "14/88" (14 è il numero di parole della massima suprematista di David Lane, “We must secure the existence of our people and a future for white children.” Il numero 88 è l'abbreviazione di "Heil Hitler".)

Uno dei miei colleghi annerisce i simboli con un pennarello, ma è uno sforzo inutile: i libri escono e quando rientrano hanno le stesse scritte, ancora e ancora.

Un altro carcerato, con espressione innocente, mi chiede se so dei piani degli ebrei per dominare il mondo. "Che piani sono?" chiedo. "L'ho letto in un libro. Che gli ebrei sono furbi e si mettono insieme e hanno un piano per prendere il controllo dei media così da poter controllare il mondo... Non è vero che gli ebrei controllano i media?"

Si riferisce ai Protocolli dei savi di Sion. Ne parlo un po' con lui, e si mortifica nel rendersi conto di non aver capito che si trattava di un classico dell'odio usato contro gli ebrei durante l'Olocausto.

Non ho trovato una singola copia di quel libro nella nostra biblioteca, ma immagino che sia fotocopiato e passato in giro come le pagine sul sussidio statale. È vero che le teorie del complotto sono popolari ovunque—forse in quest'epoca più che nel passato recente. Ma stanno fiorendo soprattutto nel vuoto educativo delle prigioni, dove i fondi per l'istruzione non sono mai certi.

A un certo punto ho cominciato a portare libri, due borse al giorno, per dare nuova vita alla biblioteca. I carcerati sono curiosi. Da dove vengono? Li compro? Sono donazioni? Come faccio ad averne così tanti?

Uno dei miei aiutanti, un giovane di Philadelphia, mi guarda con una scintilla negli occhi.

"Lo sapevo," dice, "Fai parte degli Illuminati dei libri!"

Gli sorrido in risposta.

Mary Rayme è stata una bibliotecaria carceraria in West Virginia e Maryland, ora in pensione. È attualmente impegnata nella scrittura del suo memoir.