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La stampa mi ha trasformato nel fan ufficiale di Matteo Salvini per colpa di un aperitivo

Questa è la strana storia di come mi sono ritrovato a essere il volto associato dalla stampa italiana alla gioventù "salviniana" per colpa di un aperitivo, un selfie, e dell'unione delle due parole nel mostruoso concetto di "aperiselfie".

di Leon Benz
15 aprile 2016, 10:22am

L'autore alle spalle di Salvini. Tutte le foto di Vincenzo Ligresti

Questa è la strana storia di come, mio malgrado, mi sono ritrovato a essere il volto associato dalla stampa alla gioventù "salviniana"—il tutto per colpa di un aperitivo, un selfie, e dell'unione delle due parole nel mostruoso concetto di "aperiselfie".

Ma iniziamo con ordine: ieri mattina, in un post su Facebook, Matteo Salvini dava notizia di "un'occasione per conoscerci e stare insieme anche (e soprattutto) oltre Facebook" attraverso un "aperiselfie" in un pub di Milano. Ovviamente non si trattava di un tentativo di farsi nuovi amici in modo disinteressato: l'evento—dall'infelice slogan in rima "dammi una mano per Milano"—era parte della campagna per le comunali, in cui il leader leghista sostiene il candidato di centrodestra Stefano Parisi.

Non voto Lega, i miei commenti sulla pagina Facebook di Salvini sono tutt'altro che positivi, e vivo a svariate centinaia di km da quel pub. Ma dato che, come recitava lo stesso post, ero "in zona Milano", ho deciso di fare un salto all'evento per osservare da vicino i fan della Lega. Per partecipare bastava chiamare il pub e prenotare un tavolo, ed è così che ho fatto.

Quando sono arrivato erano più o meno le 18. La prima cosa che ho notato è stato come quasi tutti i tavoli del pub fossero occupati da ragazzi e ragazze di circa 20 anni, inframezzati da qualche tavolo di quarantenni e da un venditore di rose. Più in là, all'angolo della strada, stazionava un gruppo di motociclisti appoggiati alle loro moto, con le braccia incrociate e gli occhiali da sole, intenti a fissare il locale. In posizione ulteriormente distaccata c'erano i giornalisti.

Un po' smarrito ho cercato di parlare con un dipendente del locale per farmi indicare il mio posto. Sul tavolo poggiavano dei volantini di Salvini per le elezioni di Milano, una bottiglia vuota con dentro una candela e un menù. Ho ordinato una birra e pagato la mia quota per l'aperitivo, ma di Matteo non c'era ancora traccia.

Così, nell'attesa ho iniziato a osservare le persone intorno a me cercando di origliare i loro discorsi. Al tavolo accanto c'era un gruppo di ragazzi in jeans e camicia blu che credo di aver visto in Moonrise Kingdom. Intorno al collo portavano una sorta di fascetta verde con la scritta "Padania" in caratteri celtici. I loro polsi erano completamente coperti da braccialetti di gomma con incisa una croce e la scritta "Lombardia." La loro fede leghista si rifletteva anche in quello che stavano bevendo: un Japanese tea, che appunto è verde.

A un certo punto intorno a me ha iniziato a esserci un po' di movimento. La schiera dei giornalisti ha cominciato ad accendere registratori e macchine fotografiche, mentre i clienti si sono alzati dai loro tavoli per dirigersi verso l'ingresso del pub. Ho provato a seguirli, ma sono rimasto bloccato nella calca. Prima ancora di vedere Salvini, ho sentito la sua voce che chiedeva alla gente di fare piano.



Salvini è stato circondato e preso d'assalto dai giornalisti appena si è palesato, ma si è concesso alle interviste solo dopo aver salutato il proprietario del pub. Quando è tornato, la prima cosa che gli hanno chiesto è stato il motivo per cui aveva organizzato l'aperitivo.

"Lo facciamo per i ragazzi, per evitare i comizi," ha risposto, sorridendo. "Alle sei di sera, quando uno finisce di lavorare, si ferma un quarto d'ora, si fanno due parole su Milano, si beve una birretta che male non fa, se rimane solo una. Al massimo due ... e poi via."

Un altro giornalista gli ha chiesto cosa pensasse del termine "salvinata" inserito nella Treccani e lui, sornione, ha risposto: "Facciamo scuola! Dai, meglio la 'salvinata' che 'petaloso'. Però dai, con concezione costruttiva e positiva va bene, siamo sui vocabolari." Poi le domande si sono spostate sulla politica tedesca, sull'esonero dell'allenatore del Milan Mihajlovic e sulla sicurezza a Milano. Salvini ha risposto a tutte, ed è stato allora che dentro la mia testa è successo qualcosa di molto simile alla sensazione della possibilità di cadere che ti prende quando sei su un ponte. "Fallo."

