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politica

Ripetiamolo ancora insieme: paragonare terremotati e migranti è una grande stronzata

Un giornalista che abita nelle zone del sisma del 2016 spiega perché frasi come "i terremotati in tenda e i migranti in hotel" o "non scendete mai in piazza per i terremotati" non hanno alcun senso.

di Mario Di Vito
03 luglio 2019, 11:05am

Collage con foto di Alessandro Iovino.

È più sfigato un terremotato o un migrante? La domanda è oziosa solo in apparenza: mentre continua a tenere banco il caso Sea Watch, sono parecchi quelli che si divertono a paragonare la situazione di chi attraversa il Mediterraneo con quella di chi sopravvive all’interno del cratere del Centro Italia.

L’analogia, si capisce, servirebbe a mettere in difficoltà chi ha manifestato la propria solidarietà alla comandante Carola Rackete e ai migranti; sottintendendo che la stessa attenzione non venga mai riservata agli italiani che da tre anni subiscono le conseguenze del sisma.

Ora, io abito nelle Marche a due passi dal cratere e per vivere faccio il cronista: dall’agosto del 2016 non parlo d’altro che di terremoto. Ho contribuito a realizzare un documentario sugli sfollati, ne sto realizzando un altro sui “ritornati,” e ho raccolto anche alcune storie in un libro. Lo faccio per lavoro, certo, ma anche perché—oltre ai muri e alle case—qui ci sono da ricostruire pure le persone.

È proprio da questo punto di vista che ritengo il paragone tra terremotati e migranti quantomeno improprio, per non dire che è una cazzata di dimensioni spaventose. Ciò nonostante continuo a leggere e ascoltare ovunque leggende e luoghi comuni su questa contrapposizione fasulla, riassumibili con la famigerata frase: “E allora i terremotati?”

Per questo motivo, e perché ad ogni sbarco tornano a galla più forti di prima, ho provato a mettere in fila quelli più comuni e a smontarli uno per uno.

“MANIFESTATE PER I MIGRANTI E NON SCENDETE MAI IN PIAZZA PER I TERREMOTATI!”

Ecco, non è vero. Anzi: chi manifesta per i migranti spesso e volentieri lo fa anche per i terremotati. Il collettivo Terre in Moto Marche e le Brigate di Solidarietà Attiva sono due buoni esempi di questo discorso. Tra l’altro, ultime in ordine di tempo, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno sono andate in scena due manifestazioni a Roma in favore dei terremotati.

Ci sarebbe poi da sottolineare il fatto che chi vuole sbattere Rackete in galera è lo stesso che non sta ricostruendo (a giugno del 2019, ancora 50mila persone sono senza casa), e che grazie al decreto sicurezza chi protesta per i terremotati rischia di andare incontro alle stesse spiacevoli conseguenze di chi protesta per i migranti.

“LE ONG SOCCORRONO I MIGRANTI, MA TRASCURANO I TERREMOTATI”

Falso. Si dà il caso che Emergency presti servizio gratuito nel cratere, e che Medici Senza Frontiere si sia attivata subito dopo le scosse dell’ottobre del 2016. Idem per quello che riguarda Save the Children, che ha offerto assistenza a 1.800 persone (1.300 bambini).

Tra i primi ad arrivare a prestare soccorso ad Arquata del Tronto nella notte del 24 agosto del 2016 c’è stato poi anche un gruppo di rifugiati e richiedenti asilo ospitati dalla cooperativa Gus. E questi sono solo alcuni esempi: le Ong che operano (o hanno operato) nel Mediterraneo sono intervenute anche nel cratere del terremoto.

“I TERREMOTATI SONO NELLE TENDE, MENTRE I MIGRANTI FANNO LA BELLA VITA NEGLI HOTEL”

Questa si commenterebbe da sola, ma prendiamo per un attimo sul serio. Quello che forse non si sa, o si dimentica di sapere, è che migliaia di terremotati sono finiti negli hotel e—parola loro—non è affatto un bel vivere.

