Pubblicità
Music by VICE

Dall’Emilia all’Europa, i CCCP avevano predetto il futuro

A trent’anni di distanza, in un disco del gruppo più importante del punk italiano si trova la fotografia del caos di oggi.

di Demented Burrocacao
23 maggio 2019, 9:54am

Tempi moderni nuovi forti interessanti, volevo dirvi: Ferretti ritorna a casa. La citazione, per i non iniziati, è di un brano minore dei CCCP Fedeli alla Linea, "Hong Kong". In qualità di cantante e ideologo di questa storica formazione, negli ultimi anni Giovanni Lindo Ferretti ha pensato bene di lasciare i suoi cavalli e il suo eremo e tornare a cantare il suo passato con una serie di concerti commemorativi del repertorio dei CCCP.

Ammetto che appena ho scoperto questa cosa sul suo Facebook l’ho mandato pesantemente affanculo nei commenti, però me ne sono pentito quasi subito. Perché alla fine il mio non è vero odio: è un sentimento negativo, certo, ma nasce da un grande amore. Quello per una formazione come i CCCP che con le sue varie derive, vedi i CSI, ha trainato per vent'anni circa la musica alternativa italiana. Era quasi l’unico faro in un mare di merda, diciamolo. Poi però un bel giorno il nostro Ferretti ha avuto un brutto male, è sopravvissuto ed è diventato un fervente cattolico. Come tutti sapete, ha fatto le sue comparsate da personalità della politica e del giornalismo di destra italiano.

Che il nuovo Ferretti canti i brani di quello vecchio non è una bestemmia, ci mancherebbe. È, però, l’annullamento totale del significato di quei brani, la loro neutralizzazione assoluta, il modo per distruggere la credibilità di un percorso poetico. In poche parole sembra essere l’atto finale di autodistruzione di un ex punk ora venduto, come direbbe Johnson Righeira. A parte tutte le menate che scrive Ferretti col suo classico piglio affabulatore a proposito di questa operazione, forse la verità è che il suo obiettivo è quello di togliere al suo ex-compagno Massimo Zamboni l’esclusiva di suonare certi pezzi con i suoi Post CSI. La cosa frutta, non c’è dubbio. A tal proposito viene subito in mente un brano dei CCCP: “Fedele alla Lira?”. Era contenuto in un disco controversissimo, il famigerato Canzoni Preghiere Danze Del II Millennio - Sezione Europa, uscito nel 1989. Quest’anno cade il trentennale, noi di Italian Folgorati siamo quindi pronti ad analizzarlo col senno di poi.

cccp canzoni preghiere danze
La copertina di Canzoni Preghiere Danze, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify.

"Fedele alla Lira?" è un inno power pop dall’ironico gioco di parole ai danni dei fan incalliti che all'epoca li accusavano di essere diventati commerciali e di essersi venduti alle major. Dopo anni di militanza underground a infiammare i palchi con le loro provocazioni estreme (ricordiamo Fatur che lanciava oggetti contundenti tra il pubblico) e le loro chitarre grattugiate, i CCCP di Canzoni Preghiere Danze sembrano irriconoscibili. A livello sonoro e mediatico, la situazione gli è sfuggita di mano. La crescente popolarità della band porta la Virgin a trasformarli in un vero e proprio prodotto nazional-popolare. Sono eccentrici, certo, ma una volta che ti ritrovi su Topolino e su Famiglia Cristiana, per quanto la cosa sia buffa, qualcosa non va. Nemmeno l’exploit con Amanda Lear, quella geniale cover tossica di "Tomorrow" con tanto di apparizione a Saint Vincent, non era andato giù ai seguaci del gruppo. Con il nuovo album, i CCCP vanno orgogliosamente controcorrente.

