La guida di VICE alle Elezioni

La guida di VICE ai partiti delle Elezioni 2018 - Partito Democratico

Ad oggi, il PD è modellato a immagine e somiglianza di Matteo Renzi; ed è un partito solo, assediato su più fronti, con un’identità incerta.
Leonardo Bianchi
Rome, IT
Juta
illustrazioni di Juta
22.1.18
Illustrazione di Juta.

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I video degli automobilisti russi—in Russia molti montano una telecamera sul cruscotto come forma di autodifesa—sono un ottimo modo per perdere tempo su YouTube . In uno si vede un meteorite che solca il cielo: prima appare come un puntino, poi come una supernova sul punto di inglobare tutto, e infine come una scia sempre più esigua e distante. Ecco, mi pare una metafora adatta per descrivere il Partito Democratico alla vigilia delle elezioni—qualcosa destinato ad avere un impatto duraturo, e che ora sta lentamente svanendo.

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Come arriva a queste elezioni: Non alla grande, appunto. Dal 2013 a oggi il PD ha cambiato tre segretari e tre presidenti del consiglio, vissuto tre scissioni derivate da feroci lotte intestine, perso un sacco di iscritti, elezioni locali e un referendum cruciale, e dissipato il clamoroso 40 percento alle elezioni europee del 2014. Ad oggi, il PD è modellato a immagine e somiglianza di Matteo Renzi; ed è un partito solo, assediato su più fronti, con un’identità incerta.

Chi sono i loro alleati: Esclusa ogni alleanza con la sinistra e i fuoriusciti dal partito, il PD correrà con la lista Insieme (formata dai socialisti di Riccardo Nencini, i Verdi di Angelo Bonelli e i “prodiani” di Giulio Santagata), +Europa di Emma Bonino e Civica Popolare dell’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin—a cui spetta indubbiamente il logo più petaloso della storia partitica italiana.

L’apparentamento con quest’ultima formazione ha comportato non poco imbarazzo. Nel collegio uninominale di Bologna, infatti, a sfidare l’ex segretario del PD Pierluigi Bersani ci sarà Pierferdinando Casini—democristiano di lungo corso, alleato a più riprese con Silvio Berlusconi e nemesi storica di Matteo Renzi, che nel 2012 scriveva sulla sua pagina Facebook: “Se vince Renzi, no a Casini. Nessun inciucio che ci impedisca di governare e di fare scelte.”


Guarda il nostro video Una giornata nell'Italia della Leopolda:


Cosa hanno promesso finora: A parte l’abolizione del canone Rai (costo stimato: 1 miliardo e 700 milioni di euro), c’è da dire che il Partito Democratico finora non le sta sparando grosse. Al contrario, Renzi e i suoi hanno rivendicato il loro operato al governo e si sono posti come una forza “seria” e “tranquilla,” lontana dalle pulsioni demagogiche dei propri avversari. Come ha detto il segretario del PD, insomma, “siamo oggettivamene tutta un’altra storia rispetto al populismo a cinque stelle e all’estremismo di questa destra leghista.”

Quante possibilità hanno di farcela: Dipende per cosa s’intende con “farcela.” Arrivare al governo pare altamente improbabile: i sondaggi non sono di certo esaltanti, e attestano il PD a un misero 23 percento—il minimo storico. L’unica soluzione sarebbe l’ennesimo esecutivo di coalizione, ma a questo punto il rischio di finire come il Pasok (Partito Socialista) in Grecia è davvero dietro l’angolo.

Ed è questo l’altro senso di farcela, ossia “imboccare il viale del tramonto”; se lo si intende così, allora le prossime elezioni potrebbero sancire l’inizio di una parabola discendente da cui sarà difficile risalire.

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