La cocaina è vegana? Dipende a chi lo chiedi
Illustrazione by Lia Kantrowitz

La cocaina è vegana? Dipende a chi lo chiedi

Alcuni credono la cocaina sia vegana. Altri sostengono il contrario, e hanno le fonti.
30.11.17

Kaitlin* è vegana da cinque anni, ma ogni tanto sgarra. Mangia miele, indossa vestiti in pelle che aveva comprato prima di darsi al veganesimo e, recentemente, ha comprato un paio di scarpe in saldo non riportandole poi indietro quando ha scoperto che c’era della vera pelle. “Non rientro nella perfetta definizione della vegana, non sono perfetta,” mi dice. “Ho i miei vizi, come tutti.”

È diventata vegana da un giorno all'altro. All’inizio aveva perso un po’ di peso. Kaitlin è del Sud, è cresciuta fra piatti infiniti di carne, quindi è passata dal mangiarsi una bistecca la sera all'attenersi a una dieta strettamente vegetale il giorno dopo.

I video degli animali maltrattati nelle fattorie li ha iniziati a guardare solo dopo i primi sei mesi da vegana. Pianse. Mi racconta ora di come quello sia stato un po’ un momento cruciale nella sua vita, e di come la sua visione sul veganesimo sia passata da salutista a etica. “Mi sono resa conto di come potessi mangiare ugualmente bene senza arrecare danno agli animali. Quindi alla fine non c’era proprio motivo per mangiarli.”

Dopo tre anni da vegana, anche lo stato delle sue finanze cambia rotta. Kaitlin inizia a potersi permettere il lusso di sperimentare con le droghe ricreative. E in tutto questo si chiedeva in che modo la marijuana (coltivata da lei), i funghetti allucinogeni, la coca, o l’MDMA, il 2CB o LSD potessero far male agli animali. Semplicemente, non poteva, si diceva, "Dopotutto la cocaina viene dalla pianta di coca, quindi tecnicamente è vegana, giusto?".

“Credo cercassi di razionalizzare il tutto dicendomi che la cocaina di per sé non nuocesse agli animali, alla gente o all’ambiente, specialmente se creata legalmente in un laboratorio,” mi racconta. “Dopotutto, se il contesto era legale, questo significava tutto il contorno criminale non fosse presente, giusto? In un mondo utopico parallelo coltiviamo piante di coca sostenibili e organiche, e ci disfiamo di tutti quegli agenti chimici nocivi che vengono utilizzati per estrarre la sostanza attiva. Sempre in questo mondo, regolamenteremmo la vendita della cocaina, sbarazzandoci degli atti violenti che ci sono ora.”

Quest’utopia è decisamente lontana dalle realtà (che Kaitlin ammette di non conoscere alla perfezione), della coltivazione, produzione e consumo della cocaina. Se la cocaina possa ritenersi vegana o meno è fonte di discussione da anni, persino su piattaforme come LiveJournal. Si tratta di un confine sottile e abbastanza pretestuoso di un diagramma di Venn su cui stanziano sia i vegani che i consumatori, abituali o meno, di cocaina, e che è stato messo in discussione più e più volte dagli insiemi delle dimensioni etiche ed ambientaliste.

"Dopotutto, se il contesto era legale, questo significava tutto il contorno criminale non fosse presente, giusto? In un mondo utopico parallelo coltiviamo piante di coca sostenibili e organiche, e ci disfiamo di tutti quegli agenti chimici nocivi che vengono utilizzati per estrarre la sostanza attiva.”

“Non lo so. Possiamo considerare l’acido solforico, il permanganato di potassio, il carbonato di sodio, il cherosene, l’acetone e l’acido idroclorico vegani?” chiede Kendra McSweeney. “La cocaina si produce con delle sostanze chimiche, non solo con le foglie di coca.”

Kendra McSweeney è una professoressa del dipartimento di Geografia dell’unversità dell’Ohio, e il suo lavoro si focalizza sulla regione de La Mosquitia in Honduras, dove è in atto una deforestazione causata dagli effetti della coltivazione e del traffico di cocaina nell’America Centrale. “Dipende tutto dalla tipologia di veganesimo che si decide di fare propria. Bisogna chiedersi se si è vegani etici - ovvero se ci importa delle vite di tutti gli esseri viventi - o ambientali - decisi perciò a salvaguardare l’ambiente con la propria dieta. In quest’ultimo caso allora no, la cocaina non può decisamente fare parte della vita della persona vegana in questione. Nel primo caso, beh, possiamo dire l’uso sia ammissibile.”

