Noisey

Il viaggio in Uganda di Hell Raton

"Il concetto dietro HellMuzik è fare musica senza regole e si spera che all'Inferno non ce ne siano".

di Elia Alovisi
24 aprile 2017, 2:17pm

Se seguire l'universo Machete, saprete già che Hell Raton ha pubblicato oggi il video di "Buganda Rock", girato in Uganda durante un'esperienza di volontariato per una ONG di Olbia. È un passo importante, il primo singolo che fa uscire sotto il nome HellMuzik. "HellMuzik è fare musica senza regole," mi spiega, mentre parliamo su Skype: "Si spera che all'Inferno non ce ne siano, e non voglio farmi dettare la via da nessuno." Girato negli slum di Kampala, "Buganda Rock" è una dichiarazione d'intenti mondialista e anti-gerarchica—come ci si aspetterebbe da una figura multiculturale come la sua. 

Fondatore di Machete, Hell Raton fa volontariato e gira il mondo da anni. Continua a "aggiungere mattoncini" alla metaforica casa dei suoi impegni, mi spiega, e nonostante Machete Empire si prenda la maggior parte del suo tempo ha scelto di dedicarsi anche a un nuovo progetto, una piattaforma di lancio per musicisti e artisti non limitata a un'area geografica ristretta. Durante la nostra conversazione, insiste molto sull'importanza di una connessione internet per chiunque faccia arte e non venga dall'Occidente dominante: HellMuzik vuole appunto alle menti creative del mondo un'opportunità di scavalcare muri tecnologici e culturali.

 Qua sotto trovate le sue parole sull'esperienza di viaggio in Uganda, sui valori dietro a HellMuzik e sul suo futuro prossimo, insieme a una selezione di fotografie scattate da Roberto Graziano Moro durante le riprese di "Buganda Rock."

Noisey: Iniziamo da una domanda obbligatoria, data l'esperienza di "Buganda Rock": come mai l'Uganda? 
Hell Raton: È nato per puro caso. Sono un viaggiatore, l'anno scorso ho girato tutto il Sud America in autobus e quest'anno è toccato a un nuovo continente. Avevo già in mente di andare da qualche parte a fare volontariato—è capitato che sono andato al mio vecchio asilo di Olbia con la mia famiglia a fare dei saluti e ho scoperto che avevano aperto una ONG  in Uganda, e che là c'era un mio amico a insegnare calcio ai ragazzi. Mi hanno proposto di andare a trovarlo, a dargli una mano. Quindi ne ho approfittato: mi sono portato il mio team, un fotografo e un videomaker, e abbiamo documentato l'Uganda e girato il video.

Quanto sei rimasto là? 
Poco, purtroppo, non abbastanza da poter davvero descrivere a parole quel posto.

Ecco: tu hai girato un sacco, sei ecuadoregno e hai una visione molto ampia del mondo a livello sia umano che musicale. Che cosa ci vuole, secondo te, per capire veramente un luogo? 
Per vedere veramente la realtà di alcune città devi andare nelle baraccopoli—per esempio io e la mia ragazza siamo stati a fare volontariato anche in quelle di Buenos Aires. Però devo dirti che nonostante l'Uganda sia all'equatore, e abbia quindi trovato davvero tante somiglianze con l'Ecuador, non avevo mai visto così tanta povertà. L'Uganda non è neanche il Terzo Mondo, è il Quinto. Ma ti posso garantire che è un paese in cui non c'è criminalità. Nelle grandi città magari sì, ma nei villaggi assolutamente no. Se per caso capita uno sprovveduto, un ladro, fanno come gli indiani: si mettono una mano in bocca e iniziano a ululare. C'è una generosità che ti spiazza, pensi di essere in un altro mondo. E non ho mai visto le religioni convivere così bene in uno stato. Anche nei villaggi più piccoli c'è sempre una moschea, rispetto per tutti. Ci sono sia scuole cristiane che musulmane e miste. In quelle miste, quando arriva il momento della preghiera, cristiana o musulmana, i bambini la dicono indipendentemente dalla loro religione. C'è un rispetto reciproco, che è una cosa incredibile.



Hai notato anche dei contrasti, delle reazioni particolari alla tua persona e a quello che fai? 
Per molte cose gli adulti sono retro, non tanto quanto i giovani. Non puoi parlare nemmeno di legalizzare le droghe, né di omosessualità o di blasfemia. Temono l'uomo bianco perché pensano che riesca a essere ateo, e quindi a non credere in niente. E non concepiscono l'omosessualità, credono sia il bianco a portarla. Prima dell'arrivo di Obama era molto peggio per i gay, dopo la sua visita del paese va un po' meglio. Nella fame più assoluta, a che cosa ti aggrappi se non alla religione? Ho lasciato un paio di adesivi, e leggevano la scritta "HellMuzik": per me è una provocazione, sai, quando vedi certe cose ti chiedi davvero se l'inferno, esistesse, possa essere qualcosa di peggio. Ho provato a spiegarglielo, e per loro anche se solo parli di inferno allora credi in Dio. Io gli dicevo che non ero ateo ma che temporaneamente non credevo in nessuna religione e volevo conoscere tutte prima di fare una scelta. E questa cosa la apprezzavano, sono molto disposti a parlare e capire. Però se dovessi aprire una scuola, proponendo il programma al villaggio ti sentiresti fare domande sulla presenza o meno dell'omosessualità nel curriculum. Che è una cosa strana. Anche il fatto della concezione dei figil: ne sfornano a tutto andare, appena i bambini riescono a camminare hanno già il coltello in mano perché sono pronti a lavorare la terra. Cose che ti prendono e ti spiazzano, ma se ti metti nei loro panni ti rendi conto che fanno figli perché hanno bisogno di manodopera, e per loro è un dono di Dio. Gli anticoncezionali non li conspeisocno. C'è un contrasto gigantesco tra apertura mentale e chiusura.

