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Questo ex detenuto produce ramen sano e gourmet. E lo vende nelle carceri

"Dio è venuto da me e mi ha detto, 'Voglio che tu faccia questo ramen.'"

di Lauren Rothman
04 settembre 2018, 1:43am

Photos courtesy of Ron Freeman

Nel 1995, Ron Freeman girava con il suo carretto degli hot dog e vendeva panini ai clienti di uno strip club nel quartiere di Gardena, nella periferia di Los Angeles. Nei giorni di magra al club, cercava di arrotondare portando il suo carretto davanti a un complesso residenziale lì vicino, popolato principalmente da narcotrafficanti. Un pomeriggio, durante un blitz della polizia locale, una busta con poco più di un grammo di crack finisce nell'immondizia del carretto di Freeman, mi dice, gettata nella frenesia del momento da un noto spacciatore del giro e suo cliente abituale. Freeman non canta, e così finisce in una prigione lì vicino. Qui, il suo gusto attento per il cibo buono viene messo a dura prova, Freeman non riesce proprio ad accettare le brodaglie della caffetteria e spesso si rivolge allo spaccio, dove i detenuti possono acquistare cibo confezionato. Qui, per giorni e giorni, Freeman sceglie sempre lo stesso alimento: una confezione di ramen istantaneo.

Il ramen è una cosa seria in carcere. Come mi spiega Freeman — 54 anni e conosciuto ormai come "Chef Ron" — il cibo servito in prigione è spesso così pessimo che i detenuti preferiscono acquistare il ramen, per avere un piatto caldo e confortevole. Spesso personalizzano la loro zuppa, riempiendola di altri articoli acquistati allo spaccio, come patatine in busta e affettati. Oltre a placare la fame, il ramen è usato come merce di scambio all'interno del sistema carcerario statunitense che ha abolito le sigarette nel 2014.

Nelle strutture penitenziarie, le malattie croniche come pressione alta, diabete e patologie cardiache sono ormai diffuse tanto quanto i noodles pronti nelle buste di plastica, e colpiscono i carcerati in proporzioni nettamente superiori rispetto alla popolazione generale. Freeman, che ha creato una linea di gumbo surgelato dopo essere tornato in libertà nel 1998, vede un chiaro legame tra il cibo di scarsa qualità offerto ai detenuti — sia nelle caffetterie, sia negli spacci — e l'alta incidenza di problemi di salute tra i carcerati. Ricchissimi di grassi di bassa qualità, fruttosio e sodio, gli alimenti della prigione contribuiscono quasi certamente alla pessima salute tra i detenuti.

Per Freeman, però, il problema era diventato ormai una questione di principio, una lotta personale. Oggi è un uomo libero, ma quel sapore salato del ramen dello spaccio in prigione rimane bene impresso nella sua mente — e ora sta cercando in tutti i modi di cambiare le cose. Insieme a Dave Taylor, il suo socio in affari, Freeman sta sviluppando una linea di ramen istantaneo quasi privo di sodio e disponibile in diverse varianti — gumbo ai frutti di mare, taco al pollo ecc. Il suo obiettivo è vendere questi prodotti agli spacci dei centri penitenziari della West Coast per offrire un'alternativa salutare ai detenuti. Abbiamo incontrato Freeman per parlare della chiamata divina che ha ricevuto e che l'ha incoraggiato in questa missione e di come spera di coinvolgere altri ex-detenuti in progetti simili.

MUNCHIES: Ciao Ron. Perché il ramen è così popolare in prigione? Qual è stata la tua esperienza mentre eri dentro?
Ron Freeman:
Nel mondo libero, le persone giudicano il tuo status in base alla macchina che guidi, i vestiti che indossi o il quartiere in cui vivi. In prigione, ci sono gli acquisti allo spaccio. Il tizio con i soldi, quello che se la passa bene, lo riconosci dai prodotti che compra e da cosa mangia. Per giudicare un detenuto e il suo passato, guarda cosa c'è nel suo armadietto, o sotto il suo letto. È

grazie al ramen che capisci se lui era uno di successo.

