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stili di gioco

FC Barcelona confidential

Quello che sappiamo essere Més que un club in fondo è un club come gli altri.
05 marzo 2013, 8:17am

Nel 2003 il Barcellona navigava in pessime acque. Veniva da tre anni di disastrosa gestione da parte del presidente Joan Gaspart (pessimo successore di Josep Lluis Nunez che aveva diretto il club per oltre vent'anni), non vinceva nulla e in attacco aveva gente come Kluivert e Saviola. Poi è salito ai vertici del club un gruppo di professionisti quarantenni guidati da Joan Laporta, con l'intenzione di modernizzare il club e tornare a vincere il più presto possibile. Il documentario FC Barcelona Confidential ci mostra in maniera realistica come si costruisce una squadra un pezzo alla volta, come quello che sappiamo essere Més que un club in fondo sia un club come gli altri. La nuova dirigenza blaugrana si è lasciata filmare mentre negozia contratti, durante riunioni fratricide e cene di rappresentanza coi presidenti delle altre squadre. È interessante anche solo vedere come si vestono e come mangiano gli uomini che prendono decisioni da cui dipende la felicità, seppur momentanea, di 80.000 persone (un grado di apertura impensabile in Italia).

Ancora due cose rendono interessanti questo documentario: la prima è che la stagione 2003-2004 non è del tutto positiva per il Barcellona. Laporta e Rosell vengono ripresi anche quando le cose vanno molto male, quando perdono 5-0 col Malaga o quando il Real Madrid espugna il Camp Nou per la prima volta dopo vent'anni (poi si riprenderà e dopo 17 risultati utili consecutivi arriverà secondo dopo il Valencia). La seconda riguarda l'aspetto politico che nel Barcellona è preponderante e le diverse modalità di gestione del potere da parte dei singoli. Nel 2003 il calcio come business e spettacolo non era ancora una cosa così scontata. Nel documentario si parla di democrazia, totalitarismo e comunismo, concetti che la dirigenza tira in ballo per discutere del proprio operato passato e futuro. Anche se alla fine tutto sembra dipendere dai risultati in campo il livello di tensione interna è altissimo. I personaggi più importanti del documentario sono Joan Laporta (presidente), Sandro Rosell (vicepresidente) e Ferran Soriano (che si occupa dei conti) e i rapporti tra loro cambiano in continuazione. Sono loro tre di fatto a cambiare l'aspetto del Barcellona e a trasformarlo in una squadra vincente e in un'impresa che faccia profitto. Si abbracciano negli ascensori, si chiamano dopo le partite. Nel 2005 Rosell darà le dimissioni dal consiglio direttivo, diventerà il principale critico di Laporta e aspetterà fino al 2010 per candidarsi e diventare a sua volta presidente (tutt'ora in carica). Fernan Serrano nel 2008 appoggerà una mozione di sfiducia a Laporta che non andrà a buon fine e di conseguenza darà le dimissioni.

Guardando questo documentario ho capito perché certi tifosi chiamano in radio e si sgolano in teorie dei complotti. Per amare il calcio in modo autentico è richiesta una dose eccessiva di ingenuità; visto dall'interno non sembra che abbia molto a che fare coi nostri slanci passionali. Sembra, in effetti, una cosa più loro che nostra, dei presidenti, dei dirigenti, di chi fa i conti. Sembra persino più loro che dei calciatori. Non voglio fare un'apologia del calcio come potere, ma ammetto che anche da questo punto di vista resta un mondo affascinante. Adesso elencherò le cose belle che ho trovato in questo documentario con la speranza che qualcuno di voi lo guardi per intero.

4:30 Laporta firma i prestiti di alcuni giocatori per alleggerire le finanze. Si passa una mano sulla faccia. I giocatori sono Rochembak e Giovanni. Non si capisce se gli pesa come sacrificio calcistico o semplicemente economico. È la prima cosa che fa come presidente.

07:00 In macchina. Ecco come si parla di acquistare Ronaldinho (il loro grande acquisto, prima avevano preso Quaresma...).
“Noi quanto offriamo?”
“30. Ma secondo me ce lo potevamo portare via anche con 25.”
“Ma se l'altra volta hai detto 35 e prima ancora 40.”
“E al giocatore?”
“Al giocatore lo standard.”
“Il contratto standard?”
“Sì.”

