esperimenti

Ho usato Facebook come un cinquantenne per una settimana

Da qualche tempo a questa parte, i quaranta-cinquantenni italiani hanno iniziato a postare immagini del buongiorno e meme sul caffè.

Mattia Salvia

Mattia Salvia

Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del buongiornismo. L'avrete notato anche voi, perché come fenomeno ha assunto ormai dimensioni rilevanti: i quaranta-cinquantenni italiani hanno preso definitivamente confidenza con Facebook, abbandonato ogni timidezza e cominciato a condividere compulsivamente immagini sgranate con cui augurano buongiorno ai loro amici o li invitano a prendere il caffè.

Negli ultimi mesi, questo comportamento ha portato alla nascita di una specie di Facebook parallelo fatto di pagine specializzate nella produzione a getto continuo di contenuti che hanno come target le persone a cui la riforma Fornero ha posticipato il sogno della pensione. Hanno nomi come Lu Mejo e Dolce Follia, un numero di mi piace nell'ordine delle centinaia di migliaia e chi le gestisce dimostra di possedere l'invidiabile capacità di inventare infinite variazioni dello stesso leitmotiv.

Anche se esistono già pagine e gruppi dedicati a documentare il fenomeno e a catalogare i meme che produce, è difficile stabilire cosa spinga i cinquantenni italiani a comportarsi così. Per capirlo e per avere uno sguardo "dall'interno" sul fenomeno, ho deciso di andare sotto copertura e trasformarmi in uno di loro. Per una settimana avrei usato Facebook come un cinquantenne, senza spiegare niente ai miei contatti, annotando scrupolosamente ogni mio post e interazione.

PRIMO GIORNO: MARTEDÌ

Due o tre mesi fa, dopo aver realizzato che non mi interessava più molto di quello che pensavano o facevano le altre persone, ho usato uno script per cancellare tutti i miei post e disattivato il mio profilo Facebook. Martedì scorso l'ho riattivato e sono ricomparso nei feed dei miei amici impersonando una versione improvvisamente invecchiata di me stesso.

Per non rovinare l'effetto sorpresa, la mia ricomparsa non è stata annunciata in alcun modo. La prima cosa che ho fatto è stato aggiungere un'immagine del profilo: una foto delle mie ultime vacanze in cui ci sono io con uno struzzo. L'ho tagliata male come farebbe un cinquantenne e ho commentato con "bellissimi gli struzzi......vacanza indimenticabile........" scegliendo accuratamente il numero di puntini di sospensione. Ho preso subito 60 like. Non credo mi fosse mai successo prima.

Confortato dal buon esito di questa prima prova, qualche minuto dopo ho pubblicato il mio primo vero post da cinquantenne. Tra i commenti al post c'erano molti non-cinquantenni che hanno risposto con altri "buongiornissimo" credendo stessi scherzando, ma anche diverse persone semplicemente contente o stupite del mio ritorno su Facebook. La mia politica ufficiale, per tutta la durata dell'esperimento, è stata quella di non rivelare a nessuno perché mi stessi comportando così—nemmeno alla mia ragazza, a cui ho postato questo in bacheca.

Grab via Facebook

Qualche ora più tardi ho fatto uno di quei test di Facebook sulla personalità, mentre a pranzo ho pubblicato la foto di un piatto di pasta al sugo. Nel frattempo commentavo tutto quello che mi capitava di fronte, post degli amici di amici inclusi—proprio come farebbe un vero cinquantenne, senza curarmi minimamente di alcuna netiquette.

Grab via Facebook

I commentatori dei miei status erano equamente divisi tra chi faceva il simpaticone e chi aveva cominciato a pensare che qualcuno mi avesse rubato l'account. Così, per rassicurare per questi ultimi, nel pomeriggio mi sono fatto un selfie con un caffè. Dopotutto il caffè è il simbolo assoluto del buongiornismo—protagonista di un numero sterminato di meme che sicuramente sono comparsi anche sui vostri feed. È facile intuirne il motivo: il caffè è la scusa perfetta per ogni tipo di interazione nella vita reale, per cui è naturale che abbia conservato questo suo ruolo anche nella sua versione social.

A fine giornata ho postato un'immagine augurando una buona serata a tutti i miei amici, la sera ho condiviso una canzone di Ligabue definendolo "l'ultimo vero POETA" e prima di andare a letto ho pubblicato un'immagine della buonanotte.

In generale, la prima serata l'ho passata in uno stato di esaltazione quasi infantile. Senza alcuna ironia, mi sentivo davvero libero e felice: avevo trovato una specie di zona di comfort in cui potevo fare tutto quello che volevo senza dovermi preoccupare minimamente dell'immagine di me che davo agli altri.

