Pubblicità
Questo articolo è stato pubblicato più di cinque anni fa.
Stuff

La morte corre sul Lido - Terza e ultima parte

Terzo e ultimo post dal Festival. I migliori, e soprattutto i peggiori, film di questa edizione secondo le nostre inviate a Venezia.

di Clara Miranda Scherffig & Laura Spini
12 settembre 2011, 5:34pm

Alla fine anche questa l'abbiamo portata a casa. Darren Aronofsky, regista di alcuni buoni film nonché regista di No-ma-davvero?!- The Fountain, ha fatto un discorso di premiazione incentrato su «ci sono film che ti fanno sognare, altri che ti fanno piangere, altri che ti cambiano per sempre» che sembra un po' il profilo di una tredicenne su Splinder, ma lui è appena stato Presidente di Giuria a Venezia e nella sua vita ha fatto usare la sparapunti contro la schiena di Mickey Rourke, quindi orientativamente dovremmo dargli ragione.Anche e soprattutto quando premia Sokurov con il Leone d'Oro. Indovinate chi presagiva che Sokurov avrebbe vinto il Leone d'Oro? Tutti. Principalmente perché il nuovo film del russo con gli occhietti è una cosa a sé, un Fuori Concorso per essenza, fuori dalla sala tutti urlavano «OPERA D'ARTE» (e «ho dormito un quarto d'ora»). Reinterpretazione e riscrittura del Faust di Goethe e conclusione della tetralogia sul potere ( Moloch, "il film su Hitler"; Taurus, "il film su Lenin"; Il sole, "il film su Hirohito"), il Faust è estremamente rigoroso pur nei suoi barocchismi, ed è un film che si regge sulla propria potenza visiva e narrativa (per esempio: le interpretazioni degli attori sono tutte piuttosto trascurabili, eppure funziona ugualmente). Premio meritatissimo. Detto questo, fuori dai denti, non si esclude che la giuria abbia deciso di fare il grande passo per pulirsi la coscienza e sentirsi dire «Ah, che intelligenti.» Tristemente, su internet si leggono recensioni in cui è stato scritto "improcrastinabile", e in genere se vengono usati aggettivi di più di sei sillabe significa che si sta cercando di camuffare la propria intima avversione nei confronti di qualcosa.

Leone d'Argento a Cai Shangjun per People Mountain People Sea, il film maledetto della Mostra (prima proiezione annullata per assenza sottotitoli, seconda proiezione interrotta perché qualcuno ha avuto la bella idea di pensare che stesse andando a fuoco qualcosa). Cai Shangjun (vedere foto) raccoglie il realismo di quando scriveva i film per Zhang Yang, se lo rigira tra le mani e costruisce un film scarno, precisissimo e boh, inserite a piacere qualcosa che riassuma il concetto di Quando meno te lo aspetti e pensi di stare annoiandoti, arriva la scena che ti devasta interiormente. Non dispiacerebbe rivederlo senza gente del pubblico che teme di trasformarsi presto in torcia umana.

Coppa Volpi miglior interpretazione femminile va a Deanie Ip per Tao Jie (A simple life), film raccolto, commedia intelligentissima, cameo di Tsui Hark che interpreta se stesso con gli abiti stravaganti. Qui di seguito, ecco Deanie Ip al lavoro. Ip Ip hurrà.

Coppa Volpi miglior interpretazione maschile al pisello di Michael Fassbender in Shame.

Altro da dire: Gran premio della giuria a Terraferma di Emanuele Crialese (poi ne parliamo), Osella miglior sceneggiatura a Yorgos Lanthimos ed Efthimis Filippou per Alpeis (poi ne parliamo), Osella miglior contributo tecnico alla fotografia per Wuthering Heights (non ne parliamo mai). Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima "Luigi De Laurentiis" a Là-bas di Guido Lombardi. Chi l'ha visto ha detto mica male. Su Wikipedia, il genere è indicato come "drammatico, mafia".

Ora che abbiamo adempiuto al nostro compito di essere più o meno d'accordo con i premi assegnati, possiamo sfogare le nostre pre- e spreferenze di questa 68. Mostra del Cinema di Venezia. Ecco rispettivamente:

I MIGLIORI TRE SECONDO CLARA

SHAME di Steve McQueen
Uscita dalla proiezione di Shame mi sono sentita tutta scombussolata e agitatina, avevo bisogno di stare un attimo da sola, trovare un momento di raccoglimento, fare silenzio. E no, NON ERA PER IL PISELLO DI FASSBENDER. Steve McQueen, oltre a essere un bravo regista, è anche una persona onesta perché ben conoscendo il pene di Fassbender e ciò che ne consegue, te lo schiaffa bello bello in faccia nella prima scena, così poi ti metti l'anima in pace e guardi il film (anche se memore di ciò che hai visto, never forget). Ma ecco, uno vede Shame e si sente tutto un po' stiracchiato, perché "le pieghe dell'animo" e degli orifizi sono infinite ed è giusto esplorarle tutte—anche se così in profondità magari fa un po' male. Diciamolo, la questione dell'erotomania è un po' ahia per tutti. Ma senza darci troppo dentro (ah-ah), Shame è quel genere di film che anche se rischia di esagerare, stai tremando sul seggiolone del cinema e preghi che non finisca mai. E quando finisce, lo fa nel modo giusto.

