L'esordio degli Itaca è una gemma synthpop tedesco-italiana

L'esordio degli Itaca è una gemma synthpop tedesco-italiana

Gli Itaca cantano in italiano, sembrano appena usciti dal 1983 e accompagneranno le vostre prossime brevi relazioni estive.
18 aprile 2017, 8:56am

Credo che possiamo essere tutti d'accordo nel dire che un'epoca così spensierata e pacchiana come gli anni Ottanta non tornerà più, a meno che per qualche motivo i Bronski Beat, gli Aphaville e i Modern Talking non tornino a essere punti di riferimento per chi decide di passare il proprio tempo a far la musica. Quello che ci resta, per sognare, sono vecchi video granulosi e le conversazioni coi nostri genitori, ben felici di raccontarci di quella volta che si sono lasciati andare l'uno all'altra sulle note di "The Riddle" di Nik Kershaw. Oppure, per tre quarti d'ora, possiamo sospendere la nostra incredulità e ascoltare Mi manchi, l'esordio degli Itaca—che sono tedeschi, ma cantano in un italiano clamoroso, e hanno appena finito di festeggiare il capodanno del 1983.

La connessione Italia-Germania è stata piuttosto forte, in quel periodo tra i Settanta e i Novanta: i nostri laghi si riempivano di turisti mitteleuropei i cui pargoli facevano la felicità dei ragazzi e delle ragazze locali, noi emanavamo tutta un'aria esotica e caliente ed eravamo tutti affascinati gli uni dagli altri. Questo, anche e soprattutto a livello musicale, come dimostrano molti video dell'epoca: tra i miei preferiti ci sono i Righeira che vanno in Germania a fare "Hey Mama" in TV, la Carrà che fa "A far l'amore comincia tu" in tedesco e Al Bano & Romina che incantano le orecchie della Vestfalia cantando "Sharazam." Ecco: gli Itaca vi riportano a quei bei momenti in cui lo stereotipo del tedesco con le calze e i sandali era ancora imperante, e lo rovesciano in una serie di pezzoni synthpop tutti romantici e ballerecci perfetti sia per corteggiarvi reciprocamente che per fare la danza del robot.

L'ho già scritto prima, ma vorrei andare un attimo più nel profondo nel fattore "gli Itaca sono tedeschi ma cantano in italiano": Sebastian e Albertine hanno scelto per qualche motivo di affidarsi al dolce idioma per raccontar le loro cose, e il risultato è splendidamente naïf—sia a livello di pronuncia che di significato. Per cui escono frasi bellissime come "Ci scialliamo in barca / Una melodia drammatica" o "E non sei lontano da qui / Sulla Tiburtina / Direzione città", e io mi ritrovo a chiedermi perché, al novanta per cento, quando noi cantiamo in inglese suoniamo goffi e basta. 

Abbiamo anche chiesto agli Itaca di introdurci al loro album. Copiamo e incolliamo quello che ci hanno mandato, senza filtri: "Le canzoni contenute in "Itaca Mi Manchi" sono centrate sul tema della presa di coscienza e della partenza. Era nostra intenzione mettere in relazione questi temi al viaggio di Ulisse verso la mitica isola di Itaca, come simbolo ironico di fama e successo lontani ed irraggiungibili. In "Itaca Mi Manchi" volevamo, per quanto possibile, mettere da parte l'ironia. Ci interessava approfondire il legame tra vocazione e destino, considerando "Itaca" come metafora di quest'ultimo, un luogo mai visitato ma comunque familiare. "Itaca" è quel semplice e quotidiano conflitto tra quelle che sono le nostre aspirazioni e l'inafferrabilità delle stesse. Ce la fai ad esser sempre lo stesso uomo o la stessa donna?"

Comunque: Itaca mi manchi degli Itaca esce venerdì 21 aprile per Aloch Dischi. Lo trovate in streaming qua sotto. Il release party sarà giovedì 20 al Fanfulla di Roma. Andateci, e prendete la Tiburtina nella direzione corretta per andarci, mi raccomando.

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