Il DDL Orlando estende l’uso dei trojan di stato a tutti i reati

L’invasività dei trojan prevista dal nuovo decreto è una potenziale minaccia per la privacy di tutti.
Riccardo Coluccini
Macerata, IT
22.5.17

Martedì 23 maggio è in calendario la votazione alla Camera del DDL Orlando, la legge delega recante "modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario." Purtroppo, la legge include anche un colossale — e pericoloso — scempio riguardo l'utilizzo dei captatori informatici: i cosiddetti trojan di stato.

Il punto cruciale riguarda il comma 84 lettera e), che rischia di legittimare l'utilizzo dei captatori informatici per qualsiasi reato, anche per quelli minori.

Pubblicità

"L'attivazione del dispositivo è sempre ammessa nel caso in cui si proceda per i delitti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quarter, del codice di procedura penale," si legge nel testo. Il riferimento è quindi a casi di associazione a delinquere e di stampo mafioso, sequestro di persona, contraffazione, attività di terrorismo, alterazione o uso di marchi o brevetti.

Tuttavia, il testo prosegue introducendo la possibilità di utilizzare i captatori informatici anche "nei luoghi di cui all'articolo 614 del codice penale soltanto qualora ivi si stia svolgendo l'attività criminosa, nel rispetto dei requisiti di cui all'articolo 266, comma 1, del codice di procedura penale."

I luoghi di cui si parla sono le abitazioni e le private dimore che potranno essere violate tramite l'installazione dei captatori informatici per la raccolta delle comunicazioni nei casi in cui stiano avvenendo attività criminali minori, collegate a sostanze stupefacenti, reati di ingiuria o minaccia, crimini la cui pena non supera i cinque anni di reclusione, frode commerciale e vendita prodotti alimentari non genuini, solo per citarne alcuni.

Inoltre, sottolinea Stefano Aterno, avvocato ed esperto di aspetti giuridici della sicurezza informatica, "è ancora previsto il ricorso a società private per gestire la fase di intercettazione e captazione tramite trojan. Ovvero, come capita adesso: non solo nella fase di inoculazione ma anche in tutta la fase di gestione successiva," lasciando di fatto in mano alle società che vendono tecnologie di sorveglianza il controllo e l'esecuzione diretta dell'intercettazione.

Il comma 84 lettera e) rischia di legittimare l'utilizzo dei captatori informatici per qualsiasi reato, anche per quelli minori.

Da un lato, l'estensione dell'utilizzo dei captatori informatici è liberticida, poiché questi strumenti pongono delle serie minacce alla privacy dei cittadini — con questa legge se ne legittima un utilizzo altamente invasivo e spregiudicato — e dall'altro, pone dei seri limiti al contrasto alla mafia, dato che limita l'impiego dei captatori informatici alla sola intercettazione di comunicazioni o conversazioni tra presenti.

La proposta che era stata presentata a gennaio dal gruppo Civici ed Innovatori per regolamentare i trojan di stato prevedeva l'utilizzo dei captatori solamente nei casi di organizzazioni criminali di stampo mafioso o con finalità di terrorismo e "limitatamente a quelle fattispecie che risultano talmente pervasive per cui non è possibile distinguere un ambito di attività o di vita personale estraneo all'associazione criminale."

L'invasività di questi strumenti unita alla mole di dati personali che sono contenuti nei nostri dispositivi elettronici richiedono un utilizzo di queste tecnologie ridotto, altamente regolamentato e soprattutto proporzionale nel rispetto dei diritti dei cittadini.

Privacy International, che ha effettuato un'analisi del testo, afferma che "l'hacking è una delle tecniche investigative più invasive per la privacy, e dobbiamo essere molto circospetti nel dare ai governi il potere di accedere segretamente e in remoto i nostri telefoni, computer e altri dispositivi elettronici. Bisogna anche ricordare che il governo italiano non ha ancora dimostrato in modo convincente come la sua proposta di legislazione sull'hacking sia in linea con la legge internazionale sui diritti umani."

Sul tema è intervenuto anche Patrizio Gonnella, presidente di CILD, dichiarando che "ci vorrebbe tanta cautela nel legiferare intorno alle nuove tecnologie. Le nuove norme invece, senza assicurare maggiori poteri investigativi nei procedimenti per reati molto gravi, incidono pericolosamente nella libertà e nella privacy di tutti noi."

Oggi alla Camera è in corso la discussione del DDL, forse siamo ancora in tempo per modificare questo scempio prima della votazione di domani.