Perché la Commissione Europea non ha mai pubblicato questo studio sulla pirateria

Questo è ciò che succede quando paghi per uno studio sulla piratera, ma poi i risultati dello studio dicono il contrario di ciò che volevi.
Riccardo Coluccini
Macerata, IT
25.9.17

La discussione riguardo la riforma della legge europea sul copyright sta entrando nella sua fase finale — è prevista infatti una votazione ad inizio ottobre. Tuttavia, recentemente, è emerso che la Commissione Europea avrebbe potuto tenere nascosto nel cassetto uno studio commissionato nel 2013 che mette in discussione la narrazione comune riguardo la pirateria informatica.

Lo studio in questione aveva l'obiettivo di valutare gli effetti della pirateria sui guadagni dei possessori dei diritti d'autore. La parlamentare europea Julia Reda, del Partito Pirata tedesco, ne è entrata in possesso, grazie ad una richiesta di accesso ai documenti.

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"In generale, i risultati non mostrano una forte evidenza statistica della modifica delle vendite dovute alla violazione del copyright online. Questo non vuol dire necessariamente che la pirateria non abbia alcun effetto, ma solamente che l'analisi statistica non mostra con sufficiente affidabilità che vi sia tale effetto," si legge nello studio.

Contattata via mail, Julia Reda ricorda che "questo non è il primo studio che getta dubbi sull'opinione diffusa per cui la violazione del copyright provoca sempre dei danni ai titolari di diritti d'autore. Sfortunatamente, i dati accademici non hanno sempre un impatto diretto sulla legiferazione così come ci aspetteremmo."

La Commissione Europea aveva diffuso il bando per questo studio nel 2013, e l'azienda Ecorys, che si occupa di consulenze, era risultata aggiudicataria per un importo pari a 360.000€. Lo studio, però, non è stato mai pubblicato e sarebbe potuto rimanere nascosto ancora molto a lungo se non fosse intervenuta Reda.

Inoltre, l'associazione European Digital Rights (EDRi) ha sottolineato sul proprio sito come solamente una parte dello studio relativa agli effetti della pirateria sul mondo cinematografico è stata citata in altre ricerche accademiche. Secondo lo studio, ogni dieci film visti illegalmente, vi sono quattro film che non vengono fruiti attraverso canali legali. Questo preciso dato è stato riportato nella ricerca di Benedikt Hertz e Kamil Kiljański, entrambi membri del Chief Economist Team della Commissione Europea.

Questo sembrerebbe accrescere i dubbi sull'operato della Commissione stessa: EDRi, infatti, avanza l'ipotesi che la Commissione abbia nascosto di proposito lo studio e selezionato in maniera specifica solamente alcuni risultati che supportano l'attuale agenda politica volta ad un inasprimento delle regole in materia di copyright.

Al momento, la riforma del copyright prevede l'introduzione per le piattaforme internet di filtri preventivi che possano analizzare il materiale che viene caricato online alla ricerca di violazioni dei diritti d'autore. Inotre il copyright verrebbe esteso anche ai link delle notizie — i cosiddetti snippet, ovvero quei boxini che mostrano il titolo, un breve estratto, e l'immagine degli articoli.

"Queste due proposte riflettono principalmente gli interessi delle grandi aziende, rivolgendo pochissima attenzione sia ai diritti digitali umani che agli interessi dei piccoli attori sul mercato," spiega Reda. Si finirebbe con il restringere inevitabilmente la libertà di espressione e di partecipazione online: "caricare e linkare contenuti sono delle attività essenziali che permettono agli utenti di diventare più che semplici consumatori passivi online," conclude Reda.

Vista l'importanza ed i potenziali effetti negativi della riforma del copyright, dovremmo esigere dalla Commissione Europea la possibilità di avere un dibattito trasparente ed adeguatamente informato, evitando di nascondere voci che non sembrano soddisfare l'agenda politica.