07:30 L'acquisto di Ronaldinho va in porto (pare grazie ai contatti brasiliani di Rosell che ha lavorato per la Nike). Discutono del contratto con l'agente, che è il fratello di Ronaldinho: “Allora, gli sarà proibito usare moto d'acqua, fare arrampicata, sciare, eccetera, salvo autorizzazione del club. E fare uso di sostanze dopanti o incompatibili con la pratica del calcio o che contravvengono a qualche legge o al regolamento interno.”
Poi gli uomini di Laporta (incredibilmente sobri con pantaloni beige e camicie a scacchi con le maniche arrotolate, tutti senza giacca) discutono “Dimmi quanto, perché se tu chiedi per primo poi loro giocano al rialzo. Così si fanno cattivi affari.” Non so di cosa parlano, ma è molto bello vedere che davvero si parla in questo modo di affari.

08:45 Al momento della firma Ronaldinho dice: “Prima lui.” Laporta fa “Prima io?” “Ah già, perché è lui che paga,” dice qualcuno e tutti ridono.
Laporta scrive e dice: “Quando la firma mi va verso l'alto significa che sono ottimista.”
Poi insiste perché Ronaldinho usi la sua penna. Una cosa inutile, ma per me che non ho mai firmato niente di più importante, e anzi mi sento un po' in soggezione se penso a uomini poco più grandi di me che con la loro firma muovono quantità di denaro importanti, è bello vedere che si possono fare affari senza rinunciare al sentimentalismo.
Il momento esatto in cui Ronaldinho firma si crea un silenzio assoluto quasi magico. Come se stesse realmente succedendo qualcosa. Come se quella firma fosse qualcosa di più di una semplice conferma di quello che si erano già detti.
Poi ai abbracciano tutti con tutti con un'emozione sincera. Ridono. Schiaffi sulle guance virili e affettuosi. Strette di mano energiche. Ronaldinho sorride col suo sorriso da ex-bambino povero, Laporta nella sua camicia su misura lo abbraccia come se la sua vita fosse dipesa da quella firma. È imbarazzante, non riesce a trattenere la sua emozione. Mentre si fanno una foto Laporta gli dice all'orecchio: “Vedrai, sarai molto felice qui. Molto, molto felice!”
Non saprei come definire il suo grado di eccitazione se non come sessuale.

10:15 Trovo molto tenero il gesto di Laporta che lascia il passo a Rosell per farlo uscire per primo insieme a Ronaldinho davanti ai fotografi. In macchina Laporta abbraccia di nuovo Rosell. Il loro rapporto è bellissimo. A volte parlano insieme uno sopra l'altro. Laporta è un presidente che fa molte domande, che si fida molto dei suoi collaboratori, e Rosell dimostra di sapere il fatto suo senza mai far sembrare che non sia Laporta alla fine di tutto il più potente dei due.

10:45 Ronaldinho viene presentato al pubblico. Il completo pantaloncini e maglietta da calcio è ridicolo da vedere dopo la tensione di poco prima in ufficio. Palleggia. Tutto si riduce al fatto che lui sa palleggiare meglio degli altri. La parte calcistica ora mi sembra meno interessante di quella degli affari. Per questo non sarò mai d'accordo con chi parla solo di passione.

11:10 Laporta dice che Rijkaard vuole un difensore. “Perché c'è la teoria, spiegata da Cruijff, che dice puoi vincere il campionato se fai 80 gol e ne prendi 50. Ma la puoi vincere anche se ne fai 50 e ne prendi solo 20.” Laporta mentre parla fa uno schizzo che illustra le sue parole. “Per la prima opzione ti serve un buon attaccante, per la seconda una difesa forte. Noi non abbiamo né l'uno né l'altra, quindi non possiamo vincere.” E si mette a ridere. Io penso di sapere di calcio più di Laporta. E probabilmente anche molti di voi. Sentitevi meglio con voi stessi. Per un attimo.

13:00 La prima riunione, in una sala rossa con tutti i trofei in teca o su delle mensole sospese ad altezze diverse delle pareti (che poi smonteranno perché simbolo dell'ancien régime). Laporta arriva e dice “Dovremmo ballare la salsa!”

17:40 Una riunione in cui Ferran Soriano dice che sono passati dallo spendere 74 milioni per gli stipendi dei giocatori a 51. “Ci siamo sbarazzati dei giocatori costosi e ne abbiamo presi di più economici. C'è un'altra cosa che non sapevo e di cui mi sono reso conto solo adesso. Il sistema dei bonus per cui i calciatori guadagnano un premio per ogni partita vinta non è più fattibile. Ai nuovi giocatori metteremo delle clausole che dicono: se giochi più del 60 percento delle partite guadagni mezzo milione.”

18:20 I dirigenti del Barcellona giocano nel Camp Nou con le maglie di casa e trasferta del Barcellona. Laporta è un centravanti tarchiato con la pancia e quando segna gli danno il cinque. Non giocano come giochiamo noi tra amici, loro stanno lavorando.

Continua nella pagina successiva.