DARK HORSE di Todd Solondz
Quando Todd Solondz si è alzato per salutare il pubblico in sala, non si è messo in piedi per bene ma ha solo alzato le gambe a metà, con le ginocchia ancora piegate, come se si stesse sollevando dal water per prendere la carta igienica. Ciononostante, Dark Horse, tra i diversi aspetti meravigliosi, ne ha tre che sono i migliori: 1) i genitori del protagonista ciccione, Abe, impiegato nella ditta del padre e proprietario di un hummer giallo sono Christopher Walken e Mia Farrow; 2) il protagonista bruttissimo, Abe, collezionista di action figures e promesso sposo di Selma Blair, ha una ordinaria e molto condivisibile passione per canzonette pop dai testi motivazionali, che ascolta solo mentre guida; 3) insistenza su cose squallide e ripugnanti che riescono a toccare le corde del cuore e allora si capiscono e diventano quasi quasi belle (primo posto per le inquadrature di insegne di centri commerciali, negozi di giocattoli (censurati), diner, ecc.).

TOTEM di Jessica Krummacher
Va bene, questo film non solo è tedesco, ma pure fuori concorso—o meglio era in concorso sì, ma solo per la Settimana della Critica, in cui vengono premiate le opere prime di giovani esordienti. E Totem è davvero un'opera primissima, perché progetto di laurea della regista. Regista che forse pensava di vincere facile, perché ha sfruttato i tre ingredienti del turbamento che tirano di questi tempi: violenze improvvise tipo Michael Haneke + situazioni familiari disturbate e abbondanza di interni abitativi tipo Yorgos Lanthimos (anche se questi primi due sono quasi del tutto interscambiabili) + i tedeschi che in fondo in fondo sono pazzi. Il risultato finale è buono a dir poco, anche dopo averle fatto i conti in tasca per le fonti sopracitate, a cui attinge forse un po' troppo. Eppure il soggetto di Totem, la follia di una famiglia crucca—o forse sarebbe meglio dire la crucca follia di una famiglia, si dimostra un pretesto più che valido per fare un film. Piccolo momento Ma Dai: Claudia, la madre della famiglia, è interpretata da Natja Brunckhorst, cioè Christiane F. nell'orrendo Wir Kinder vom Bahnhof Zoo .

I MIGLIORI TRE SECONDO LAURA

ALPEIS di Yorgos Lanthimos.
Anche solo per il film che ha girato prima di questo ( Kynodontas, noto ai selezionatori degli Acadamy Awards nonché a tutti i non-greci come Dogtooth), Yorgos Lanthimos non si meriterebbe soltanto un'OSELLA. Tra l'altro, la mia cosa preferita del grecaccio è che i suoi film non possono mai essere riassunti, poiché il rischio è quello di sciupare il colpo di scena che va costruendosi per tutta la prima metà di film (e che È il film). Insomma: la tua mente realizza che ci sono dei tasselli che stanno tornando al proprio posto, ma solo a un certo punto tutto assume un senso e c'è la fottuta epifania e uno grida NO, MA DAI, MA NO strappandosi la faccia. Questo è il motivo per cui la sinossi ve la andate a cercare solo se siete scemi. Certo, Yorgos (lo chiamo come fosse il mio fidanzato) può permettersi soltanto un altro film con struttura: assurdo-assurdo-svelamento dei meccanismi-iperrealismo della condizione umana-mindfuck generale. Per il momento, però, se la cava egregiamente.
Qui lui applica la sua griglia prefabbricata all'elaborazione del lutto. A volte è quasi Volere volare con i morti. Sin dalla prima inquadratura ho scosso le mani in alto sopra le spalle quasi a dire Basta, basta, ho visto la Madonna.

KILLER JOE di William Friedkin
Qualche babbeo è uscito dal cinema deprecando l'«ennesima tarantinata», farfugliando riguardo l'inappropriatezza delle aggressioni verbali e dei pompini al pollo (no ulteriori spoiler, amici). Innanzitutto l'ennesima tarantinata non lo dici a uno che nel '71 girava Il braccio violento della legge e, se proprio vogliamo, il film è tratto dalla prima pièce di Tracy Letts, che non è esattamente Paolo Giordano. Per giunta, sono entrata in sala con un paio di certezze nella vita, una delle quali era che Matthew McConaughey fosse il peggiore attore del mondo, sono uscita sentendomi violata. Se abbiamo perso Matthew McConaughey, chi ci rimane da sfottere?