SECONDO GIORNO: MERCOLEDÌ

Il secondo giorno ero ancora euforico e quest'euforia è stata alimentata e tenuta viva dal flusso costante di notifiche che accompagnava i miei post. Avevo stabilito che avrei pubblicato qualcosa ogni due ore circa, iniziando da un'immagine del buongiorno—che, insieme al caffè, è il contenuto base del Facebook cinquantenne—e poi attenendomi scrupolosamente a una lista di tipici contenuti che includeva uno scoiattolo che invoca il "potere della botta di culo" e selfie.

Un'altra cosa che avevo deciso di fare era interagire in modo massiccio con le persone che commentavano i miei post come ho visto fare a molti altri cinquantenni. Ogni volta che qualcuno mi faceva una domanda, mi menzionava o anche solo diceva qualcosa a cui era possibile replicare, io lo facevo. In questo modo la mole di commenti sotto i miei post aumentava a valanga e con essa anche la loro visibilità, il che mi aiutava a portare avanti l'esperimento.

Oltre a questo, il secondo giorno è stato anche quello in cui ho sperimentato di più e quello in cui sono successe più cose. La mattina ho deciso di giocare la carta "cuccioli in cerca di casa" e ho condiviso la foto di un gatto a caso presa dalla pagina di un gattile di Treviglio. Nonostante i miei ripetuti inviti a condividere la foto per "aiutarlo a trovare una casa" l'unica a farlo è stata una mia collega, ma tanto è bastato: sotto il suo post una sua amica ha taggato un suo amico che a sua volta ha commentato proponendosi di adottare il gattino. È vero che alla fine il suo proposito è rimasto solo sulla carta, ma è anche vero che quel gatto non stava cercando veramente casa.

Comunque sia, dopo aver salvato un gattino sono andato a pranzo e nel mentre sono stato ripreso dalla Google car, così ho deciso di farlo sapere a tutti. I cinquantenni di Facebook sono specializzati nel confezionamento di status su ogni minimo avvenimento della loro vita, perciò ho riempito gli spazi non occupati dalle foto, le notizie e i meme con riflessioni che nella realtà non avrei condiviso nemmeno con me stesso.

Durante la giornata, però, mi sono accorto che a interagire con i miei post erano sempre le stesse 20-30 persone. Così, in serata, ho deciso di passare alle maniere forti. Ho fotografato alla buona due mie foto di classe del liceo e le ho postate con uno status nostalgico pieno di puntini di sospensione e punti esclamativi, lamentandomi del tempo che passa e chiedendomi che fine avessero fatto i miei prof. Poi ho taggato tutti i miei compagni, anche quelli che non avevo tra gli amici o che non vedevo da anni.



Anche se rispetto agli altri post questo ha avuto pochi like e pochi commenti, è stato un bel colpo. Immagino che molte delle persone taggate l'abbiano visto, abbiano pensato fosse sincero e si siano vergognati di interagirci. Nonostante questo, ci sono stati comunque alcuni commenti sinceri—nonché il like della mia professoressa di matematica del liceo. Ma tutto questo l'ho visto dopo, perché quella sera sono andato alla festa di laurea di un mio amico. È stato difficile relazionarsi nella realtà con persone che hanno passato le ultime 48 convinte che tu ti sia improvvisamente bruciato il cervello.

TERZO GIORNO: GIOVEDÌ


Giovedì mattina ho iniziato con quest'immagine. Se fosse un'arma, quest'immagine sarebbe un'arma non convenzionale oggetto di trattati internazionali di non proliferazione come la bomba atomica e le armi chimiche e batteriologiche. Ed è facile intuire perché: riesci a essere contemporaneamente un'immagine del buongiorno, un'immagine del caffè e un invito esplicito a commentare e interagire. E infatti ha spopolato.

Più tardi ho postato un link sul ritorno in Italia dei marò, il meme con cui ho augurato buon pranzo a tutti, l'immagine con cui ho salutato gli amici augurandogli un felice pomeriggio, il selfie che mi sono fatto a metà giornata, l'immagine della buona serata e quella della buona notte. Nel frattempo, le dinamiche tra i commentatori stavano cambiando: i simpaticoni della prima ora avevano nettamente ridotto gli interventi buongiornisti, qualcuno aveva capito che si trattava di un esperimento e aveva smesso di seguirmi e ogni tanto c'era qualcun altro che diceva di odiarmi e minacciava di togliermi dagli amici. La prima fase, quella in cui tutti pensavano "scherzassi" e mi rispondevano a tono, poteva dirsi quasi conclusa.

