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La struggente immagine di Alemanno in pigiamone e kleenex umidicci in mano si è tuttavia polverizzata al cospetto di cinque anni infami, costellati di scandali di ogni tipo, neofascisti infilati al Campidoglio e nelle società partecipate, parentopoli varie, criminalità organizzata in ascesa, appalti truccati, corruzione alle stelle e trasporti pubblici da terzo mondo. Se non altro il 10 giugno 2013 ha sancito la morte di un certo tipo di destra romana—una destra impresentabile, traffichina e ipocrita che si lascia alle spalle una città allo sbando, indebitata e sventrata dalla speculazione edilizia.Le ultime amministrative, inoltre, hanno fatto sparire un’altra destra non meno squallida di quella di Alemanno & co.: quella leghista di Giancarlo Gentilini, 83 anni, l’uomo che per vent’anni ha regnato a Treviso e contribuito a trasformare l’immagine della città in una specie di Sudafrica dell’apartheid per non-veneti.La campagna elettorale di Gentilini, che fronteggiava il renziano Giovanni Manildo, è stata contrassegnata dall’usuale sobrietà. “Non sono io a volerlo," aveva confidato alla Zanzara. “È il popolo che vuole che mi ricandidi come sindaco di Treviso. È un grido di dolore che nasce dal mio popolo. Voglio completare un ventennio come il Duce.” Alla Tribuna di Treviso aveva assicurato che avrebbe spazzato via Pd e Movimento 5 Stelle: “Vincere. E vinceremo, con me alla testa di un gruppo di giovani. Sarò il podestà alla guida dei suoi giovani leoni.” A una televisione locale aveva ribadito: “Credo che vincerei con maggioranze bulgare.”
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È troppo anche per la magistratura, che interviene. Nel 2009 Gentilini viene condannato dal Tribunale di Venezia per istigazione al razzismo. La pena comporta 4mila euro di multa e la sospensione per tre anni dai pubblici comizi. I giudici non si lasciano impressionare dalla difesa dell’avvocato di Gentilini: “Non c'era alcuna maliziosità contro le razze ma il sostegno ad idee ben note nel mio assistito finalizzate all'integrazione tra etnie diverse.” La condanna è stata confermata in appello lo scorso aprile.
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