21:00 Laporta a cena con il presidente del Deportivo La Coruna (primo in classifica), gli passa Cruijff al telefono e quello gli dice: “Johan ti ho visto in forma come sempre, non è che stasera giochi eh?”
Laporta si intromette: “Oh non gli dire tutto quello che sai.”
A questo punto mi sembra uno che deve controllare tutte le situazioni con le sue battute spiritose (al tempo stesso è da apprezzare il fatto che si espone così tanto, potrebbe parlare ridere e scherzare la metà e questo documentario farebbe schifo).

22:00 Al centro di questo tavolo di soli uomini ci sono delle rose rosse.

24:55 Mi piacciono molto i discorsi di Soriano. Non sembra più intelligente di nessuno dei miei amici che hanno studiato economia, ma di lui mi fiderei immediatamente anche se non lo conosco. Dice che il Madrid ha una fetta di mercato di circa il 50 percento del totale spagnolo e che attraverso una riqualificazione urbanistica stanno ottenendo dei nuovi fondi. Poi confronta i loro guadagni con quelli del Manchester United. Se dal 1996 loro sono cresciuti ogni anno del dieci percento il Manchester lo ha fatto del 25 percento. “Quindi noi dobbiamo chiederci: in cosa siamo più competitivi? Uno dei nostri vantaggi è la militanza dei nostri sostenitori. In generale c'è più passione, più sentimento collettivo tra i soci del Barça che tra i tifosi delle altre squadre.”
In effetti sta dicendo di trasformare la passione autentica in un prodotto. A qualcuno farà schifo un discorso di questo tipo, a qualcuno no. In ogni caso Soriano non ha la faccia dello squalo.

27:13 Soriano si sposa mentre il Barcellona gioca fuori casa. Laporta e Rosell guardano la partita su un televisore piccolissimo mentre Soriano fa balli di gruppo. Laporta esulta quando segna il Barcellona. Esulta gridando verso la parte di invitati che non sta guardando la partita. Per Laporta è una questione personale. Il Barcellona è suo. Il Barcellona perde 2-1 ed è a sette punti di distanza dalla vetta. Rosell è il più equilibrato dei due. Non si era scomposto quando il Barcellona aveva pareggiato e adesso dice: “Andiamoci a bere una cosa.”
Laporta resta con lo sguardo fisso davanti al televisore.

28:50 Una riunione in cui si ridiscute il contratto di Thiago Motta. Rosell al massimo della sua brillantezza.
“Allora come sta Motta, il nostro ragazzo?”
L'agente di Motta con dei baffi rossi e un accento che a me sembra brasiliano risponde: “Sta bene. Si allena sulla spiaggia.”
Sa che sta per passare un brutto quarto d'ora e se la gioca low profile. Rosell come un preside di liceo davanti ai professori di un alunno distratto in classe dice: “A volte sembra un po' assente. Come se pensasse alla spiaggia di Ipanema.”
“No... no...”
Non sappiamo come viene rinegoziato il contratto ma alla fine Txiki Begiristain (ex giocatore e ora dirigente del Barça) mostra il contratto a Rosell che dice: “Meglio, no?” Sono in disaccordo su un punto. Txiki indica un punto del contratto e aspetta che Rosell capisca da solo. “Ah no, certo,” dice alla fine Rosell.
Non ho mai visto il potere rappresentato in modo così comprensibile.
Senza che l'ego di nessuno senta il bisogna di schiacciarne un altro.

30:30 Il Barcellona prende l'aereo. Per una decina di secondi, mentre intervistano una dipendente dell'aeroporto, si vede Giovanni Van Bronchorst sullo sfondo che non trova il biglietto e lo cerca in tutte le tasche. Overmars gli passa davanti e sorride alla signora. Sarà la tuta, ma a me sembrano degli scolari in gita. Mi viene in mente la scenetta di Cristiano Ronaldo e Kaka che insieme a Conentreao, Pepe e Arbeloa perdono il pullman e aspettano con lo zainetto sulle spalle che qualcuno li vada a riprendere.

31:20 Il Barcellona ha perso 5-0 a Malaga. Rosell è nel salotto di casa su una poltrona di vimini con la moglie affianco che semisdraiata dice “Non potrebbe andare peggio.” Un tizio con una polo rossa a maniche lunghe al telefono con i giornali: “No, no. Qualsiasi cosa scrivete è perfettamente comprensibile. È stato un disastro.”
Poi va da Rosell e gli dice: “Il Mundo Deportivo è indeciso tra VERGOGNA e INTOLLERABILE. Volevano scrivere RIDICOLI ma gli sembrava troppo forte. Sports vuole scrivere POVERO BARÇA."
Rosell sembra più colpito da questo che dagli altri: “Povero Barça?”
“Povero Barça.”