Mi ero prenotato per l'aperitivo, mi ero seduto, avevo preso la birra, l'avevo ascoltato, ma nessuno gli aveva ancora chiesto un selfie. Nonostante fosse un aperiselfie. L'ho fatto.

Essendo stato io il primo ad aprire gli aperiselfie della serata, tutti i fotografi inviati dalle varie testate ci hanno circondato per immortalarci. Dopo aver scattato una cinquantina di foto il leader leghista si è spostato dietro il bancone e si è messo a spillare birre per i presenti.

A questo punto ho iniziato a girare per il pub, ho comprato degli occhiali da sole verdi e mi sono messo a parlare con le nuove e vecchie leve della Lega, sempre con l'obiettivo di capirci qualcosa di più. Un signore arrivato dalla Sardegna si è lamentato con me del fatto che Matteo non lo avesse riconosciuto nonostante si conoscessero e avessero "già parlato un sacco di volte." Un'altra signora che stava bevendo uno spritz lo guardava affascinata.

In generale, c'era un atmosfera strana. Salvini si comportava come suo solito, dicendo più o meno tutte le cose che ci aspetteremmo da lui: faceva sfoggio della stessa retorica e della stessa attitudine da simpatico, e anche se aveva una birra in mano parlava come se si trovasse in Parlamento o in una trasmissione televisiva.

Solo che si muoveva in un contesto decisamente surreale, anche perché alcuni dei personaggi che popolavano il locale erano piuttosto insoliti. Ma la cosa più surreale era l'atmosfera di felicità e familiarità che si respirava: tutti sorridevano e tutti quelli con cui parlavo sembravano felicissimi di avere a che fare con me. Il che di per sé fa un po' effetto, pensando che i fan di Salvini sono gli stessi che hanno accolto calorosamente proposte come "radere al suolo tutti i campi Rom con una ruspa!" e applaudito "basta buonismo, ci sono milioni di musulmani pronti a sgozzarci."

Quando sono tornato al mio tavolo sono stato fermato da una signora che aveva visto i miei occhiali e il mio accendino verde e ne era rimasta estasiata. "Sei un grande, hai anche l'accendino verde! Sei un grande!" mi ha detto. Mi ha chiesto di farci una foto insieme; poi ha aggiunto di essere una maestra di matematica alle elementari e che a suo dire Salvini "è l'unico politico in Italia che sta facendo qualcosa per questa città." In quello stesso momento, Salvini ci ha superati reggendo in mano una media chiara e lei è tornata a seguirlo per parlargli del tema del crocifisso nelle scuole e per ringraziarlo per quello sta facendo "per la scuola pubblica."

Mentre Salvini continuava a spillare birre, a fare avanti e indietro per i tavoli e a sedersi a parlare con alcuni clienti, ho notato un ragazzino con degli occhiali rossi che dall'inizio dell'aperitivo cercava il coraggio per avvicinarlo e farsi una foto con lui. Ogni volta che ci provava veniva come bloccato da una sorta di timore nei suoi confronti e non riusciva ad andare fino in fondo. Dopo la seconda birra ho iniziato a provare un po' di pena per lui. Specialmente perché, nel frattempo, tutti gli altri presenti continuavano ad avvicinare Salvini per farci due chiacchiere e per un aperiselfie.

Verso le 20, quando praticamente tutti i presenti erano riusciti a soddisfare il loro desiderio di parlare faccia a faccia e di farsi una foto con il "Capitano," l'estasi collettiva e l'interesse nei confronti di Salvini hanno iniziato a scemare. Gli avventori hanno cominciato a distribuirsi in maniera più eterogenea nel locale e in molti sono messi a giocare a biliardino o a carte, a fumare e a parlare tra loro.

A quel punto, Salvini ha deciso che era tardi e che doveva andare. Così ha iniziato a muoversi verso l'uscita, salutando le persone che trovava sulla sua strada, sempre sorridendo. Quando è arrivato davanti a me, mi ha dato una pacca sulla spalla e mi ha detto: "Ciao grande!" Alla fine è riuscito a raggiungere l'uscita del locale e si è dileguato.

Intanto, fuori il sole stava tramontando e i giornalisti se n'erano andati. Le cravatte verdi erano allentate e il ragazzino con gli occhiali rossi si era arreso senza poter coronare il suo sogno. Così me ne sono andato anche io.

Qualche ora più tardi, soffermandomi sulla home di Facebook ho notato che sulle pagine di svariate testate le foto del mio aperiselfie con il segretario della Lega aprivano in quasi tutti gli articoli sull'evento. E che nella didascalia di molte gallerie fotografiche si poteva leggere "Matteo Salvini insieme a un giovane fan".

A quel punto ho realizzato che non solo il mio volto sarebbe stato affiancato alla creazione del neologismo "aperiselfie", ma che volendo capire qualcosa di più sui leghisti ci ero arrivato fin troppo vicino. Venendo trasformato in uno di loro.

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