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Ibiza era divertente anche prima dei rave

Fra l'epoca bohemienne e il trionfo dell'ecstasy da due soldi, Ibiza ha vissuto un intermezzo paradisiaco dimenticato dai più. Derek Ridgers ha fotografato le persone che frequentavano l'isola negli anni Ottanta.

di Jak Hutchcraft, foto di Derek Ridgers
05 dicembre 2013, 9:14am

Prima dell'ecstasy da due soldi e di Paul Oakenfold, Ibiza era qualcosa di completamente diverso. Una placida isola baleare nota per essere la meta di riferimento di tutti gli hippie ricchi e famosi che volevano liberarsi dallo stress della professione di musicista a tempo pieno. C'è stato, però, un breve intermezzo fra l'epoca bohemienne e gli anni raccontati nel documentario Ibiza Uncovered—un arco di tempo che va all'incirca dalla metà degli anni Settanta fino alla fine degli anni Ottanta. 

Durante questo periodo, invece di essere invasa da turisti inglesi col loro miglior paio di bermuda in valigia e ansiosi di spendere 15 sterline a bottiglia al Pacha, Ibiza era piena di bella gente proveniente da tutta Europa che indossava abiti strani e ballava nei locali all'aperto. Era un po' come la Berlino dei primi anni Duemila, solo che al posto del vento gelido e dell'inquietante architettura sovietica c'erano la gloriosa e sfolgorante luce del sole e la sabbia.

Nel 1983 il fotografo Derek Ridgers era in vacanza a Ibiza con la sua famiglia quando gli capitò di incappare in questi clubber europei; fresco del progetto che aveva appena realizzato sugli skinhead a Londra, decise di puntare il suo obiettivo su di loro. Per qualche strana ragione, al tempo nessuna testata acquistò le sue foto, che rimasero così invisibili per anni, fino a quando lui stesso non le ha ritirate fuori per metterle in mostra questo mese, come parte dell'esibizione dell'Istituto di Arte Contemporanea di Londra "Ibiza: Moments in Love".

Ho chiamato Derek per parlare di queste foto.

VICE: Ciao Derek. Dimmi un po', tu facevi parte della prima scena dei club a Ibiza o eri solo un osservatore?
Derek Ridgers: Avevo 33 anni, ed ero in vacanza con la mia famiglia, ero un semplice osservatore. Avevo scattato un sacco di foto nei locali di Londra—locali come il Camden Palace e il Batcave—e quando sono arrivato a Ibiza nel 1983 mi sono accorto che c'era una scena simile anche lì.

Cosa pensavi che ci fosse di tanto interessante da ritrarre?
Era qualcosa di veramente eccezionale. Era come essere in un nightclub di Londra, solo che in realtà eri a Ibiza. Durante il giorno non si potevano notare differenze rispetto alle normali mete vacanziere del Mediterraneo, ma di notte potevi attraversare strade che praticamente si trasformavano in enormi club a cielo aperto. In realtà non avevo un progetto preciso, solamente non riuscivo a smettere di scattare foto. Era una specie di compulsione.

I volantini delle feste non influenzavano l'aspetto del luogo durante il giorno? O era ancora un ambiente molto hippie?
C'erano ancora alcuni hippie che gozzovigliavano nei bar di Ibiza, ma non tanti quanti ce n'erano in altre parti del Mediterraneo. I negozi vendevano abiti da figli dei fiori... sai, tipo tuniche di juta, gonne, nappe, cose così. I manifesti e i volantini non attirarono molto la mia attenzione a quel tempo; è stato solo con il tempo che quel genere di cose venne messo a fuoco. 

Credi che la scena sia stata contaminata dall'invasione inglese durante la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta?
Già nell'84 aveva iniziato ed essere contaminata, ma non credo sia stata necessariamente a causa degli inglesi. Nei primi anni Ottanta la bella gente d'Europa sciamava a Ibiza all'inizio dell'estate, e se ne andava quando gli Inglesi arrivavano per le vacanze. Ma erano gli europei continentali a guidare il movimento che ho fotografato: c'erano molti più spagnoli e tedeschi che non inglesi.

L'ecstasy era diffuso al tempi in cui hai realizzato questa serie?
Non credo. È stato un paio di anni prima che il fenomeno esplodesse nella cultura dei club. La prima volta che ho sentito parlare dell'ecstasy è stato con Grace Jones, quando la fotografai nell'84 o nell'85. 

Avevi già fotografato altre culture giovanili prima, come il movimento skinhead durante la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta, ad esempio. Quello che stava capitando a Ibiza ti ispirava le stesse sensazioni?
Non saprei proprio dirti. Era molto circoscritto. Nel senso che la scena riguardava solo alcune strade della città, ma non era concentrato quanto il movimento skinhead, perché la scena coinvolgeva tanti stili diversi. Non c'era uno stile predominante; là in mezzo c'erano, tra gli altri, alcuni goth e alcuni clubber che avrebbero potuto benissimo essere appena usciti dal Camnden Palace.

Hai continuato a seguire la scena dei club anche in Inghilterra?
Non proprio. Ho smesso di seguirla quando è scoppiato il fenomeno rave. Tutto era cambiato. Ero alla ricerca del tipo di soggetti che tentavano di attirare l'attenzione e che erano felici di mettersi in posa. Il cambiamento nella scena rave britannica non è stato qualcosa di cui mi sono reso subito conto. Era una scena molto oscura, si teneva nei campi o nei magazzini, luoghi così, che sarebbero stati difficili da fotografare comunque. Alcune di queste feste si tenevano in campi fangosi, e la gente non perdeva tempo a vestirsi in modo strano per andarci.

È un peccato. Un'ultima domanda, perché ti ci è voluto così tanto per poter mettere in mostra queste foto?
Prima di questa mostra le foto non erano mai state viste. Cercai di pubblicarle sulla rivista The Face al tempo, ma mi dissero che i lettori inglesi non sarebbero stati interessati alla scena di Ibiza. Dopo di che mi dimenticai delle foto e mi dedicai ad altre cose.

Le fotografie di Derek sono parte della mostra dell'ICA "Ibiza: Moments in Love", uno sguardo sulla Ibiza dei gli anni Ottanta attraverso una raccolta di manifesti di club, libri e fotografie. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 26 gennaio 2014.

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