38:30 Riunione in tempo di crisi. Rosell: “Storicamente, se andiamo ad analizzare, le squadre di calcio sono governate dai presidenti. O, perché non dirlo, da dittatori. Perché? Perché funziona. Ho l'impressione che ci stiamo comportando, scusate l'espressione, come dei figli dei fiori. E intanto stanno provando a farci fuori. Fateci caso, analizzate le ultime sette o otto partite. Ho visto cose strane. Siamo soli contro quelli che hanno perso le elezioni, contro Madrid...”
Laporta: “Cosa ti aspettavi? Per quanto riguarda la capacità di resistenza nessuno può avere la meglio con noi. Perché vi ricordo che abbiamo faticato cinque anni per abbattere il regime precedente. [A Rosell] Sono d'accordo con tutto quello che hai detto, anche se non esattamente sulle parole che hai usato.”
Rosell: “È una questione di contenuto, non di forma.”
Interviene uno e dice: “Dobbiamo conquistarci il rispetto della gente.”
Rosell: “Il rispetto ce lo siamo conquistato con le elezioni. Abbiamo lavorato negli ultimi quattro anni per conquistarci il rispetto. Adesso sono stanco.”
Mentre criticano Rosell ho l'impressione che Laporta gli stia parlando sottovoce consigliandogli di non rispondere e ascoltare.
Laporta conclude: “Abbiamo delle responsabilità, è vero. Ma un'altra cosa è chiederci come fare per marcare il nostro territorio.”

43:10 A gennaio il Barcellona perde 3-0 contro il Racing. Allo stadio Serrano dice a Laporta: “Noi andiamo. Mi raccomando, fai una faccia coraggiosa.”

43:50 Davanti a un buffet la dirigenza è fomentatissima per l'acquisto di Davids. Dirigenti cinquantenni con la cravatta penzoloni e i piattini in mano. Laporta rinsalda lo spirito di gruppo: “Abbiamo lavorato come lavoriamo sempre noi: come una squadra! È incontestabile.” Si ingozzano in maniche di camicia parlando delle accuse mosse dalla stampa di corruzione, di voci di giocatori ubriachi o con le gambe rotte.
Laporta è molto sfacciato nel suo essere sicuro di sé, la sua follia però molto solida.

51:25 Riunione in cui Laporta chiede più poteri (sostenuto da Rosell) e al tempo stesso che si trasmetta verso l'esterno l'immagine di un gruppo unito senza privilegi.
Serrano dice: “Io lavoro 12 ore. Non vedo come sia possibile che Joan [_Laporta_] si  metta a fare il mio lavoro.”
“Quando abbiamo cominciato,” dice un tipo con le guance piene e rosse, eravamo tutti uguali. “Dopo sette mesi non è più così. C'è chi come me si sente solo un numero.”
Laporta: “Jaume ti ringrazio per la sincerità anzitutto, perché abbiamo bisogno di questa sincerità. Quello che vorrei io è che nessuno si sentisse un numero. Perché tutti noi abbiamo funzioni di rappresentanza. Quello che chiedo io è più potere esecutivo.”

1:09:20 Ronaldinho il giorno del suo 24esimo compleanno segna su punizione e il Barça va a sei punti dal Real. Laporta e Rosell sono pazzi di gioia e cantano Buon compleanno a te in brasiliano in ascensore. Laporta: “Io mi mangio la torta intera.” Qui per la prima volta Laporta e Rosell sembrano dei complottisti.

1:15:05 A tavola si discute di mettere fine alla brutta atmosfera.
Laporta: “Abbiamo fatto degli errori e ci siamo corretti.”
Anche se non capisco bene di cosa parlano è molto bello il momento in cui Jaume (quello che prima aveva detto di sentirsi un numero) dice “Almeno sulle questioni principali siamo d'accordo, giusto?” E poi chiede conferma a Rosell: “Vero Sandro?” Lo tocca sul braccio con la mano aperta, forse vuole farsela stringere ma Rosell resta schivo e dice solo “Sì sì.”
Quando Rosell se ne va dicono: “È molto importante organizzare un incontro con Txiki e Sandro.”

1:17:15 In macchina.
Rosell a Txiki: “Cristo se sono preoccupati.”
Txiki: “Tutti eh?”
Rosell: “Il potere divide.”
Txiki: “Il potere divide.”

1:25:00 Si prepara la nuova stagione. Hanno comprato Deco e adesso firma Giuly. Laporta: “Ludo o Ludovic?”
Giuly: “Ludovic.”
D'accord," dice Laporta in francese, poi a qualcun altro: “Ha firmato.”
Immagine successiva: Laporta e Giuly fanno almeno dieci palleggi consecutivi di testa in ufficio.
Merci beacoup.

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