Il chitarrista Carlo Chiapparini, ex degli storici RAF Punk, comincia a frequentare il giro di Luca Carboni e infatti il bassista di Carboni diventa il nuovo fonico dei CCCP. Ignazio Orlando, il bassista e programmatore delle drum machine nei CCCP, nello stesso anno scivola con naturalezza a suonare nel disco di Carboni Persone silenziose. Sembra assurdo, ma c’è più Luca Carboni in questo disco che in quelli di Luca Carboni stesso: i suoi musicisti e i CCCP si scambiano gli strumenti, c’è una strana e imprevedibile simbiosi. Non che la commistione tra pop mainstream e punk sia in sé un male (ricordiamo che il chitarrista di Carboni dal '92 in poi è stato quello dei grandissimi Luti Chroma, dai quali proveniva anche Orlando), ma i ragazzi in questo disco non sono a loro agio, sembrano dei pesci fuor d’acqua.

Eppure, dopo trent'anni, possiamo dire che è il principale pregio del disco, perché parla a noi poveri mortali di cosa sta accadendo nel 2019. Strano a dirsi, ma sembra scritto oggi. Ascoltare il brano di apertura è inquietante nell'Italia di oggi. Ferretti canta a cappella, tra i fischi del pubblico di Arezzo Wave, un canto degli alpini della prima guerra mondiale, “Il testamento del capitano”. È un'apertura che già profuma di fine, di morte, di guerra imminente.

Il concept del disco, in soldoni, è che il mondo moderno non esiste, è una balla. Siamo in un Medioevo perenne in cui l’uomo non sa cosa succede, cosa fare e dove andare. Ricordiamo che il 1989 è l'anno della caduta del muro di Berlino e il disco, appunto, tenta di fare un'indagine antropologica su un'era che si sta sgretolando, come salvare delle fotografie o dei libri dal fuoco, facendo diga contro l’oblio del progresso. In maniera inedita, i CCCP si spostano verso un campo spirituale prima poco o per nulla battuto: in copertina c’è una madonna mutuata dall'iconografia ortodossa, un'ortodossia ben diversa da quella del loro omonimo disco. La speranza di Ferretti & co. è lo sviluppo di un sogno eurasiatico basato su un insieme di culture socialiste tolleranti nate dalla fine delle dittature comuniste e l’avvento di un discorso nuovo e irrazionale, che vada contro quella razionalità occidentale che ha creato la bomba atomica e i lager. In questo senso la “religiosità” ha un valore che trascende il concetto di Dio: è un sentimento di riassetto interiore, un reset dell'animo umano.

CCCP Amanda Lear
I CCCP con Amanda Lear

Reset che non può non partire dall’Apocalisse: "Svegliami" è un brano manifesto di questa confusione, con chi “è post senza essere mai stato niente” e quella ricerca di quelle “qualità che non valgono in questa età di mezzo”. Le liriche, stupende, soprattutto oggi sono un invito ad aprire gli occhi quando la terra si apre, invece di girarsi dall’altra parte. Il nuovo mondo parte da un punk patinato nato dalla scoperta dell’Occidente come quello di "Huligani Dangereux", in cui è descritta la trasformazione della gioventù sovietica verso qualcosa di indefinito ma che ancora una volta stacca in modo violento col passato, anche con quello delle subculture. Oggi non possiamo che pensare a un'Europa dell’Est che sta effettivamente trovando una strada nuova su tutti i livelli. Ferretti idealmente ripone in quelle terre la speranza di nuove aperture e possibilità che trainino il mondo.

Ma nuovo significa anche rischio: da questo momento l'album inizia una serie di “massacri” musicali. La versione originale di "B.B.B." si può ascoltare nella raccolta Live in Punkow che uscirà nel '96 ed è indubbiamente più incisiva e minimale, mentre qui Ferretti si sforza di cantare goffamente in maniera quasi pacata, normalizzata (rivelerà poi che era stata un’idea del produttore Orlando). Lo stesso problema si ritrova in "È vero", originariamente chiamata "U.N.", che nella prima versione è di un’intensità micidiale mentre qui sembra annientata da un'interpretazione zoppicante. Sono brani in cui c’è la consapevolezza che gli orrori del mondo “moderno” vanno riconosciuti senza inventarsi menate ideali o ideologiche. Il mondo è solo uno e non cambierà, siamo noi a dover cambiare lo sguardo su di lui.

