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Gli 'Zetas' hanno trasformato questa prigione messicana in una specie di "campo della morte"

Le autorità sostengono che gli Zetas abbiano ucciso circa 150 persone all'interno della prigione di Piedras Negras, per poi bruciare i corpi o dissolverli nell'acido.

di VICE News
10 giugno 2016, 9:20am

Photo par Adriana Alvaro/EPA

I membri del famigerato cartello della droga degli Zetas hanno trasformato un carcere nel nord del Messico dove sono rinchiusi in una sorta di "campo della morte." Nella struttura, stando alle autorità, avrebbero torturato e ucciso circa 150 persone, per poi disfarsi dei loro corpi bruciandoli o sciogliendoli nell'acido.

Mercoledì scorso, 8 giugno, il procuratore capo per i casi di persone scomparse nello stato di Coahuila, José Ángel Herrera,ha annunciato l'emissione di mandati d'arresto nei confronti di cinque prigionieri che sarebbero coinvolti nel caso — alcuni dei quali ancora dietro le sbarre.

Herrera ha affermato che le indagini si sono concentrate sul periodo tra il 2009 e il 2012, in cui gli Zeta controllavano il carcere — che si trova nei pressi della città di Piedras Negras, non lontano dal confine con il Texas.

Il procuratore ha spiegato che gli arresti di questa settimana sono collegati ai casi di sette persone scomparse. Le prove che identificano le vittime, tuttavia, si basano principalmente sulle informazioni ottenute durante decine di interrogatori, e non su prove fisiche.

Stando a José Juan Morales, portavoce dell'indagine, agli Zetas avevano il permesso di uscire dalla prigione durante la notte per sequestrare le proprie vittime, a volte indossando finte uniformi della polizia e dell'esercito.

Stando a quanto riscontrato dalle indagini, i resti delle vittime venivano poi gettati nel vicino fiume San Rodrigo e nell'estuario del Rio Bravo.

Le autorità hanno ritrovato delle ossa nel fiume, ma hanno spiegato che sono in uno stato così pessimo che non è stato possibile identificarne l'origine.

Le cinque persone arrestate questa settimana includono Ramón Burciaga Magallanes, sospettato di essere il capo dell'operazione all'interno della prigione. Attualmente è detenuto in un altro penitenziario circa 480 chilometri più a sud nella città di Saltillo, la capitale dello stato.

Secondo Morales, le guardie carcerarie dovevano essere quanto meno conniventi, ma al momento non è stato arrestato alcun agente della polizia penitenziaria. "Le guardie erano a conoscenza dei fatti," ha dichiarato a Reuters.

La fine dei tre anni di terrore nel carcere di Piedras Negras sembra coincidere con un'evasione di massa avvenuta a settembre 2012, quando in una notte sono fuggiti 131 detenuti.

Ai tempi in cui sono state commesse le atrocità nella prigione, Coahuila era uno degli stati più pericolosi del Messico, e le sue prigioni erano piene di membri dei cartelli che avevano grande potere all'interno dei penitenziari. Lo stato è noto anche per il numero elevato di persone scomparse.

Questo caso specifico è particolarmente estremo, ma il garante messicano per i diritti umani ha affermato che in Messico sei prigioni su dieci sono controllate dai membri della criminalità organizzata.


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