L'assedio a un centro d'accoglienza di Roma

Nel quartiere Tiburtino III, dove da tempo la situazione era tesa, i residenti hanno attaccato il centro dopo una lite con un migrante.

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ago 31 2017, 1:25pm

Foto via Twitter

Ieri notte, nel quartiere Tiburtino III - un quartiere popolare della periferia est di Roma - si sono registrati forti momenti di tensione tra residenti e migranti ospitati nel centro della Croce Rossa in via del Frantoio. Lo scontro si è concluso con un ferito non grave (un cittadino eritreo ferito da arma da taglio alla schiena) e l'apertura di un fascicolo sull'accaduto da parte della Procura di Roma.

Tutto ha avuto inizio verso le 22 e 30. Nell'episodio sarebbero rimasti coinvolti un gruppo di ragazzini sui dodici anni e un cittadino eritreo. Quest'ultimo è un ex ospite del centro, da cui era stato espulso per motivi disciplinari a fine luglio e che sarebbe affetto da problemi di salute mentale—conosciuto nel quartiere per l'abitudine di raccogliere mozziconi di sigarette.

È lui, definito dagli altri ospiti del centro una "persona un po' svitata ma non aggressiva" che si è ritrovato protagonista di una zuffa con un gruppo di ragazzini, a cui avrebbe tirato, mancando il bersaglio, dei sassi—cosa che il migrante ha negato di aver mai fatto.

Se sull'origine di questi gesti ci sono diverse versioni—secondo cui il migrante avrebbe importunato i ragazzini mentre stavano camminando con un neonato in un passeggino, o avrebbe risposto con il lancio di pietre ai ragazzini che lo prendevano in giro per raccogliere mozziconi di sigarette—il fatto è che uno di questi è andato a chiamare la madre, Pamela, una donna di 40 anni residente del quartiere.

Nella versione che lei stessa ha raccontato, questa avrebba deciso di andare alla ricerca del responsabile in compagnia dei ragazzini. Una volta avvistato, il migrante si sarebbe rifugiato nel centro della Croce Rossa, dove la donna sarebbe entrata per poi venire sequestrata.

"Gli sono corsa dietro, ma quando ho oltrepassato il primo cancello me lo sono sentito chiudere alle spalle. Poi ho visto arrivare gli altri immigrati. Mi hanno buttato a terra, mi hanno tenuta giù, hanno preso mio nipote per il collo. Io urlavo, poi sono arrivate delle persone, residenti del quartiere, hanno aperto il cancello e siamo riusciti a uscire. Mi hanno preso di nuovo, mi hanno trascinata per 500 metri, prima che mi riuscissi a liberare," ha raccontato al Secolo D'Italia.

A questo punto, sarebbero arrivati ad aiutarla diversi abitanti del quartiere ai quali era arrivata voce dell'accaduto.


Tuttavia, le versioni di come si sia svolta la serata sono molto differenti tra loro.

Uno degli abitanti ha raccontato a Il Messaggero di essere stato il primo ad arrivare, e di essersi trovato davanti a "200 persone" che avrebbero cominciato a strattonarlo, e gli avrebbero dato "un par di calci, due cazzotti" - senza però fargli del male. A quel punto, sarebbe andato ad avvertire "gli altri," che sarebbero tornati "in tanti." Sebbene esprima dei dubbi sul fatto che si sia trattato di sequestro o meno, sostiene di aver "trovato il cancello accostato" prima di avvertire che "la tolleranza è finita."

Un altro protagonista ha raccontato a Radio Popolare che gli abitanti del quartiere erano invece in quattro contro 200, "tutti con bastoni" , "tubi di ferro", "coltelli" e "bottiglie rotte." In questi racconti, non è chiaro come sia rimasto ferito il cittadino eritreo.

Oltre alle diverse narrazioni fatte dagli stessi abitanti del quartiere, anche la dinamica del sequestro non è così chiara. Mentre i militari hanno chiarito che non si tratterebbe di un "sequestro" ma di "una zuffa," anche la Croce Rossa è intervenuta per sconfessare la tesi del sequestro.

