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Anche nello svago Bowie ci mette quel tanto di disagio che non guasta.È quindi indubbio che questo atteggiamento rivolto a farsi attraversare dal mondo si sia sintonizzato sul rumore verde della terra. Io ad esempio ho dei ricordi di Bowie davvero prematuri: la prima volta che lo vidi avevo sette anni e in un televisore in bianco e nero trasmettevano il video di "D.J.". Bowie si baciava in bocca con un uomo, distruggeva dischi, e la sua musica era una cacofonia allucinante. È uno dei flash più vividi che ho del passaggio dall'infanzia verso una consapevolezza storica: mi ha tirato uno schiaffo come per svegliarmi. La sua musica rifletteva perfettamente quegli anni, la fine dei Settanta, dove aleggiava la paranoia. C'erano frequenti blackout (un suo pezzo inHeroesporta questo titolo) e non era raro finire a lume di candela, ma non in senso romantico. In "Heroes" si prevedono i "figli dell'età silente" che non leggono più libri e non sanno più come si ama: potremmo dire preveggenza, ma era semplicemente un umore che già esisteva grazie alla televisione, alla cultura di massa e a un'educazione alla vita pressoché assente. Nessuno lo accettava, ma era la cosa più pop del mondo. Ecco perché Bowie era veramente una popstar: nonostante i suoi dischi fossero di una pesantezza micidiale, raccontavano la vita di tutti.
Il pezzo che ha rovesciato la vita di molti in tenerissima età, fra i quali me. Un Dj che ancora non esiste.
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