La cocaina è estratta direttamente dalle foglie di coca, che a loro volta vengono strappate dalla pianta, macinate, polverizzate e miscelate energicamente in una soluzione che solitamente è a base di sale e cherosene. Si passa poi al filtraggio e all'essiccazione, ricavando una sorta di pasta i cui eccessi vengono gettati nelle fonti d’acqua più vicine.

Piantagioni di coca in Bolivia, 2007. Le piantagioni di coca in Bolivia hanno sostituito quelle di arance, pesche, papaya, caffè e grano, diventando una minaccia per le popolazioni locali. Foto: AIZAR RALDES/AFP/Getty Images.

“Ogni anello della catena della produzione di cocaina contribuisce al degrado ambientale,” afferma Liliana M. Dávalos-Álvarez del dipartimento di ecologia ed evoluzione dell’università di Stony Brook.

“Chi coltiva coca lo fa su delle pendenze e degli incavi piuttosto precari perché sono gli unici in cui è facile nascondere quest’attività. Secondo studi effettuati, poi, prima di piantare la coca gli agricoltori fanno uso ingente di erbicidi, necessari a ripulire la zona interessata dalle coltivazioni precedenti. Per non parlare poi dei materiali di scarico, che vengono gettati nei corpi idrici più vicini a discapito del benessere delle comunità circostanti.”

La ricerca di Dávalos-Álvarez tratta proprio degli effetti deleteri causati dalla coltivazione di coca in Colombia, e riversatisi poi sulle specie animali della zona. Mi spiega infatti che anche gli animali subiscono gli effetti collaterali di un sistema di domanda e offerta globale di cocaina che, come in un ciclo perpetuo, non finiscono mai.

“Le reti che prima trafficavano solo cocaina ora si sono specializzate anche nel traffico di legnami, oro e animali esotici, svuotando la Foresta Amazzonica e le Ande di tutta la loro flora e fauna. Alcuni consumatori di cocaina si autoconvincono, bollando le proprie scelte come sostenibili, data l’assenza di animali nel processo che coinvolge la produzione. La realtà però è diversa.”

Eppure, quando mi ritrovo a trattare queste tematiche con persone vegane che fanno uso di cocaina (inclusi quelli duri e puri, che ritengono le proprie scelte di vita come le più etiche), noto sempre molte espressioni sgomente.

Kaitlin stessa, per esempio, ha un po’ esitato quando le ho presentato un recente dibattito contro i vegani che fanno uso di cocaina. C’è qualcosa in questo tipo di studi che la blocca; Kaitlin si chiede se siano un modo velato o meno di puntare il dito contro i vegani, trovando finalmente un cavillo che metta in discussione il loro stile di vita.

“Alcuni consumatori di cocaina si autoconvincono, bollando le proprie scelte come sostenibili, data l’assenza di animali nel processo che coinvolge la produzione. La realtà però è diversa."

“Vi aspettate standard più elevati da noi vegani?” mi chiede subito. “Ha a che fare con il fatto che noi vegani tendiamo a essere critici verso gli stili di vita altrui, e quindi voi di rimando sentite la necessità di criticarci con un po’ più di ferocia?”

Arnold ha 20 anni ed è al secondo anno di studi alla George Washington University. È vegano da un anno e mezzo. Attribuisce il suo cambiamento fisico proprio a questa dieta, perché da quando è vegano ha perso 45 chili, passando da 102 kg a 57 kg, per una riduzione dell’Indice di Massa Corporea da 37 a 23. È talmente fiero della sua scelta che ha iniziato a muovere i primi passi nell’attivismo.

Arnold fa anche uso ricreativo di cocaina dal primo anno di scuola superiore. Non la considera vegana di per sé, ma comunque sia l’uso di cocaina non lo pone di fronte a dilemmi insostenibili. Semplicemente, la include in tutta quella lista di “cose non vegane inevitabili,” come i telefoni cellulari assemblati dai bambini in Cina, che non sono etiche ma che comunque non intaccano il suo amore per gli animali.

“Il veganesimo ha a che fare con le scelte alimentari, di vestiario e ambientali. Tutto il resto, come le droghe e l’elettronica, non sono d’interesse primario,” insiste.

Mi rivela anche di non essere condizionato da tutte le discussioni sull'impatto ambientale. “Il veganesimo ha a che fare con gli animali. Io faccio robe tipo guidare la macchina per un sacco di chilometri e fumare erba. Ci sarà sempre qualcosa di poco etico nella tua vita. A me, personalmente, basta non mangiare 200 o più animali all'anno, e trovo questo sia molto più benefico per gli animali e l’ambiente rispetto al non fumare mezzo grammo di coca.”

Mi accorgo che questa sorta di pretesto del “è meglio non sapere,” e quindi del chiudere un occhio su tutto ciò che di deleterio si nasconde dietro alla produzione e vendita della cocaina, sia un po’ un ritornello comune fra i vegani che non ritengono il proprio consumo di cocaina come un evidente segno d’ipocrisia.

