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Al Gore dice che potremmo non sopravvivere ai prossimi 100 anni

Ci sono due scenari: in uno di questi scompariamo dal pianeta.
1.12.13

Al Gore è preoccupato per il futuro. È convinto che abbiamo raggiunto un punto in cui la sopravvivenza della nostra civiltà è a rischio. Tuttavia è ottimista sul fatto che possiamo ancora mettere le cose a posto. Motherboard ha incontrato il più famoso—e di certo il più impegnato—vicepresidente degli Stati Uniti al Social Good Summit di quest'anno, dove ci ha parlato di due possibili futuri per l'umanità.

Gli ho chiesto di descrivere la situazione migliore e quella peggiore in cui la civiltà potrebbe trovarsi nei prossimi 100 anni. Nella prima, gli americani lanciano il movimento "Occupy Democracy" per riformare il sistema politico—che Gore definisce "intaccato" da soldi e interessi personali—e si uniscono per combattere il cambiamento climatico. Nell'altra, l'intera civiltà umana è destinata alla rovina.

Ci serviranno serie riforme politiche, un movimento sociale sul web, le migliori tecnologie di telecomunicazione ed energia pulita nei prossimi anni, sostiene Gore, il quale ultimamente ha pensato molto al futuro—è anche il titolo del suo ultimo libro. Il suo progetto Climate Reality Project ha appena lanciato una nuova iniziativa che illustra in modo originale la miriade di cose che stiamo per perdere con il riscaldamento globale.

Così, parlare con Gore è stato un evento che mi ha fatto riflettere—oggi può sembrare altrettanto apocalittico come lo era stato quando An Inconvenient Truth è uscito sette anni fa. Lo si può biasimare? Dopotutto il 97 percento dei climatologi mondiali gli dà ragione, i pericoli che Gore descrive sono causati dall'attività umana. E non ci sono segni di miglioramento.

Detto questo, qual è il parere di Gore?

"La risposta è nelle nostre mani," dice.