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Guarda Amadeus 'distruggere' anni di emancipazione femminile alla conferenza stampa di Sanremo

Quando senti dire che una co-conduttrice è stata scelta per la sua “capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro,” qualcosa proprio non va.

di Redazione VICE
16 gennaio 2020, 9:42am

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Facciamo un esperimento: quanti di voi, guardando il video della prima conferenza stampa del prossimo festival di Sanremo, riescono ad arrivare in fondo senza sgranare gli occhi o direttamente urlare? E non perché si tratta di Sanremo, sia chiaro.

Poco dopo aver introdotto il suo festival—“con un occhio al passato, ma che guarda soprattutto al presente e al futuro”—Amadeus passa alle presentatrici e alla scelta di averne più di due. “Siamo al 70esimo,” spiega, “la presenza femminile è importante. Ci possono essere tante donne che raccontano tante storie.” Quali donne, quindi?

“Ovviamente sono tutte belle,” attacca Amadeus. Ma i titoli dei giorni scorsi su “conduttore e vallette” e “le donne di Amadeus” non preparano minimamente alle parole usate per ognuna.

A turno, infatti, le conduttrici vengono presentate in quanto “fidanzate di [Valentino Rossi]” scelte per la loro “capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro” (Francesca Sofia Novello), perché “bellissime” (tutte, praticamente), come "uno dei volti storici più belli del TG1" (Laura Chimenti), per dimostrare di non essere “solo una ragazza che si può occupare di sport” (Diletta Leotta), in quanto “donna che è stata un’icona sexy tanti anni fa ma che ancora oggi può raccontarci qualcosa” (Sabrina Salerno) e perché “simpaticissime” e (ancora!) “molto belle.”

Per chi volesse il video completo è qui, e la parte citata sopra va dal minuto 12:24 al 21, con una lunga parentesi su Rula Jebreal—l'unica, insieme ad Antonella Clerici, a non essere introdotta dai vari "bellissima", ma di cui si sottolineano il carattere internazionale e la presenza al di là della politica per parlare espressamente di violenza contro le donne.

È abbastanza scoraggiante sentir dire “basta distinzioni tra uomini e donne, siamo tutti uguali” o “quella dello scarso numero di donne (agli Oscar, tra gli artisti e gli autori nell’intrattenimento) è una polemichetta” quando le donne in un contesto del genere sono introdotte tramite—e la loro presenza appare giustificata principalmente da—l’aspetto fisico.

Sentendo cose simili è sempre interessante provare a fare il gioco al contrario e chiedersi, “lo direbbero mai di un uomo?”. Ma anche ricordarsi che gli stereotipi e questo linguaggio accondiscendente (infilati peraltro in un discorso sull’importanza della presenza femminile e di condanna della violenza contro le donne) danneggiano tutti. Prima impariamo a riconoscerli, a evitarli e a denunciarli, prima riusciremo a liberarcene—e magari anche a fregarcene del festival, volendo.

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