HIMIZU di Sion Sono
Il mio pronostico era che Sion Sono avrebbe vinto tutto. Leone d'Oro, Leone d'Argento, qualsiasi cosa, tutti a lui, vecchio arraffone. Invece no. Premio Mastroianni per attori emergenti (entrambi i protagonisti, Shôta Sometani e Fumi Nikaidô). Himizu avrebbe dovuto essere un adattamento del manga di Minoru Furuya, poi in Giappone è successo l'Armageddon e Sono si è detto«Sai chi non rinuncia al suo film? Io!» Il film è interamente girato in non-luoghi del post-terremoto (addirittura due parole con trattini), è pieno di pianisequenza pazzi e mattonate in faccia (non metaforiche), il parallelismo desolazione esistenziale-famigliare/paesaggi distrutti potrebbe sembrare pretestuoso, e invece è venuto fuori uno dei film più urgenti e attuali che uno potesse fare. Insomma, Himizu è lontano milioni di chilometri dall'essere un documentario sulla catastrofe, eppure riesce a esserlo.

MENZIONE SPECIALE per CUT di Amir Naderi

I peggiori film della Mostra li trovate nella seconda pagina. Leggete amici, leggete.

I PEGGIORI TRE SECONDO CLARA

THE INVADER di Nicolas Provost
L'unica cosa che si salva di questo film bruttissimo sono le gambe di Stefania Rocca. Per il resto si apre con una lunga inquadratura che, partendo da un primo piano di una vagina bionda, si allarga man mano su una spiaggia di nudisti a cui il mare "restituisce" un gruppo di (immigrati) negri. Il protagonista è un reietto superdotato che da gigante buono si trasforma in razzista all'incontrario, ci prova solo con donne bianche e fa una serie di cazzate che EH?

TERRAFERMA di Emanuele Crialese
Immigrazione a caso parte due: isola immaginaria della Sicilia con pescatori con il cappellino di lana fanno la fame perché i tempi non sono più quelli di una volta e si stava meglio quando si stava peggio e grande sonno. Per fortuna Crialese ha fatto un lavoro talmente grossolano che almeno le risate tengono svegli. Solo nella prima metà del film ci sono: gravidanze clandestine, lo snaturamento del progresso che costringe i siciliani a tenere le spiagge pulite (ma per fare soldi, questi venduti!), Claudio Santamaria carabiniere integerrimo e le regole da rispettare, che cosa bruttissima!, e turisti del nord coi capelli ossigenati che manco uno spot della Tim nel 2002.

4:44 LAST DAY ON EARTH di Abel Ferrara
Se sapessi che il mondo sta per finire, trascorreresti le tue ultime ore con Willem Dafoe? No, cacchio! Purtroppo Abel Ferrara non è di questo avviso e dopo aver indugiato troppo sul sedere massaggiato di Shanyn Leigh, ci propina una quantità insostenibile di video di YouTube in cui l'umanità in attesa dell'apocalisse è per lo più rappresentata da africani che percuotono tamburi.

I PEGGIORI TRE SECONDO LAURA

THE MOTH DIARIES di Mary Harron(Fuori Concorso)
Mary Harron, per capirci quella di American Psycho e de "il film su Bettie Page", poteva avere l'occasione per togliere dalla naftalina dell'Oddio non di nuovo il genere vampiresco, invece è riuscita ad autocertificarsi per la regista sopravvalutata che è con uno straight-to-megavideo che vanta come punti di forza una tensione lesbica sgraziata, le sopracciglia finte di Lily Cole e Hugh Jackman tarocco che fa il PROFESSORE UNIVERSITARIO. Bizzarramente, alla fine del film il pubblico si è prodigato in applausi a forma di WTF.

CONTAGION di Steven Soderbergh (Fuori Concorso)
Io in genere lo scalpo di Gwyneth Paltrow me lo sogno la notte. Lo bramo. Invece qui è un'idea pessima (non la peggiore del film, peraltro).

THE SORCERER AND THE WHITE SNAKE di Ching Siu-tung detto Tony (Fuori Concorso)
Al contrario dei precedenti due, qui si gode pazzamente. Informazioni sparse: il libretto era in pitone bianco. C'è Jet Li che fa il mago squilibrato. Tony Ching è andato dal signore degli effetti speciali con il progetto, gli ha detto «fammi un preventivo per qualcosa di camp» quello gli ha risposto: «la Cina». Lui ha detto «ok.» Il trailer è auto esplicativo, quindi eccolo:

L'UNANIME PREMIO CAGNA
Keira Knightley, minuto 1:51 e oltre.

Ciao.