L'idea di HellMuzik è nata prima della tua partenza? 
HellMuzik è un progetto che ho in serbo da tanto tempo, è un branch di Machete per curare sonorità più internazionali. E credo abbia senso dato che Machete nasce sul mercato italiano ma ha ricevuto feedback positivi anche a livello europeo.



E tu che rapporto avevi con la musica africana prima di partire? 
Per me l'Africa è il futuro della musica. C'è ancora tantissimo da scoprire e sono convinto che se un produttore discografico ci si facesse un giro... succede spesso in Sud America, sai? Beccano le hit e le rivendono al cantante famoso sudamericano di turno, che poi sfonda il mercato. Comunque, nella zona del Mozambico ci sono ritmi portoghesi, mezzo brasiliani; il Sud Africa è pieno di influenze, anche per il suo passato di colonia. E mi sono avvicinato alla musica africana proprio grazie alla Gqom. In Uganda hanno un approccio bellissimo alla musica. Sono tutti musicisti, e poi puoi immaginarti: vedevano un bianco che andava a fare un video rap, spuntavano da tutte le parti, tutti che mi facevano sentire le loro strofe. Ho lasciato il mio numero di telefono a un po' di persone e mi mandano tutti i loro pezzi, ti chiedono di portarli in studio...

I ragazzi che hai conosciuto in Uganda ascoltano anche musica Occidentale? Che rapporto hanno con il rap e l'hip-hop?
Sai, la settimana prima di me c'era French Montana a girare un video lì! Io ero mega contento perché quando siamo tornati col materiale qua ci siamo guardati, con gli occhi lucidi, e ci siamo resi conto di avere del materiale unico. Paradossalmente French, che piace a tutti nel mio studio e non è un rapper che seguo tanto perché vengo da altre sonorità, stavo producendo alle quattro del mattino e viene il mio compare Charlie a dirmi che French aveva annunciato il suo video in Uganda, e che ne era già uscito un trailer su WorldStarHipHop. Quindi mi sono messo le mani in testa e mi son detto, vedi che esce con un video bellissimo, cinematografico. Ma sono stracontento, come ho scritto in un post su Facebook, che abbia fatto una roba del genere, l'Uganda è un paese che merita tantissima visibilità. Comunque, lì ascoltano principalmente rap, hip-hop e dancehall. Anche se è difficile avere internet o un telefonino è difficilissimo riescono a scaricare strumentali, ci cantano sopra e creano le loro cose. 



Tu sei ecuadoregno, quindi già unisci in te diverse tradizioni musicali. Vorrei sapere che cosa ne pensi del dibattito sull'appropriazione culturale, che periodicamente fa capolino nella conversazione mediatica. 
È un'analisi che non puoi fare facilmente, ognuno ha il proprio punto di vista. Mi è capitata una situazione in cui ho toccato con mano il fenomeno, stavo sentendo degli artisti africani e mi hanno detto che gli era capitato che degli occidentali si approcciassero a loro per rubargli le idee. Quindi loro sono consapevoli del fenomeno, ma non hanno altro modo di uscire dal loro paese se non accettandolo e cercando di sfruttarlo. Essendo ormai in un mercato completamente digitale, finché non avranno libero accesso a internet resteranno indietro. Machete è riuscita a uscire dalla propria isola contaminando tantissimo il proprio suono. Per me è ok se si tratta di prendere ispirazione da qualcosa e metterci sopra il tuo know-how. Ogni artista deve conoscere sé stesso, non è detto che se nasco in Grecia devo cantare per forza il folk greco. Per dire, noi stessi italiani, come i francesi o chiunque, ci siamo appropriati del rap. Abbiamo preso quella cultura, l'abbiamo plasmata sulla nostra e abbiamo creato le nostre valvole di sfogo. 

Credo che la differenza stia nell'andare nei luoghi, stringere veri rapporti umani con le persone e le scene, e un altro sentire una cosa figa e rubargli il vocabolario, copiarla paro paro. 

Certo, bisogna sempre avere un approccio di rispetto verso la cultura alla quale ti vuoi affiancare. Come un AlboRosie: non puoi dirgli che si è appropriato della cultura giamaicana: è andato a Kingston, si è fatto rispettare. Non mi piace quando si tratta solo di lucrare su qualcosa.  



Quali sono i prossimi passi di HellMuzik? Continuerai a buttare fuori cose tue? In che modo si svilupperà la cosa? 
Probabilmente i miei brani saranno tra le poche cose rap che metterò su HellMuzik, anche solo per dargli uno slancio. E saranno brani in spagnolo, per continuare a dare quel senso di internazionalità. Il concetto di HellMuzik è fare musica senza regole: si spera che all'Inferno non ce ne siano, e non voglio farmi dettare la via da nessuno, men che meno dal mercato. Sarà una piattaforma attraverso cui posso spingere realtà che secondo me meritano visibilità.

Quindi non è da considerarsi un tuo tape, ecco.
Mi stanno chiedendo tutti un mio tape, da un po' di tempo a questa parte, ma sono stracarico di robe e continuo ad aggiungere mattoncini alla casa. Sicuramente continuerò a fare uscire un bel po' di singoli, e quando avrà senso li raggrupperò in un tape.  

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