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Attualità

Per la prima volta si studierà la cannabis in un'università italiana

Succederà alla facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione della Sapienza di Roma, e noi ne abbiamo parlato con Marco Rossi, ideatore.

di Luigi Mastrodonato
11 ottobre 2019, 8:24am

Foto via VICE Daily.

Nella facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma a fine ottobre partirà un laboratorio intitolato “Analisi socio-economica del mercato della cannabis.” L’iniziativa è di Marco Rossi, professore di Economia Politica e tra i più attivi ricercatori italiani sui modelli economici legati al mercato della marijuana, e si inserirà nel corso di laurea magistrale in scienze sociali applicate.

In Italia il tema delle droghe leggere è ancora un tabù, sebbene le cose stiano lentamente cambiando rispetto anche solo a un decennio fa. Quelli erano i tempi della legge Fini-Giovanardi, che non faceva distinzione tra droghe leggere e pesanti e che ha riempito le carceri italiane di persone coinvolte in piccoli reati di droga. Nel 2014 la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge, mentre in parallelo l’Italia iniziava a legiferare a favore della cannabis terapeutica, arrivando anche a produrre da sé la sostanza nello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

Nel 2015 oltre 200 deputati e senatori hanno intanto creato l’intergruppo parlamentare cannabis legale, per chiedere a gran voce una legalizzazione delle droghe leggere, anche alla luce della dichiarazione della Direzione Nazionale Antimafia secondo cui “il proibizionismo ha fallito.” In questo clima è poi esplosa la produzione agricola di canapa per fini industriali, la Coldiretti ha sottolineato che gli ettari coltivati sono passati dai 400 del 2013 ai 4mila del 2018. A contribuire a tutto questo, anche il boom della cannabis light, un settore che conta circa 800 aziende e un giro d’affari di 40 milioni di euro.

In passato erano nate altre iniziative formative simili, ma appartenevano alla sfera privata. È il caso dell’Italian Cannabis Business School, la prima scuola di alta formazione sulla marijuana in Italia, sviluppata dal fondatore di Easyjoint Luca Marola. I pochi altri casi che hanno riguardato la cannabis nelle università italiane si concentravano invece sull’aspetto sanitario—come il corso “La cannabis medicinale: aspetti agro-produttivi, botanici, medici, legali e sociali lanciato qualche tempo fa nel dipartimento di neuroscienze dell’Università degli studi di Padova.

Da fine ottobre, quindi, l’insegnamento della cannabis nella sua accezione socio-economica entrerà per la prima volta nell’università pubblica italiana.

“Io mi occupo da tempo della questione della cannabis," mi spiega al telefono il professor Rossi. "Ho notato che gli studenti mostrano un particolare interesse per queste tematiche e da qui ho pensato di farci un laboratorio facoltativo, che dà comunque accesso a crediti formativi [tre, nello specifico].”

Lo studio delle droghe leggere sarà una sorta di pretesto per insegnare ed esercitare gli studenti nella ricerca sociale: affrontando la storia della pianta, la sua regolamentazione, i modelli economici a essa legati e i riflessi teorici rispetto a proibizione, libertà e tabù, spiega Rossi, “la finalità non è quella di stabilire una parola definitiva su questo dibattito, bensì di insegnare agli studenti a studiare un tema, a scriverci, a presentarlo. Una finalità pedagogica insomma, non politica."

“L’obiettivo finale, utopistico direi, è di creare in un futuro una scuola di studio del settore,” conclude Rossi. “Certo è un sogno, per ora ci accontentiamo di insegnare il mestiere della ricerca sul tema ai ragazzi. Nell’ambito del laboratorio spero di riuscire a coinvolgere esponenti delle istituzioni, botanici, medici. Si tratta comunque di un'iniziativa nuova, in cui mi sto lanciando da pioniere, non so a cosa porterà. La storia ci dirà se era il momento giusto per avviarla.”

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