“È un po’ come per certi alcolici, quelli prodotti a un certo punto con vesciche di animali,” continua un’altra vegana, Mackenzie. “Non è che se non mangio parti animali, allora non consumo nemmeno il vino che è stato ‘toccato’ da una vescica. Non mi disturba.”

Mackenzie ha 24 anni, viene dal Queens e concorda con Aaron. “Se qualcuno mi dicesse che il mio liquore preferito contenesse qualcosa di non vegano, smetterei di berlo? No. Ok, forse la mia logica mentale non è perfetta, però non include lo smettere di fare le cose che mi piacciono.”

"A me, personalmente, basta non mangiare 200 o piùanimali all’anno, e trovo questo sia molto più benefico per gli animali e l’ambiente rispetto al non fumare mezzo grammo di coca."

Queste sensazioni vanno a braccetto con un senso d’impotenza che Renee, un’altra ragazza, mi descrive perfettamente. “Anche se smettessi di usare cocaina tutte le cose brutte che succedono nel percorso di produzione non cambierebbero.”

John Joseph McGowan ritiene che questa particolare motivazione sia, molto semplicemente, una cavolata. La sua fama primaria deriva dagli anni passati come voce della band hardcore newyorchese Cro-Mags, ed è ora affinata dagli anni di attivismo nel mondo vegano. Ha anche scritto un libro, “ Meat is for pussies.”

Ora cinquantacinquenne, McGowan ha iniziato il viaggio all’interno del veganesimo nel 1981, quando ha scoperto la dieta crudista lavorando in un negozio d’alimentari. Poi è passato alla cocaina nel 1987, ed è arrivato il periodo in cui ha iniziato ad avere proprio a che fare con gente a cui piaceva inalare cocaina e più in generale sballarsi.

“Non lo dimenticherò mai,” mi rivela parlando della sua esperienza con la cocaina. “La prima cosa che ho detto è stata, ora so perché Bruce Lee ne fa uso.”

La prima volta che ha fatto uso di cocaina era in Florida, a casa di un conoscente che l’aveva rubata da un gruppo di semisconosciuti. Il giorno dopo, lo stesso gruppo di sconosciuti si è presentato armato nella stanza in cui McGowan stava dormendo, svaligiandola. Dei proiettili hanno mancato la testa del cantante per pochi centimetri.

“Quest’avventura” non l’ha portato a smettere di farsi. Anzi, il suo appetito per la droga è diventato insaziabile e dai risvolti violenti. Descrive questo periodo della sua vita come uno dei più bassi, che quasi lo hanno portato alla morte. “Mi ci sono voluti altri due anni prima di dirmi che o smettevo, o sarei morto.”

Oltre all’uso di cocaina, il cantante mangiava pasti irregolari durante quel periodo, attenendosi però sempre a una dieta vegana. Stava sveglio per tre o quattro giorni a farsi, poi crollava per un po’ e si beveva litri di succo nel tentativo di disintossicarsi.

“Penso che la mia salute sia più o meno rimasta in piedi grazie alla dieta vegana,” ammette.

McGowan ha detto addio alla sua dipendenza nel 1990, ma le sue esperienze con la droga lo hanno lasciato con un senso di rabbia verso chi ne fa uso, giustificandola.

“No, non puoi definirti un vegano etico se ne fai uso,” dice. Nella sua mente ci sono tre motivazioni che possono portarti al veganesimo, e sono rispettivamente di natura etica, ambientale e salutista. E nessuna delle tre va a braccetto con la cocaina.

John Joseph McGowan sul parco al Fun Fun Fun Fest all'Auditorium Shores il 10 novembre 2013 ad Austin, Texas. Foto di Rick Kern/Getty Images.

“Guarda cosa sta facendo la cocaina all'ambiente e a ogni ecosistema, alle foreste pluviali… che poi sono quelle che ci forniscono la maggior parte dell’ossigeno che respiriamo. La coltivazione di coca arreca danno tanto quanto l’allevamento intensivo, per via della richiesta sempre maggiore. E se questo non basta come motivazione, allora bisogna pensare a quei poveri animali che bevono l’acqua contaminata dagli scarichi della produzione di cocaina. Chi cerca invece motivazioni salutistiche per non farne uso, beh dai, basta pensare allo schifo che ci si mette nel corpo.”

Il cantante non le manda a dire a quei vegani che si giustificano mettendo a rischio il proprio corpo proprio come faceva lui in passato. “Quella merda non è vegana.”


* I nomi sono stati cambiati per proteggere le identità degli intervistati.