Are Italians Black? All'origine del dibattito americano sul colore degli italiani

Negli Stati Uniti c'è stato un tempo in cui ci si domandava "di che colore" fossero gli italiani. Abbiamo chiesto a un esperto di spiegarci da dove nasce tutto.
27.6.17

Se qualche giorno fa foste andati su Twitter vi sareste probabilmente imbattuti in un hashtag, #ItaliansAreBlack, partito da account troll negli Stati Uniti e poi arrivato in Italia scatenando risposte tra il piccato e l'indignato, oltre a tweet con gif di Carlo Conti e dichiarazioni di guerra tipo "che cosa vi aspettavate da un popolo che mette l'ananas sulla pizza?".

In realtà la questione "di che colore sono gli italiani" non è nuova. Online se ne trovano tracce (per la maggior parte anche qui in chiave troll) su forum e board, ma le sue origini risalgono a più di un secolo fa—ben prima di Twitter, Reddit e i meme. Ma come mai c'è stato un momento in cui agli americani interessava seriamente stabilire se gli italiani fossero bianchi o neri?

Per capirlo ho chiamato Thomas Guglielmo, esperto di razza e immigrazione nonché professore della George Washington University. Guglielmo è anche uno degli autori di Are Italians White? How race is made in America, una raccolta di saggi che ha cercato di rispondere proprio a questa domanda, e di White on Arrival, un libro in cui si occupa del modo in cui erano percepiti e trattati gli italiani che arrivavano negli Stati Uniti tra la fine dell'Ottocento e la Seconda Guerra Mondiale.

VICE: Tanto per cominciare: ci sono davvero americani che pensano che gli italiani siano neri, oggi?
Thomas Guglielmo: Sono abbastanza sicuro del fatto che esistano americani che credono alle cose più assurde, ma mi sento di dire che trovare oggi qualcuno che pensi che gli italiani sono neri sia davvero una rarità.

Però un tempo quest'idea era diffusa.
Durante le grandi migrazioni italiane di fine Ottocento si era sviluppato un grande dibattito su chi fossero questi italiani e il dibattito ruotava spesso intorno a questioni di razza. Le cose erano più complicate di adesso, in un certo senso: non si parlava solo di bianchi e di neri ma anche di razza meridionale, mediterranea, anglo-sassone, e così via. C'erano tante razze diverse. Da questo punto di vista, molte persone—e non solo quelle non istruite, ma alcuni degli scienziati più eminenti dell'epoca—pensavano spesso agli italiani come appartenenti alla razza nera, mediterranea o meridionale. Quindi in qualche modo, nella loro prospettiva, diversi e biologicamente inferiori rispetto agli altri europei che immigravano negli Stati Uniti all'epoca.

Poi c'era un'altra questione, quella del classificare gli italiani in base al colore della pelle. Oltre alla gerarchia tra le razze infatti c'era una gerarchia relativa al colore della pelle, presente sin dagli albori degli Stati Uniti come colonia, dall'espropriazione delle terre dei nativi americani e dalla schiavitù dei neri. Come sostengo in White on Arrival, gli italiani erano spesso considerati inferiori come razza ma allo stesso tempo erano generalmente—non sempre, ma quasi—accettati come bianchi, godendo di tutti i privilegi che questo comportava.

Da quali fonti aveva origine quest'idea?
Parte dell'idea che gli italiani non siano completamente bianchi arriva proprio dall'Italia. Gli americani coinvolti in questo tipo di dibattito spesso si ispiravano ad antropologi italiani di fine Ottocento e inizio Novecento come Giuseppe Sergi, Cesare Lombroso e Alfredo Niceforo. Questi studiosi avevano avanzato teorie (oggi naturalmente sbugiardate) sull'inferiorità razziale dei meridionali, sostenendo che fossero in parte africani, nel tentativo di spiegare come mai dopo l'Unità d'Italia fosse così difficile integrare nel nuovo stato la parte meridionale del paese.

In parte poi quest'idea nasce dalla storia razziale americana. Negli Stati Uniti c'è una lunga tradizione di suprematismo bianco—sia rispetto ai nativi americani, sia rispetto agli afroamericani, sia rispetto a molti altri gruppi di immigrati. Gli italiani andavano quindi a inserirsi in un paese in cui molte persone condividevano tutta una serie di convinzioni su razze superiori e inferiori.

Oggi ovviamente esistono cittadini italiani neri. Ha ancora senso parlare degli italiani come bianchi o neri?
Oggi l'Italia più che una fonte di immigrati la si pensa come luogo di destinazione di migrazioni, le società si sono arricchite molto e a livello etnico sono molto più varie. Forse oggi, rispetto all'inizio del Ventesimo secolo, il concetto di "italiano" è più complicato. Ma forse ci sembra solo tale e anche allora era complicato allo stesso modo per via delle differenze tra nord e sud.

Sull'idea che gli italiani siano neri, è curioso che gli italiani pensino che essa nasca negli Stati Uniti. Non mi sorprenderebbe se ancora oggi quest'idea fosse importata dall'Italia: penso che le idee dietro certi dibattiti dell'epoca in Italia siano ancora presenti e che la differenza tra nord e sud esista ancora e influenzi il modo di vedere il paese—la domanda è in quale misura questa differenza venga vista, a volte, in termini razziali.

Per fare un esempio: mi ricordo che quando preparavo la mia tesi all'università avevo letto di una partita di calcio tra Milan e Napoli in cui era stato appeso uno striscione con scritto "tornatevene in Africa." La mia impressione di italoamericano che ha studiato queste cose è che in Italia queste idee circolino ancora.

Per quanto rara, credi che questa idea che gli italiani siano neri sia collegata a qualche stereotipo particolare sugli italiani?
Più che del mondo di oggi posso parlare di ciò che avveniva in passato, ma in un certo senso le due cose sono collegate. Nel primo Novecento ci si chiedeva se gli italiani fossero una razza a parte e inferiore perché erano spesso associati alla criminalità, specialmente al crimine organizzato e violento. Questo era un aspetto centrale di come gli italiani venivano percepiti negli Stati Uniti e di come venivano relegati a razza diversa e inferiore. Oggi, se c'è uno stereotipo negativo che è sopravvissuto negli Stati Uniti sugli italiani, è proprio quello legato al crimine.

È legittimo domandarsi fino a che punto queste idee sulla razza abbiano ancora un'influenza rispetto agli stereotipi attuali. Penso che in questo senso non si ragioni per razza—sicuramente non come si faceva 100 anni fa—ma è comunque un aspetto importante. Non saprei farti un esempio di qualcuno che dica che il rapporto tra italiani e crimine sia dovuto ad aspetti innati della cosiddetta "razza italiana" ma per quanto raro non vorrei escluderlo del tutto.

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