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Perché ieri Elon Musk ha passato la giornata a litigare su Twitter

C’entrano i sindacati e un “sito per votare la credibilità dei media”. Aiuto.

di Federico Nejrotti
24 maggio 2018, 11:20am

Immagine: YouTube

Nella giornata di ieri il CEO di Tesla e SpaceX (eccetera eccetera) Elon Musk ha intrattenuto il mondo intero con un genuino esempio di flame vecchia scuola forum mid-2000s su Twitter. I problemi sono iniziati sin dai primi minuti del 22 maggio, perché Musk si è ritrovato a dover rendere conto di un apparente difetto nei sistemi di frenaggio della Model 3 di Tesla.

La situazione si è risolta con l’annuncio di un aggiornamento software gratuito in arrivo per risolvere il problema, ma è rapidamente sfuggita di mano quando qualcuno ha cominciato, per così dire, a punzecchiarlo. Il commentatore, sotto una foto pubblicata da Musk qualche giorno prima, ha riportato un titolo apparso sul New York Magazine il quale afferma che “Gli operai di Tesla sono in pericolo perché Elon Musk odia il colore giallo,” facendo riferimento alla presunta mancanza di elementi segnaletici di sicurezza color giallo fluorescente all’interno degli stabilimenti Tesla.

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Contemporaneamente, il magazine Reveal del Center for Investigative Reporting, ha pubblicato un articolo in cui menziona l’aggiunta di nuovi nomi alle lista di infortuni sul lavoro negli stabilimenti Tesla, “l’azienda di macchine elettriche ha aggiunto i nomi di 13 persone infortunatisi nel 2017 che mancavano alla lista quando Tesla ha certificato il suo report obbligatorio a riguardo all’inizio di quest’anno,” si legge nell’articolo.

“Gli altri incidenti aggiunti includono delle lacerazioni che hanno costretto un operaio a perdere oltre 100 giorni di lavori, una rotula dislocata la vittima della quale si sta ancora riprendendo e diverse ferite a mano, polso, schiena e spalle,” continua l’articolo.

L’aprile scorso, quando Reveal aveva pubblicato la prima parte della sua inchiesta, Tesla aveva risposto alle accuse definendo Reveal “un’organizzazione estremista che sta lavorando direttamente con i sindacati per creare una campagna di disinformazione calcolata contro Tesla,” e continuando ad affermare che Tesla continua a porsi come obiettivo quello di avere “le fabbriche più sicure sulla Terra”.

Il dibattito tra Elon Musk e gli utenti di Twitter si è acceso proprio quando questi ultimi hanno iniziato a insistere sulla tematica sindacale, “Non c’è niente che impedisce al team di Tesla nelle nostre fabbriche di sindacalizzarsi,” ha risposto Musk ad un utente che gli chiedeva notizie della attuale controversia tra Tesla e i sindacati, “Potrebbero farlo domani se volessero, ma perché pagare le sottoscrizioni sindacali e cedere le stock option per niente? I nostri standard sono il doppio più sicuri rispetto a quando lo UAW (il sindacato degli operai automobilistici americani ndr) gestiva lo stabilimento.”

Sono molti gli operai di Tesla, infatti, ad aver confermato a diverse testate alcuni tentativi di ostacolare il processo di sindacalizzazione da parte dell’azienda.

La conversazione ha finito per spiralare su un ripasso storico (più o meno condiviso) sul rapporto tra i sindacati americani e le grandi realtà automobilistiche del paese, per cui Musk afferma che, “Forse vogliamo che la UAW torni, anche se ci ha tradito 8 anni fa e ci ha lasciato qui a marcire,” scrive in un tweet, “Forse vogliamo che la UAW torni anche se il tasso di infortunio oggi è la metà di quello che c’era quando c’erano loro e gli stipendi sono più alti di allora. Votiamo e scopriamolo.”

Lo scontro tra Tesla e i sindacati non si può certamente risolvere con dei tweet, e i dubbi sollevati dalle recenti inchieste verranno risolti durante un’audizione con il National Labor Relations Board a cui Tesla dovrà partecipare per chiarire le accuse di minacce nei confronti dei dipendenti a causa dei tentativi di sindacalizzazione.

La linea di Musk ha però preso una piega quantomeno preoccupante quando, impegnato in ripetuti botta e risposta con numerosi giornalisti americani, ha affermato che “Ogni volta che qualcuno critica i media, questi strillano ‘Sei come Trump!,” spiega nel tweet. “Secondo te perché Trump è stato eletto? Perché nessuno vi crede più. Avete perso la vostra credibilità tanto tempo fa.”

Poco dopo Musk si è lasciato andare a considerazioni sullo stato attuale del giornalismo non proprio puntuali (fonte: io, operaio del mondo dei media), “Il problema è che i giornalisti sono costantemente sotto pressione per ottenere il massimo dei click e guadagnare i soldi delle pubblicità, pena essere licenziati,” spiega Musk. “La situazione è spinosa, specie perché Tesla non fa pubblicità, ma le aziende che si occupano di combustibili fossili e di macchine a benzina/diesel sono tra i pubblicitari più generosi del mondo.”

“La situazione è spinosa, specie perché Tesla non fa pubblicità, ma le aziende che si occupano di combustibili fossili e di macchine a benzina/diesel sono tra i pubblicitari più generosi del mondo.”

Per quanto esistano infinite sfumature di grigio tra la totale fiducia nei media e il “Ti stai comportando come Trump,” le tesi e i toni delle critiche di Musk ricordano in maniera evidentemente le campagne di propaganda anti-mediatiche che le realtà anti-establishment portano avanti da anni.

La controversia di cui Musk è protagonista assieme ai sindacati non indica una classe giornalistica “sotto pressione per ottenere il massimo dei click” (spoiler: Reveal è una no-profit), quanto più che altro una evidente difficoltà di dialogo nel processo di reporting tra i media e, in questo caso, Tesla. Un problema che rischia di rivelarsi parte sostanziale dei motivi per cui Tesla è allo stesso tempo così amata e discussa: la trasparenza totale non fa sempre comodo alle pubbliche relazioni.

La situazione, prima di apparentemente rientrare, è definitivamente degenerata quando Elon Musk ha chiesto ai suoi follower, con un sondaggio su Twitter, se dovesse creare un “sito per votare la credibilità dei media.” Un’idea così pessima, distopica e predestinata ad andare storta in ogni modo possibile che non mi sento nemmeno di commentare.

Elon Musk è un utente piuttosto attivo dell’ecosistema di Twitter e le sue discussioni non si sono certo concluse qua — Non è possibile fare chiarezza o ottenere dichiarazioni chiarificatrici su una piattaforma come Twitter, ed è per questo che le audizioni previste per Tesla rimangono l’unico mezzo utile per portare avanti un percorso sostenibile di miglioramento delle condizioni dei lavoratori degli stabilimenti.

Nel frattempo, per Musk è indispensabile sfruttare Twitter per consolidare il suo posizionamento nel dibattito e racimolare tifo: in una dinamica diplomatica dove una delle parti corrisponde ad un vero e proprio culto della personalità, è indispensabile per questa parte rafforzare la propria influenza sociale e, per diretta conseguenza, il suo peso politico sul tavolo delle trattative. Mi ricorda qualcosa.

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