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"Il fatto che circolino notizie varie e spesso infondate è il segnale che non si vuole stare alla realtà dei fatti. Una realtà è che la persona eritrea ferita non è ospite del Presidio Umanitario dalla fine di luglio scorso ma è attualmente inserito nel programma di relocation ospite del CAS Staderini. Un altro dato di fatto è che non ci sono state persone "sequestrate" e che la tensione per fortuna non ha prodotto gravi conseguenze. Noi siamo disponibili a prendere tutti i provvedimenti necessari qualora si accertassero fatti diversi, ma al momento possiamo confermare che dal Presidio non è partita alcuna forma di aggressione," ha commentato in una nota.

Sulla pagina di Baobab Experience, si descrive invece semplicemente una situazione di totale caos. Al loro arrivo sul posto attorno alle due di notte, volontari e attivisti hanno raccontato di essersi trovati in mezzo a una ventina di cittadini "in evidente stato di sovraeccitazione", bloccati da "un cordone di agente di polizia, con fischi e scudi". Si fa riferimento inoltre, a varie voci che si spargono tra la gente in quelle ore, tra cui quella in cui il migrante veniva accusato "di aver trascinato un ragazzo dodicenne all'interno del centro per abusarne", smentita poi dalla Croce Rossa.

Insomma, se far chiarezza sull'accaduto è compito della questura e comunque nessuno sembra parlare ufficialmente di sequestro, quello che è chiaro è lo stato di totale caos in cui versa il quartiere, caos esploso ieri sera ma che ribolliva nelle sue strade già da molto tempo.

Il presidio di Via del Frantoio, gestito dalla croce rossa dal 2015 e nato in seguito all'emergenza dello sgombero di via Cupa, ospita circa 80 persone e si occupa di ricollocamento dei migranti. È uno dei tre centri di accoglienza nel quartiere—un centro con una storia abbastanza travagliata, in un quartiere piuttosto travagliato, non immune alle manovre dell'estrema destra romana.

Come ha raccontato VICE News, nel quartiere è molto radicata la presenza di Casa Pound tramite il gruppo locale "Tiburtino Terzo Millennio". Grazie alle sue posizioni anti-immigrati, in un quartiere dove la presenza delle istituzioni è pari a zero, negli ultimi anni il gruppo è riuscito ad avere una influenza sempre maggiore, di fatto prendendo il posto del comitato di quartiere.

Da tempo il comitato spinge per la chiusura del centro di via del Frantoio. In una nota del 2015, Mario Antonini, militante di di Casa Pound e membro del gruppo, dichiarava "Il Tiburtino III è una bomba pronta ad esplodere. Se non si interviene immediatamente contro l'insediamento di altri profughi nel quartiere, si rischia una nuova Tor Sapienza."

Negli anni successivi, poi, il gruppo si è mobilitanto anche attraverso blitz, e manifestazioni.

All'indomani del fatto, mentre Forza Nuova Roma ha commentato l'accaduto in un post intitolato "Resistenza etnica in ogni quartiere, contro immigrazione e associazionismo traditore", Tiburtino Terzo Millennio è intervenuto su Fb con un post che si concludeva con le seguenti parole:

"Porteremo avanti le nostre battaglie per far si che anche il centro gestito dalla croce rossa, che ospita illegalmente decine di immigrati clandestini, chiuda i battenti così come accaduto recentemente con le altre strutture che erano presenti sul nostro territorio. Seguiranno aggiornamenti."

L'ultimo aggiornamento, per adesso, è una dichiarazione della presidente della Croce Rossa di Roma: "Abbiamo aperto questo presidio a fine 2015 con l'intenzione di creare un posto per mettere in una condizione di legalità tutti coloro che si trovano fuori dal circuito dell'accoglienza, [...] se si crea un clima da Far West non ha senso continuare, mettersi in trincea non è lo spirito con cui è nato quel posto e con cui abbiamo operato finora."

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