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Foto

Burocrati di tutto il mondo, unitevi!

Jan Bannings ha fotografato impiegati pubblici di tutto il mondo nel loro habitat naturale, la propria scrivania.

di Elektra Kotsoni
05 gennaio 2012, 3:00pm


India. Harsh Deo Prasad (nato nel 1947) fa attività informativa per gli agricoltori locali riguardo fertilizzanti, irrigazione e altri modi di implementare l’efficienza dell’agricoltura. Il suo salario mensile è di 9.100 rupie (181 euro).

Qualche anno fa, il fotografo Jan Banning ha attraversato i cinque continenti nel tentativo di rispondere a una domanda: gli impiegati pubblici si sentono ovunque inutili palline da ping pong che trascorrono la maggior parte del tempo a masticare improperi tra i denti, o succede così solo in Olanda?

Non ho la minima idea di come qualcuno possa decidere sua sponte di fare una cosa simile, ma i ritratti di Jan sono piuttosto interessanti, quindi l’ho chiamato per scoprire qualcosa di più sul suo progetto, Bureaucratics.

Ciao Jan, come stai?
Jan Banning: Sto bene, sono un po‘ stanco, perché stanotte ho fatto festa. La mia reinterpretazione fotografica dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci ha vinto il premio di un gruppo poetico. Hanno recitato poesie in mio onore, e per ogni verso ci siamo scolati qualche bicchiere di vino.

Be’, se c’è una cosa su cui i poeti la sanno lunga, è il vino. Allora, come è nato Bureaucratics? Incontri spiacevoli con i vari Hitler del pubblico impiego, immagino...
Tutti ne abbiamo avuti, no? Inoltre, ho sempre avuto interesse per la questione del potere
—del potere di Stato. Nel caso di Bureaucratics, tutto è cominciato con l'assegnazione di un compito terribile: fotografare i funzionari dell'amministrazione pubblica in Mozambico, per favorire gli aiuti per lo sviluppo. Non esattamente la richiesta più interessante che abbia ricevuto, ma...

E da lì sei andato in Bolivia, Cina, Francia, India, Liberia, Russia, Stati Uniti e Yemen. Perché proprio questi Paesi?
Be’, volevamo occuparci di varie parti del mondo, in continenti diversi. Ma ovviamente c’erano anche implicazioni politiche: prendi l'India, la più grande democrazia al mondo, o gli Stati Uniti, la superpotenza. Poi... la Bolivia è il Paese sudamericano con la più alta percentuale di indigeni. La Cina è stata scelta perché, almeno a livello politico, è ancora un Paese comunista, e la Russia perché è un'ex-superpotenza in trasformazione, dal comunismo a... come si può chiamare? Mafio-crazia? L'idea di fondo era capire fino a che punto queste persone fossero realmente coinvolte nell’amministrazione delle strutture di potere.

Strutture di potere: sono dappertutto così evidenti?
In Cina sì, eravamo sotto strettissima sorveglianza. Appena arrivati, abbiamo preso una macchina per arrivare agli uffici che volevamo visitare. All’inizio eravamo solo Will Tinnemans [lo scrittore con cui Jan ha collaborato per il libro Bureaucratics], il traduttore, l’autista, un tipo dell’Ufficio Stampa di Stato ed io. Ma ogni tanto ci dovevamo fermare per far salire qualcun altro a bordo. Giunti a destinazione avevamo un seguito di almeno dieci, 12 persone. Non so perché fossero lì, alcuni non si sono nemmeno presentati, ma era chiaro che il loro dovere fosse quello del vigilare sul nostro operato. Una volta negli uffici, ci hanno assaliti con una serie di informazioni che non ci interessavano assolutamente. Del tipo, quanto è profonda la miniera più profonda, quanto è alta la montagna più alta, quante tonnellate di acciaio e carbone producono, e Dio sa che altro. 


Cina, ufficio numero 10. Cui Weinhang (a sinistra, nato nel 1943) è il capo del villaggio di Cui, e Cui Gongli (nato nel 1969) è il segretario locale del Partito Comunista Cinese. Salario mensile per il capo del villaggio: nessuno. Salario mensile per il segretario di partito: 280 renminbi (26 euro).