I ritardi nella consegna delle casette e nella ricostruzione (che non è mai cominciata davvero) vengono denunciati da anni, nell’indifferenza di tutti i governi, tra cui quello attuale.

“SALVINI VA DAI TERREMOTATI, GLI ALTRI INVECE VANNO DAI MIGRANTI”

Il ministro dell’interno è venuto nel cratere più volte durante la campagna elettorale delle politiche del 2018, ma da allora non s’è più fatto vedere. Al contrario ha smollato la pratica al Movimento Cinque Stelle, che ha piazzato sul sisma un sottosegretario e si è scelto in autonomia il nuovo commissario alla ricostruzione.

In questo modo ha allontanato i problemi, così da conservare nel cratere un bacino di voti e—soprattutto—di propaganda per la prossima elezione.

A questo punto vale la pena ricordare che, finora, gli unici che stanno avendo seri problemi con la giustizia durante il post-sisma sono l’ex sindaco di Visso e ora senatore leghista Giuliano Pazzaglini e un’imprenditrice che in tempi recenti si è fatta immortalare al fianco di Salvini.

“D’ACCORDO, MA INTANTO LA LEGA CONTINUA A PRENDERE VOTI NEL CRATERE!”

Questo è vero. Effettivamente, la Lega nei paesi terremotati prende mediamente più del 40%. Bisogna però ricordare che tra i terremotati l’affluenza alle urne è molto più bassa della media nazionale (che già non è alta). E va pure notato che Salvini alle Europee ha sì fatto il pieno, ma i suoi candidati alle amministrative hanno perso quasi tutti.

“QUANTI MIGRANTI OSPITATE A CASA VOSTRA?”

A questa è facile rispondere: e voi, quanti terremotati ospitate a casa vostra?

“AVETE RACCOLTO I FONDI PER PAGARE LA MULTA ALLA SEA WATCH, MA NON AVETE TIRATO FUORI UN EURO PER I TERREMOTATI”

Non è vero: basti pensare che per i terremotati, solo con gli sms solidali, sono stati raccolti oltre 30 milioni di euro. Soldi che, per la cronaca, non sono spariti come pure qualcuno ha denunciato con grande indignazione.

“E ALLORA IL PD?”

Per tutti e due gli anni di gestione Pd del doposisma, i governi e i governatori delle regioni sono stati—a ragione—attaccati più e più volte. Io sono stato pure querelato da un esponente del Pd. Come me molti altri, nel tempo, si sono meritati gli appellativi di “gufi,” “cassandre,” “nemici del popolo,” “iettatori,” “sfigati,” “pessimisti,” eccetera.

Questo per dire che nessuno ha mai risparmiato critiche ai governi Renzi e Gentiloni, alle regioni (le Marche, il Lazio e l’Umbria in mano al centrosinistra, l’Abruzzo da qualche mese passato alla destra) e alle loro politiche.

“INSOMMA, PERCHÈ LA SITUAZIONE NON SI SBLOCCA?”

L’attivista marchigiano Leonardo Animali la chiama strategia dell’abbandono, ed è quell’insieme di pratiche e di politiche che mira a svuotare l’Appennino dalla sua popolazione per farne un grande parco giochi per turisti e speculatori vari.

In questo c’è perfetta continuità tra centrosinistra, Lega e Movimento Cinque Stelle: dei terremotati non frega niente a nessuno. Sono pochi, sono rozzi, sono un bacino di voti irrilevante, al massimo sono buoni per un po’ di propaganda—e solo a tratti.

Tra l’altro, il governo del “cambiamento” e dei “cittadini” sta dando la colpa della mancata ricostruzione proprio agli stessi terremotati. Secondo il commissario scelto dai Cinque Stelle, infatti, ogni responsabilità è di chi non sta presentando le pratiche per fare i lavori.

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