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Un'enorme mucca di mare estinta è stata appena ritrovata in Siberia

Uno scheletro che la dice lunga sull'estinzione e sull'impatto degli esseri umani sull'ambiente.

di Sarah Emerson
21 novembre 2017, 12:53pm

L'enorme scheletro di un esemplare di megafauna estinta, la ritina di Steller, è stata recentemente ritrovata su una spiaggia siberiana. Il ritrovamento, di per sé molto raro, è stato reso ancora più speciale per il fatto che lo scheletro era quasi completo.

La ritina di Steller (Hydrodamalis gigas, anche detta mucca di mare) un tempo prosperava nelle acque artiche delle Isole del Commodoro, un arcipelago di 17 isole e isolette nel golfo di Bering. La specie si è probabilmente estinta nel 1768. Vittima di bracconaggio, era molto apprezzata per la sua carne e pelle.

Immagine: Komandorsky Nature Reserve

Immagine: Komandorsky Nature Reserve

Questo scheletro raro è stato trovato nella riserva naturale di Komandorsky, un santuario ecologico candidato per essere incluso nel patrimonio dell'UNESCO. La ricercatrice russa Marina Shitova che ha studiato le otarie orsine del nord, è stata la prima a ritrovare la cassa toracica durante gli scavi.

Otto persone hanno riesumato lo scheletro nel corso di otto ore. Da un capo all'altro misura poco più di cinque metri, inoltre mancano alcune vertebre. Gli adulti di questa specie possono raggiungere una lunghezza di 7 metri e mezzo, e un peso che va dalle otto alle dieci tonnellate. A differenza dei cetacei, le ritine di Steller erano i mammiferi più grandi dell'Olocene, che è iniziato all'incirca 11.700 anni fa (ed è probabilmente finito all'inizio dell'Antropocene).

Lo scheletro completo è lungo circa tre metri, e a quanto sostiene la riserva è stato ritrovato nel 1987 ma è stato subito disassemblato.

Il disegno di una ritina di Seller durante i viaggi a Bering: una allegoria dello sforzo da parte della Russia per determinare le relazioni tra l'Asia e l'America. Immagine: Biodiversity Heritage Library

La maggior parte delle mucche di mare che si vedono nel museo sono scheletri compositi — amalgame di varii individui. Al momento, il museo di storia naturale di Helsinki dice di avere un esemplare totalmente intatto.

Che le mucche di mare di Steller siano sopravvissute al diciottesimo secolo è un caso particolare per quanto riguarda la megafauna del Pleistocene, periodo iniziato 2,6 milioni di anni fa e finito con l'arrivo dell'Olocene. A quel tempo, altre specie del Pleistocene come i moa e i bradipi da terra si erano già estinti da un bel po'. Questi giganti gentili si sono ritagliati il loro habitat nel Mare di Bering, fronteggiando le temperature grazie al grasso e alla pelle spessa. Si alimentavano per lo più di alghe e vivevano in grandi famiglie. Erano monogami, secondo le ricerche dei naturalisti che li hanno studiati.

A quanto pare, questi animali osservavano anche dei periodi di lutto, come descritto da un esploratore nel 1751:

"Abbiamo prove molto curiose della loro natura e della loro affezione coniugale: quando una femmina è stata catturata, il maschio, dopo aver provato invano con tutte le sue forze a liberare la compagna, l'ha seguita fino alla riva, nonostante lo avessimo picchiato duramente. Dopo la morte di lei, lui cercava di raggiungerla in maniera del tutto inaspettata e veloce come una freccia. Quando siamo arrivati il giorno dopo, la mattina presto, per farla a pezzi, lui era ancora lì..."

Molto di quello che sappiamo su queste specie del diciottesimo secolo deriva da manoscritti. L'animale prende il nome da Georg Steller, un naturalista tedesco che ha l'descritto durante una spedizione danese promossa dall'impero russo nel 1741. Anche se i suoi scritti sono stati vitali per capire questa specie, all'epoca Steller non aveva chiaro il concetto di estinzione.

Immagine: Komandorsky Nature Reserve

Immagine: Komandorsky Nature Reserve

Immagine: Komandorsky Nature Reserve

"Sembra comunque che, molto probabilmente, alcune delle specie esistenti fino a una quarantina di anni fa, dovranno essere tolte dal regno animale," ha scritto il naturalista Georg Heinrich von Langsdorff nel 1812.

Le autorità di Komandorsky vogliono mettere l'esemplare appena scoperto a disposizione dei visitatori della riserva. Grazie a lui, sperano di riuscire ad insegnare la storia dell'estinzione delle Isole del Commodoro alle future generazioni.

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