FYI.

This story is over 5 years old.

News

La silenziosa epidemia di AIDS in Russia

Mentre i tassi di infezione da HIV sono crollati in tutto il mondo, la Russia è una delle poche aree in cui continuano a salire.
5.7.13

Mosca; una vetrina a dir poco curiosa in occasione delle celebrazioni dell’anno nuovo. Il paese è pieno di pubblicità che grondano sesso, ma mancano educazione e consapevolezza sull’HIV. Immagine via Peter PZ (Flickr)

In un’atipica mattinata di sole a San Pietroburgo, Nikolai Antonovich (non è il suo vero nome) ha ricevuto una telefonata dal medico di base, che lo convocava immediatamente per un colloquio. Dopo essere rimasto per ore nella sala d’aspetto, un’infermiera l’ha chiamato e portato in una stanzetta, dove lo hanno freddamente informato di essere sieropositivo. Subito dopo, con fare meccanico, l'infermiera ha letto un foglietto informativo secondo cui era contro la legge federale russa che lui avesse rapporti sessuali con un altro cittadino russo senza informarlo della sua condizione. L’hanno poi spedito a casa, senza prescrizioni, senza una visita, nemmeno una solidale pacca sulle spalle. Il procedimento non è stato diverso da qualsiasi altro affare burocratico, formale, senza cuore—come se gli avessero detto che gli era stato negato il visto permanente.

Pubblicità

Storie come quella di Nikolai sono comuni. Tra il 2001 e il 2009, i tassi di infezione da HIV sono crollati in tutto il mondo (anche nell’Africa Sub-sahariana) del 25 percento, ma sono aumentati in Russia, nell'Europa dell’Est e in Asia Centrale. Stando a uno degli ultimi rapporti dell’UNAIDS, tra il 2001 e il 2011 il numero di persone che convivono con l’HIV nella regione è salito da 970.000 a 1.4 milioni, mentre tra il 2005 e il 2011 il numero di morti legato all’AIDS è passato da 76.000 a 92.000. Inoltre, solo un quarto dei pazienti sieropositivi riceve le cure necessarie, a causa dei pregiudizi sociali legati alla malattia. Secondo l’UNAIDS, la regione si aggiudica il titolo di “unica in cui la diffusione dell’HIV rimane in crescita.”

Ogni anno, il governo fa grandi dichiarazioni sulla propria intenzione di combattere l’AIDS, senza tuttavia alcun risultato. I programmi portati avanti da ONG e finanziate dal Global Fund to Fight AIDS risultano sospesi da anni, soprattutto perché la Russia si vede come una potenza mondiale che dovrebbe donare ad altri paesi, non ricevere. Il governo russo vuole mostrare una Russia forte, e la prospettiva del sacrificio di qualche migliaio di vite è parte della strategia.

A ciò si aggiunge l’atteggiamento di rifiuto verso coloro che sono affetti dal virus. Come nel caso dell’epidemia di AIDS degli anni Ottanta negli Stati Uniti, i malati vengono isolati e trattati da paria. La vita di un sieropositivo russo è costellata di amici che spariscono, amori finiti, sparatorie improvvise e parenti troppo spaventati per stringere loro la mano. Un uomo con cui ho parlato ricordava una volta in cui stava dando un passaggio a un autostoppista e, quando aveva accennato al fatto di essere sieropositivo, questo si era buttato dall’auto in corsa.

Pubblicità

L’AIDS è generalmente vista come una malattia che colpisce i drogati, e i tossicodipendenti sono trattati da criminali e falliti che dovrebbero essere disprezzati, invece di malati che andrebbero aiutati. “Molte persone temono di essere isolate e hanno paura a andare in ospedale,” ha raccontato al Washington Post Anya Sarang, presidentessa della  Andrey Rylkov Foundation. “Secondo i dottori, nel momento in cui una persona si rivolge al sistema sanitario riporta già stadi avanzati di HIV e tubercolosi.” Mentre alcune strategie di riduzione del dolore sono “tollerate”, dice, in Russia i famosi programmi di terapia sostitutiva  come il metadone sono illegali. Il governo ritiene che il cambio di aghi e le terapie sostitutive servano solo a incoraggiare persone sane a farsi di eroina. Sembra proprio questa la strategia più diffusa: se tratti i tossicodipendenti come delle merde, scoraggerai la gente dall'iniziare a farsi. Non c’è da meravigliarsi se in un ambiente del genere i sieropositivi sono riluttanti a chiedere aiuto o anche solo a parlare della loro condizione.