Caspita. Come hai fatto a convincerli a farsi fotografare? È stato difficile?
Si è trattato più che altro di convincerli a farlo senza che venisse allestito il set. In molte occasioni siamo stati cacciati, o ci è stato chiesto di sederci e starcene buoni ad aspettare che si sistemassero. In quei casi, attendevamo per 20 minuti per poi trovarci davanti due belle signore che lavoravano su laptop nuovi di zecca, col resto dell’ufficio completamente vuoto. Quando ho protestato, il traduttore ha insistito perché fotografassi quello che mi era concesso. Quindi sì, in Cina è stata dura. Gli altri Paesi erano più liberali. O semplicemente più rilassati, non so. Anche in Yemen non è stata una passeggiata. Siamo rimasti per cinque giorni a morire di caldo nell’ufficio del vice Ministro, in attesa del permesso di gironzolare per l’edificio. Il bello è che prima ancora di partire ci avevano detto che non ci sarebbero stati problemi. Non abbiamo nemmeno mai visto il tipo, ma immagino si aspettasse qualcosa in cambio.


Yemen, 2006. Alham Abdulwaze Nuzeli (nata nel 1982) lavora all’ufficio regionale del Ministero delle Donazioni Religiose nella città di Al-Mahwit, governatorato di Al-Mahwit. Salario mensile: 12.000 rial (46 euro). Sullo sfondo, la foto di Ali Abdullah Saleh. 

Insomma, vi siete trasformati in vittime dei vostri stessi soggetti...
In un certo senso direi di sì. Un giorno Will ha aperto la sua casella di posta elettronica e si è messo a contare le mail relative al progetto
—permessi, scambi di idee, appunti, cose così. Ne ha trovate ben 3.200. Se questo non significa essere vittime della burocrazia...

Eppure nelle foto percepisco una certa empatia nei confronti dei soggetti, anche se sono scattate da un livello più alto; il punto di vista del cittadino. Io non sono mai entrata in nessun ufficio della pubblica amministrazione sentendomi bendisposto verso i dipendenti.
È vero, ma ho pensato che rappresentare il cliché non sarebbe stato poi così interessante. Credo sia questa la differenza tra arte e giornalismo: il giornalismo è fatto per lo più di cliché. Penso che sia più stimolante confondere lo spettatore e obbligarlo a porsi delle domande. Ovviamente non voglio fare propaganda per la burocrazia, cerco solo di essere onesto. Mi sentivo empatico verso queste persone e penso che dipendesse in buona parte dal fatto che non ero lì per chiedere permessi o cose simili. Ovviamente c'è anche dell'ironia, ma penso sia una parte inevitabile.

A proposito di ironia, che cosa mi puoi dire del tizio seduto a una scrivania 
in un prato, in India? 
Oh, lui! È un impiegato di basso grado che ha un ufficio in una specie di garage, senza finestreun posto molto deprimente. Così, se il tempo è bello sposta la scrivania all'aperto.


Francia, Alvernia, 2006. Roger Vacher (nato nel 1957) è un agente della narcotici di Clermont-Ferrand, nel dipartimento di Puy-de-Dome, regione dell''Alvernia. Salario mensile: 2.200 euro.

E che mi dici del poliziotto francese con il poster di Bob Marley e di foglie di marijuana appese al muro?
Questa storia è fantastica: è un poliziotto sotto copertura. Dal momento che la maggior parte dei suoi incarichi riguarda il relazionarsi con sospetti spacciatori e informatori, ha pensato che questo tipo di arredamento li avrebbe fatti sentire più a loro agio e, di conseguenza, più disponibili a parlare.

Dannati tizi della narcotici. In Liberia mi sembrano molto più minimalisti.
Il punto è che qualsiasi cosa lì è andata distrutta durante i 15 anni di guerra civile, quindi c'è gente che si è portata 
la scrivania da casache credibilità ha un funzionario senza scrivania? È una specie di investimento. 


Liberia, 2006. Henry Gray (nato nel 1940) è commissario del distretto di Gbeapo, Kanweaken, contea di River Gee. Gray ha 11 sottoposti, dei quali solo quattro sono pagati. I restanti sono volontari. Non ha disponibilità di budget, ed è indietro coi pagamenti. Gray è padre di 34 bambini (proprio così), 13 dei quali dipendono direttamente da lui per il cibo. Ha anche 18 nipoti.

Immagino che la povertà vada di pari passo con la corruzione...
Proprio così, ma in Liberia ne parlavano tranquillamente. Con lo stipendio che ricevono non arrivano a fine mese, e a volte capita che non vengano pagati per sei, anche nove mesi di fila. Perciò la corruzione è un dato di fatto. Ma ci sono ancora persone a cui importa del Paese, persone che vogliono davvero dare un contributo. La burocrazia può privarti di ogni brandello di idealismo, ma i pochi brav’uomini che ho incontrato durante questo progetto mi hanno restituito un po' di fiducia. 

Mi piacerebbe poter dire lo stesso. Grazie, Jan!

Al momento sono in corso due mostre di Bureaucratics di Jan Banning, una in Europa (nei Paesi Bassi), l’altra negli Stati Uniti. Per ulteriori informazioni, visitate janbanning.com.

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