Circa sei/sette giorni a settimana, il cibo servito in prigione è disgustoso, ogni singolo pasto. Ti danno della bolognese, ed è inspiegabilmente verde; non puoi nemmeno farti un panino con quella roba. L'unica volta in cui sono andato allo spaccio era la sera che servivano il pollo arrosto. Ma a parte queste rare occasioni, mangiavo solo zuppa di ramen. Ti puoi anche ingegnare, ci aggiungi carne essiccata, tonno, qualsiasi cosa. Insomma, la zuppa di ramen è una cosa seria. In prigione, il ramen è l'unica cosa che ti dà un po' di conforto. Anche se non hai fame, puoi divertirti ad arricchirlo un po' ed è fatta.

Come ti è venuta l'idea di lanciare la tua linea di ramen confezionato?
Quando sono uscito di prigione, ho dovuto ripensare la mia vita. Cosa avrei potuto fare? Ora avevo la fedina penale sporca. E avevo una famiglia, due bambini piccoli e una moglie. "Cosa posso fare per la mia famiglia? Come posso stare fuori dalla prigione e fare qualcosa di giusto?"

Alla fine ho aperto un internet caffè. Al piano di sotto c'era un ristorante, e ho pensato, è perfetto, così le persone vanno giù a mangiare e poi vengono qui a giocare ai videogiochi. Ho iniziato a specializzarmi in ricette tipiche della Louisiana, come il gumbo. Abbiamo continuato per qualche anno, e poi ho deciso di fare il grande passo: ho contatto alcuni fornitori e ho iniziato a collaborare con piccoli supermercati locali, portando loro le pietanze pronte. Funzionava bene, ma non mi dava ancora la soddisfazione economica e sociale che avrei desiderato. Rimaneva del cibo da neri, venduto in negozi per neri e gestito da neri; io non volevo limitarmi a questo, volevo servire tutti quanti. Sentivo che si poteva fare di più, ed è così che mi è venuta l'idea del ramen.

Come hai iniziato il processo di produzione?

Quello che dico sempre è che Dio è venuto da me e mi ha detto, "Voglio che tu faccia questo ramen." oono un uomo di fede. Non sono fanatico ma credo in Dio, credo che lui abbia uno scopo. Io e mio figlio stavamo attraversando un periodo difficile. Il ristorante andava abbastanza bene, ma non portava molti soldi. Così a volte eravamo costretti a mangiare ramen. Credo che sia successo in sogno, o forse appena sveglio ho capito cosa dovevo fare, sono andato di sotto e ho provato il gumbo con i noodles. Perché dentro di me, avevo sentito la chiamata di Dio, "Voglio che tu faccia i noodles al gusto gumbo."

"Il ramen è molto salato. Quindi, per prima cosa non li farò salati, saranno più saporiti. E seconda cosa, userò questa idea per tornare in prigione e parlare con i ragazzi."

Così sono sceso in cucina e ho preparato la salsa, l'ho versata sui noodles senza aggiungere condimenti: era delizioso. Di base, l'unica cosa che ho fatto, è stata sostituire il riso, con cui di solito viene servito il gumbo, con dei noodles. Al tempo, vendevo già gumbo surgelato ai piccoli supermarket di quartiere. Ho contattato il mio graphic designer e gli ho detto, "Questa è un'immagine della zuppa di ramen, voglio che tu faccia il mockup della stessa zuppa con la scritta "al gusto di gumbo" e un'immagine accanto. L'ho voluto vedere per immaginarlo e poi crearlo. Un giorno, sono andato da un cliente per vendergli una novità, volevamo proporre dei cavoli. Per sbaglio, il mockup mi è sfuggito dalla borsa e lui l'ha visto e mi ha detto, "Che cos'è quello?" E io "Be', sto pensando di fare questi noodles, ma è abbastanza ridicola come idea." La sua reazione mi aveva lasciato sbalordito, "Ron, ti devo dire una cosa. Io sono qui da 25 anni, se riesci a fare questa cosa, ti assicuro che spaccherà. Non vedo l'ora di ramen con gusti nuovi, sono stanco di comprare sempre la stessa cosa."