Grab via Facebook

Ho finito la mia giornata da cinquantenne ringraziando persone a caso per aver accettato le mie richieste d'amicizia e scrivendo messaggi di auguri in bacheca ai miei contatti che compivano gli anni. Ormai mi sentivo perfettamente a mio agio, interagivo senza problemi con altri "coetanei" e avevo immagini di riserva a non finire.

QUARTO GIORNO: VENERDÌ

Il quarto giorno ho esordito dando il buongiorno a tutti i miei amici con il meme surreale qui sopra. Nel corso della giornata ho poi condiviso un'immagine contro le persone false, una canzone di Bruce Springsteen e la solita immagine del buon pomeriggio. In serata ho messo una foto sul tema "non vedo l'ora che arrivi l'estate" e annunciato le mie prossime vacanze a Riccione.

Ma mancava ancora qualcosa: anche se ormai lo usano regolarmente, molti 50enni continuano a provare nei confronti di internet quel timore reverenziale che fino a non troppi anni fa si esprimeva nel tono di voce preoccupato che mia madre usava quando le dicevo che avevo degli amici "conosciuti in chat." Oggi quel genere di paure ancestrali si esprimono in comportamenti come la condivisone di bufale sulla privacy e su Facebook a pagamento, che periodicamente tornano a girare senza che nessuno possa farci niente. Per questo, prima di andare a dormire ho copiato e incollato sulla mia bacheca uno status che sta girando molto in questi giorni, in cui si dà l'allarme su dei "video pornografici nei profili" che si stanno diffondendo su Facebook e "il proprietario della pagina FB non li vede ma gli altri sì."

Da parte della maggior parte dei miei contatti avvertivo il più netto disinteresse, così sono andato a cercare conforto nel terreno di gioco preferito dei cinquantenni di Facebook: le pagine della cronaca locale, dove ho espresso la mia opinione accennando a eventi personali o interagendo con persone tra i commenti senza taggarle.

QUINTO GIORNO: SABATO

Il quinto giorno era sabato e a quel punto anche a me era un po' passata la voglia di andare avanti. Dover continuare a pubblicare roba era diventato un peso e di tutta la libertà che avevo non sapevo più che farmene.

Fortunatamente avevo già preparato e messo da parte un paio di foto da cinquantenne da postare, come quella dei piedi in relax sul balcone, ma a parte queste non ho pubblicato quasi niente. Anche la foto che mi ero tenuto da parte in occasione della finale di Champions League non ha avuto il successo che speravo.

In pratica, ho iniziato a sentirmi davvero come uno di quei cinquantenni che usano Facebook e nessuno se li caga mai.

SESTO GIORNO: DOMENICA

Domenica non ho fatto niente, giusto questo post di auguri ai miei amici per timbrare il cartellino. Del resto credo che tra pranzi in famiglia, gite e qualsiasi altra cosa facciano i cinquantenni la domenica, la norma per loro sia stare lontani da Facebook e socializzare nella vita reale.

SETTIMO GIORNO: LUNE

Lunedì è stato il mio ultimo giorno da 50enne, che ho concluso con meme buffi, Gramellini e selfie. Avevo fatto tutto quello che mi ero ripromesso di fare—incluso litigare sulle buche del manto stradale di un comune della provincia di Pavia in cui non ho mai messo piede.

Nel frattempo, l'unica persona che continuava a seguirmi nei miei status era mia zia, cinquantenne vera, che col passare dei giorni ha fatto un po' da gruppo di controllo. Il fatto che continuasse a commentare praticamente tutto quello che pubblicavo mi aveva rassicurato per tutta la durata dell'esperimento: come cinquantenne ero effettivamente credibile, e non lo ero solo agli occhi dei cinquantenni di Repubblica Milano o del gattile di Treviglio. L'esperimento poteva dirsi riuscito.

Prima di dichiararlo ufficialmente concluso, però, ho analizzato un'ultima volta e tutta di fila la mia settimana su Facebook. Soffermandomi sui like della zia e della prof, ho notato che qualcosa non quadrava: non solo nel giro di qualche giorno avevo trasformato la mia immagine social in quella di un utente di cinquant'anni, ma probabilmente quell'utente rispecchiava in tutto e per tutto le sembianze comunicative di una donna in età da menopausa.

Al termine di questa avventura nel mondo social dei cinquantenni fatta di buongiorno, meme sul caffè e gattini, ho visionato me stesso come una bonaria Angela Lansbury seduta di fronte a un pc fisso. È stato allora che ho prontamente pensato di rispolverare lo script per dare virtualmente fuoco al mio profilo Facebook, una volta per tutte.

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