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Cinque motivi per cui dovreste guardare Ho affittato un killer

È difficile consigliare un film di Aki Kaurismäki senza sembrare uno stronzo: il regista finlandese suggerisce automaticamente metafore di noia, di "cacate pazzesche" e qualche volta di origini orientali.
13 luglio 2014, 5:14pm

Questo post appartiene alla nostra serie sul meglio del catalogo Sky Online.

È difficile consigliare un film di Aki Kaurismäki senza sembrare uno stronzo. Bisogna andarci piano. Il regista finlandese suggerisce automaticamente nell'immaginario metafore di noia, di "cacate pazzesche" e qualche volta di origini orientali.

Per questo trovo conveniente iniziare il mio invito alla visione con un motivo oggettivamente confortante: Ho affittato un Killer è un film breve, dura meno di 80 minuti.

Mettiamo dunque da parte qualunque parallelismo (sbagliato) con la lunghezza della Corazzata Potëmkin di cui l'italiano medio fa sfoggio nelle situazioni di pericolo.

Da questi 80 minuti scarsi togliete pure due minuti buoni della scena del live di Joe Strummer in cui canta "Burning Lights" in un pub. Perché sì, in Ho affittato un Killer c'è anche la vostra immagine profilo di MSN: chi l'avrebbe mai detto eh?

Quando il protagonista entra nel bar, su una pedana all'ingresso, accompagnato da un suonatore di bonghi c'è il cantante dei Clash che canta un pezzo bomba scritto insieme a Shane MacGowan.

Il singolo, distribuito soltanto in 200 copie, è introvabile sia in formato vinile che cd, quindi vi toccherà vedere la pellicola per tirarvela con i vostri "amici". Se la recensione fin qui non vi ha ancora convinto a vedere Ho affittato un Killer, metto qui sotto la canzone trovata su YouTube per non fare ancora di più lo stronzo.

Il terzo motivo per cui non potrete fare a meno di vedere Ho affittato un Killer parte ancora una volta dalle immagini profilo social di alcuni tra di voi. Il protagonista del film è Jean-Pierre Léaud: il vostro attore feticcio, Antoine Doinel, che sia in versione baby, sia giovanotto, "aaadoooorate". Anche ai fan più preparati di Léaud sarà sfuggita la partecipazione del beniamino in questo film del 1990, ormai lontano dalla fama della Nouvelle Vague che continua a nutrire social network fermi al 1960.

Il quarto motivo per cui è necessario visionare Ho affittato un Killer di Aki Kaurismäki è la trama. Tralasciando i riferimenti letterari e cinematografici della "trilogia operaia", degli Ealing Studios, della dedica a Michael Powell, delle atmosfere Dostoevskiane, Kafkiane, Fantozziane, Renoiriane, l'inizio della storia è affascinante nella sua sola dimensione descrittiva:

Henri Boulanger è un dipendente francese degli Waterworks inglesi. Siamo alla fine degli anni Ottanta. L'ufficio è costretto ad alleggerire il personale. Inizia dagli immigrati. Dopo 15 anni di lavoro Henri viene licenziato, in regalo gli danno un orologio dorato in una busta di plastica, che non funziona. Cacciato da un giorno all'altro, Henri che ha sempre vissuto per il lavoro senza interessarsi di niente altro, tenta il suicidio. Prova vari suicidi, ma nessuno gli riesce. O il forno si spegne o il chiodo del cappio non regge. Così affitta un killer che faccia bene il lavoro che lui non è riuscito a fare.

Amaro e divertente. Ma proprio la sera in cui aspetta il killer, non sapendo a che ora arriverà, scende nel pub sotto casa, per la prima volta in tutta la sua esistenza priva di vizi, ordina un whiskey double e un pacchetto di sigarette. A fine serata, solo al tavolo, incontra una donna, fa appena in tempo a farsi dare il suo indirizzo e poi si separa da lei. Si è innamorato. Il killer, però, lo aspetta.

L'ultimo punto, il più importante, per cui vale la pena guardare il bellissimo film di Kaurismäki è che una volta che lo avrete fatto anche voi sarete automaticamente degli stronzi della nicchia. E insieme a tutti i lati negativi che questo comporta, acquisterete come per magia l'abilità di comprendere il significato profondo del film in un modo a voi sconosciuto prima. Attraverso questi versi di Majakovskij in lingua originale: "В этой жизни помереть не трудно. Сделать жизнь значительно трудней."

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