In quel momento ho pensato a una cosa, "Forse potrei aiutare anche altre persone con questa idea." Il ramen è molto salato. Quindi, per prima cosa non li farò salati, saranno più saporiti. E seconda cosa, userò questa idea per tornare in prigione e parlare con i ragazzi." Invece di provare a venderlo nei piccoli supermarket, avevo deciso che l'avrei venduto in prigione. Volevo arrivare lì perché sapevo che molti ragazzi soffrivano di pressione alta e ipertensione. Così ho deciso di creare un prodotto più sano e più saporito. Ho iniziato facendo ricerca e ho trovato un'azienda che fabbricava in Cina disposta a collaborare per creare i gusti e tutto quello che serviva per fare il ramen.

Non avevo abbastanza soldi per il prototipo, così la mia ragazza mi prestò 1500 dollari per fare le prime confezioni. La prima volta che ho visto il prototipo ho pianto come un bambino. Era tutto vero. Potevo aprire un pacchetto di noodles e testare il nuovo sapore. Una cosa a cui tenevo molto erano i sapori forti, volevo che risaltassero bene. Quando assaggi il nostro ramen, non è solo salato, senti il peperone, il sedano, la cipolla, il filé nel gusto gumbo e il peperoncino nel gusto taco. Ho cercato di riprodurre al meglio la ricetta originale. Certo, è un po' più costoso, ma è quello che volevo ottenere. Ab

biamo ridotto il sodio al 15 percento [della dose giornaliera raccomandata, NdR], rispetto al 37 percento di Nissin Foods. Ed ecco l'altra differenza: le loro confezioni contengono due porzioni. Ora non so voi, ma io se compro dei noodles pronti me li mangio tutti, non li voglio dividere. Quindi la quantità di sodio raddoppia, fino al 70 percento circa di sodio per confezione. Le nostre confezioni sono porzioni singole, quindi ci aspettiamo che vengano consumate interamente da una sola persona.

Come hai fatto per vendere i prodotti negli istituti penitenziari?
È stato il mio socio a contattarli, gli ho suggerito di farlo con il mockup alla mano. Da quel momento ho iniziato a studiare i gusti. Questo è un passaggio fondamentale, perché se fai solo gusti d'ispirazione afro-americana, poi li compreranno solo i detenuti afro-americani. Ma la popolazione di colore è davvero numerosa in carcere e così ho scelto di iniziare con gusti della tradizione latino-americana, poi uno afro-americano e poi uno per i detenuti musulmani, un altro gruppo in crescita. Per loro abbiamo pensato alla zuppa d'agnello, perché non possono mangiare manzo né maiale. Il prodotto è in produzione in Cina in questo momento. Arriverà negli Stati Uniti verso la fine di settembre e dovrebbe essere disponibile nelle carceri già da metà ottobre.

Oltre al corretto contenuto nutrizionale, quale impatto pensi che avrà il ramen?
Vorrei utilizzarlo anche come metodo per ispirare chi come me è stato in carcere, per mostrare loro che non bisogna per forza spacciare droga per sopravvivere. I narcotrafficanti non sono gli unici imprenditori di successo, si possono anche fare cose diverse. Il processo, se ci pensi, è lo stesso. Compri la materia prima all'ingrosso, la tratti e poi trovi la tua clientela. Solo che in questo caso è tutto legale.

Molti dei ragazzi non ne hanno idea. Quando vedono le auto di lusso, le donne e i vestiti firmati, pensano che quella sia l'unica alternativa, e invece no. Io voglio farcela con il cibo. Voglio dimostrare ai ragazzi che escono di prigione che è possibile, puoi prendere il tuo carretto e vendere cibo, puoi farlo anche da casa all'inizio. Fai carne al barbecue, o qualsiasi altra cosa. Non devi per forza vendere droga. Puoi vendere cibo ai narcotrafficanti, quello sì! Loro hanno i soldi e tu hai il cibo buono. Soldi facili garantiti e tu sei al sicuro.

Il nostro hashtag è #hireyourself (assumi te stesso). Voglio convincerli a non arrendersi, voglio dare coraggio a questi ragazzi in carcere, perché si facciano venire un'idea e la mettano in pratica, voglio che prendano esempio dal tizio che vende il ramen in carcere e che progettino di aprire una propria attività quando avranno scontato la pena. Questo è quello che vorrei. E se anche riuscissi a salvare un solo ragazzo dalla prigione, sarò felice, avrò fatto il mio lavoro.

Grazie Ron.

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