Forse, uno degli aspetti più importanti e meno discussi è che la stragrande maggioranza delle scuole russe non ha niente che assomigli a un programma di educazione sessuale. È sempre stato un problema—negli anni Settanta, molte amiche di mia madre hanno avuto gravidanze indesiderate perché non avevano conoscenze in materia. LA situazione si è fatta ancora più problematica negli anni Novanta, quando i dati su gravidanze e malattie veneree tra gli adolescenti hanno subito un'impennata. Oggi il numero di casi di HIV trasmessi attraverso il sesso sta crescendo particolarmente velocemente (mentre nei luoghi d'istruzione è diventato illegale affrontare il tema dell'omosessualità.)

Pubblicità

Per un paese in cui persino il latte è sponsorizzato da immagini di giovani donne seminude che corrono per i pascoli, i russi sono stranamente conservatori quando si tratta di discutere di sesso. I limitatissimi fondi governativi per la prevenzione dell’HIV si concentrano su propagande in stile Mean Girls in cui si ricorda che dovresti fare sesso con un solo partner, altrimenti ti prendi l’AIDS e muori. Nessuno sembra pensare che i preservativi siano importanti, specialmente se sei protetto dal potere dell’amore.

Quando vivevo in Russia, far mettere un profilattico a un uomo era come provare a infilare un maglione di lana a un Chihuahua. Molti si offendevano quando insistevo, rispondendo irritati, “Non sono mica un fattone.”

“L’HIV è una malattia sessualmente trasmissibile!” urlavo in risposta, uccidendo definitivamente il clima.

A essere sinceri, non sono sicura che i russi si facciano grossi problemi nemmeno se l’AIDS ce l’hai per davvero. Una donna con cui ho parlato mi ha spiegato che nessuno degli uomini con cui è stata si è mai rifiutato di andare a letto con lei solo perché era sieropositiva. Non riuscivo a decidere se essere contenta per lei oppure no.

Secondo Tanya (altro nome fittizio), “il vero problema è l’ignoranza." Come molte donne russe, ha scoperto di essere sieropositiva dopo un consulto medico per una gravidanza. Una settimana dopo il suo appuntamento, ha ricevuto una telefonata da un’infermiera che le ha detto impassibile, “Devi venire in ambulatorio. Non so niente, ti dirà tutto il dottore.” Dopo aver aspettato per ore in fila, è entrata e ha chiesto all’infermiera cosa non andasse. “Non sai proprio niente di te?” ha risposto l’infermiera. “Hai l’AIDS. Il dottore ti aspetta.” Tremando e accendendosi una sigaretta mentre attraversava la sala, Tanya riusciva soltanto a pensare a cosa sarebbe successo al suo bambino. “Non appena sono entrata nello studio, lo sguardo carico di giudizi del dottore mi ha messo davanti a tutta quella discriminazione di cui avevo tanto sentito parlare. Mi ha consigliato di abortire. Mio marito mi ha lasciata perché era sicuro che l’avessi tradito o fossi diventata una tossica.” La verità è che Tanya aveva contratto la malattia facendosi un tatuaggio in un luogo non a norma. Non sapeva nemmeno ci si potesse ammalare così.

Pubblicità

La soluzione migliore sarebbe sensibilizzare maggiormente sull’HIV, ma quello della sensibilizzazione rimane un concetto sconosciuto alla società russa. Non ci sono nemmeno piani per avviare un sistema di educazione sessuale generalizzato. Le politiche di governo in materia di sesso e droghe sembrano ignorarli e andarci pensante con quanti abbiano un atteggiamento deviante. Così, i sieropositivi vengono relegati ai margini della società. Per alcuni russi, l’unica cosa da fare è ridere in faccia alla situazione. Quando ho chiesto ai miei amici che vivono tuttora lì se a scuola avessero imparato qualcosa sulle malattie sessualmente trasmissibili, alcuni mi hanno risposto, “No, abbiamo imparato nel migliore dei modi: con l’esperienza.”

Diana Bruk è una giornalista freelance nata in Russia e cresciuta negli Stati Uniti. 

Altro sull'AIDS: 

La bella e la peste

Tom Bianchi ha fotografato il suo paradiso gay prima che scomparisse