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Nessuno ha capito il viaggio di Kanye

Siamo proprio sicuri che abbia (mai) cambiato idea?

di Tommaso Naccari
31 ottobre 2018, 4:32pm

Uno dei primi approcci maturi con Kanye West da parte mia è stata una barra in cui Ye si lamenta che sua nonna è dovuto morire, mentre Magic Johnson è guarito dall’AIDS. Non credo che la nonna di Kanye avesse l’AIDS, ma non credo ci sia davvero un piano di Dio dietro la morte della nonnina e la guarigione di Magic Johnson. Anche quella che poteva essere una bella sferzata contro i poteri forti suona come Kid Cudi o B.o.B. che una mattina si svegliano e dicono che la Terra è piatta. Quella di Kanye sarà la prima di un’ennesima cosa “giusta” detta nel modo più sbagliata possibile. Sicuramente chi è più in vista di noi ha più possibilità, ma esemplificare tutto in un confronto poco chiaro rende anche questo tentativo di combattere per una giusta causa un urlo nel vuoto.

Ecco, ora fast forward nel 2018: per il genere che ascolto da circa 14 anni e che parallelamente è anche il genere più influente sulla musica e sulla cultura pop di sempre, Kanye West è un genio. Per anni ho pensato di tatuarmi il suo profilo con la corona di spine o l’orso di College Dropout, quasi come tributo, e non passa giorno in cui non ascolti un suo brano, non discuta di lui, non cerchi forsennatamente di capire qualcosa in più sulla sua storia. Oggi è sbagliato, in qualche modo, essere fan di Kanye perché è un personaggio controverso, ma è davvero così?

Una piccola premessa: io sono l’esemplificazione del privilegio, per quanto fanciullescamente abbia sempre agognato di essere un nativo di Chicago afroamericano così da poter vivere ancor più sulla mia pelle certe esperienze e certe storie — solo il lato positivo, ovviamente, proprio da bimbo viziato — non conosco le sofferenze che un Kanye, un Kendrick e di rimando tutti coloro i quali nella catena alimentare del potere stanno sotto di loro hanno dovuto soffrire. So solo che banalmente in questi mesi/anni ho dovuto cercare una giustificazione al comportamento di Kanye per non far crollare quello che era un mio idolo. Perché sì, possiamo essere freddi quanto vogliamo, ma seriamente riusciamo a distaccare l’arte dall’artista, specie in un periodo storico così sensibile? Non credo.

In una visione positivista, che non mi riguarda ma che riguarda colui di cui stiamo parlando, Kanye West vorrebbe davvero prendere il meglio da ogni persona. Kanye è un genio musicale, ma un ingenuotto nel resto della sua vita, un uomo a cui Dio (o chi per lui) ha dato un dono così grande che era impossibile da non sfruttare, ma che non lo rende automaticamente un guru. Kanye, nella sua ingenuità, vuole far fruttare questo dono quanto più possibile, ma non si intende solo economicamente — se Kanye stesse chiuso in studio a gestire persone che premono pulsanti avrebbe tanti soldi da poter risolvere i problemi di ognuno di noi senza doversi mai esporre — ma anche socialmente. Kanye ritiene di dover fare qualcosa. Ed è fico che qualcuno senta questa responsabilità accompagnata a una grande esposizione. Non tutti, però, sono in grado di farlo.

Mi perdonerà West se mai leggerà queste righe, Kanye West è un po’ un Marco Montemagno della musica americana: chiunque si realizzi da sé è un “pazzo furioso”, un qualcuno che va ascoltato. Elon Musk è un grande perché da solo vuole realizzare i suoi sogni da bambino, Jeff Bezos è un grande perché dai, Amazon, e così Donald Trump lo è. Un uomo che started from the bottom siede sul cragno più importante d’America. God Damn!

Ecco, in cuor suo Kanye West ha pensato che utilizzare Donald Trump per i suoi interessi — che ancora sono gli interessi di un singolo che crede di avere la soluzione per l’umanità, non gli interessi di una comunità o dell’umanità intera, appunto. Che quel “Make America Great Again” fosse davvero un messaggio positivo. Perché di base potrebbe esserlo, non poi nell’accezione trumpiana.

Ma noi possiamo incolpare un uomo solo perché è un coglione nella vita normale, ma ha davanti a sé milioni di occhi puntati? No. Non possiamo. Soprattutto se quell’uomo è Kanye West. Non ha poteri decisionali, non ha cariche istituzionali, è un uomo molto bravo a fare la sua musica, pompato giustamente dal circondario che si è sentito dire “Con la musica hai fatto tanto”. E allora ha deciso di fare tanto anche con il resto. Fallendo.

Ora, io non so se sia bipolare, schizofrenico, abbia la Tourette o sia depresso. Non lo so, non sono il suo medico, non mi interessa. Semplicemente mi sembra stupido, e anche un po’ egoista, pretendere che Kanye abbia la visione del mondo più giusta possibile, solo perché è un genio a fare la sua musica. Kanye è un ingenuo, ed è giusto che rimanga tale. A sbagliare con lui siamo stati prima di tutto noi, se non l’avessimo caricato di aspettative e non ci fossimo appesi alle sua labbra aspettando la Verità, i suoi deliri non sarebbero così importanti. E alla fine è questo ciò che conta.

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