C’è poi la celebrazione del comunitarismo socialista che potrebbe essere una soluzione, in "Roco, Roço, Rosso", altro picco testuale per Ferretti: “Ardi divina tenaglia sul mondo / brucia tornio d’amore”. La parte strettamente spirituale appare in “Palestina” (scritta dopo la Dichiarazione di Stato da parte di Arafat) e soprattutto in "Madre", nella quale Ferretti tira fuori la sua sedimentata cultura cattolica cantandola all'inizio come una preghiera e subito dopo alzando la tonalità di un’ottava, gridando come fosse una bestemmia (che poi in effetti sono la stessa cosa). È la confusione sopra e sotto il cielo.

Il momento danzante è rappresentato da "And the radio plays" e "La qualità della danza", che esprimono un altro tassello importante del disco: la riscoperta del corpo in chiave mistica, una specie di sufismo mescolato con il paganesimo, nel quale la liberazione dei corpi è la porta principale per la riscoperta dello spirito in un olismo puro.

Chiudono il disco però due punte assolute in cui si affronta l'argomento del progresso tecnologico che si vuole mangiare l’uomo e trasformarlo in dati e della resistenza a questo processo. La prima è la grandiosa "Vota Fatur" in cui, in un delirio di elettronica futuribile, il nostro artista del popolo denuncia grottescamente politici e imprenditori italiani che fanno turismo sessuale coi minori in Thailandia. Si drogano senza ritegno, buttano quattrini, il tutto in una decadenza senza precedenti: i Sex Pistols di "Pretty Vacant" buttati in un cassonetto accelerazionista. "Reclame" invece è lo spazio dedicato a Annarella, che elenca i credits del disco (“ecco i miei gioielli”) su una base incredibilmente vicina alle ultime derive “new age” di Logos e compagnia.

Dopo trent'anni possiamo dirlo: Canzoni Preghiere Danze, nonostante sia considerato debole e poco ispirato dalla maggioranza del pubblico e anche dai suoi stessi autori, è il disco più coraggioso dei CCCP. Un insieme di punk digitale, di computer music quasi pre HD, di pop patinato, di sapori arabo-elettronici che non starebbero male in un disco di Islam Chipsy, di “chitarre grafiche”, di effluvi latini e spagnoleggianti, un cortocircuito da post-punkettoni che cercano di fregare il mercato sul suo stesso campo tramite una produzione ipertrofica, fallendo. Canzoni Preghiere Danze potrebbe uscire dai laptop di Amnesia Scanner tra qualche anno: perché prima di loro ha descritto il Medioevo digitale in cui la parola caos la fa da padrone, in cui la musica di oggi è fatta di macerie del mondo precedente.

C’è però un altro brano, che lasciamo alla fine per ovvi motivi: "Conviene". Il pezzo parla di trasformismo, di convenienza economica, una frecciata al modus operandi capitalista. Ebbene, a mio parere, Ferretti è diventato proprio quello di cui parla la canzone. Non ce l'ho con lui perché è incoerente: i CCCP lo sono sempre stati e per questo ci piacevano. Un ensemble di scoppiati in cui convivevano i testi di Ferretti pieni di filo-sovietismo, filo-islamismo, cristianesimo, ebraismo ed esistenzialismo, il fascismo urbano e il futurismo delle prime entrate in scena di Fatur, la moda postmoderna e post-hippie di Annarella, l’anarcopunk di Zamboni, le grafiche dada di Chiapparini e la professionalità quasi da nerd isolazionista di Orlando. Insieme facevano un reparto di psichiatria in musica: c’era tutto e il contrario di tutto, piacevano da sinistra a destra perché aprivano le coscienze come vasi di Pandora. Ora ce l’ho con Ferretti proprio perché non è più incoerente: ha deciso di farsi ingoiare dalla bestia senza fare resistenza, mentre la sua è sempre stata resistenza umana prima di tutto, contro ogni certezza e dogma. E sotto elezioni europeee questa bestia ci ride in faccia dalla "sezione Europa": speriamo che Ferretti sappia che c'è un solo candidato da votare per salvarsi da questo scempio. Giovanni Lindo, ascoltami questa volta. Vota Fatur.

Demented è su Twitter, Facebook e Instagram.

Segui Noisey su Instagram, Twitter e Facebook.