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Facebook sta divorando Internet

Facebook sta continuando a crescere a dismisura, è forse giunta l'ora di pretendere che venga esercitata da parte sua una forma di responsabilità sociale?
28.1.16
via TechCrunch

Qualche giorno fa abbiamo parlato del problema che gli italiani hanno con Google: in breve, sembra che diversi utenti italiani (ma sicuramente succede in tutto il mondo) tendano a scambiare la pagina Facebook di Google per Google stesso, chiedendo letteralmente con un post su Facebook sulla pagina di trovare questa o quella cosa.

È un errore ingenuamente divertente, e finché rimane circoscritto a quella manciata di casi isolati è solo un'occasione come un'altra per farsi una risata. Il problema sono i numeri: ieri Facebook ha pubblicato il rapporto per gli investitori sull'ultimo trimestre 2015 (Q4), e le cifre polverizzano qualunque tipo di previsione.

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1 miliardo e 590 milioni di utenti attivi ogni mese su Facebook, 900 milioni su WhatsApp, 800 milioni su Messenger e 400 milioni su Instagram—Ancora, 1 miliardo di persone ogni mese sfruttano i gruppi su Facebook, 500 milioni gli eventi, 50 milioni sono le pagine di piccole/medie imprese presenti su Facebook e il progetto Internet.org ha garantito accesso a internet a 19 milioni di persone. Si tratta di una mole di traffico spaventosa se si pensa che passa attraverso le grinfie di un'unica figura: Mark Zuckerberg.

E mentre silura ogni possibile concorrente nel mondo dei social network, Facebook comincia a dare filo da torcere anche a YouTube, segnalando il raggiungimento delle 100 milioni di ore di video viste ogni giorno sulla sua piattaforma—Anche se in questo senso il dibattito sulla legittimità di queste ore è ancora aperto.

È forse arrivato il momento di domandare a Mark Zuckerberg una responsabilità etica e sociale?

La ciliegina sulla torta è che ogni singola unità che forma questi giganteschi numeri è monetizzabile: grazie a Facebook non c'è un'informazione che non sia rivendibile agli inserzionisti pubblicitari, che fanno sempre più tesoro dei mezzi forniti dal social network. Non si tratta solamente di vendere dei cartelloni pubblicitari o i gusti degli utenti, Facebook, grazie alla capillarità dei suoi servizi, ha la possibilità di prevedere le mode, percepire i trend e spostare masse critiche di utenti da un punto A a un punto B favorendo la visibilità di uno o dell'altro contenuto.

Non sono però i soldi a dover preoccupare, né, paradossalmente, le questioni di privacy: diciamocelo, è fondamentale lottare per una garanzia di riservatezza per i nostri dati personali su internet, ma quante sono le persone iscritte a Facebook a cui la vendita dei loro dati personali può generare realmente un problema?

Il vero problema è che Facebook in quanto insieme di piattaforme ha ormai superato il punto di non ritorno ed è diventato parte immanente del sostrato di internet: nei fatti, non è più possibile pensare ad un world wide web senza Facebook, perché oggi gran parte degli utenti accedono al world wide web proprio grazie a Facebook. Non solo: se fino a pochissimi anni fa l'indicizzazione del web era strettamente dipendente dai grandi motori di ricerca—per farla breve: Google—, oggi la presenza su questi grandi elenchi telefonici della rete non è più fondamentale, tanto che alcuni, come spiegato in apertura, sfruttano la pagina Facebook di Google per tentare di scandagliare l'immensità del web.

Giornalisticamente parlando, potrei tentare di trovare un altro mezzo retorico, ma non posso fare a meno di ricorrere a quello sfruttato da TechCrunch: Facebook sta divorando internet. Né più né meno, e le sovrastrutture di filtri che impone per indirizzare il traffico sulle sue piattaforme non stanno solamente contribuendo a fagocitare e trasfigurare l'idea di world wide web, ma rischiano di diventare un punto fondamentale dell'antropologia. Come muta una società le cui manifestazioni espressive vengono filtrate attraverso gli algoritmi di una realtà commerciale, e che non può e non riesce trovare alternative a queste piattaforme filtrate?

Il nuovo rapporto appena pubblicato da Facebook è senza dubbio motivo di grande gioia per gli investitori, ma è allo stesso tempo un momento fondamentale nella storia del social network. È forse arrivato il momento di domandare a Mark Zuckerberg una responsabilità etica e sociale?

Nel frattempo, oggi è la giornata europea della privacy, e alla Camera si sta parlando di sorveglianza, dati, NSA e via discorrendo.

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