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Il James Holden del futuro

Abbiamo intervistato l'eclettico producer inglese in vista del suo live che si terrà, curiosamente, alla scuola Holden per Jazz Re:Found.

di Federico Sardo
05 dicembre 2016, 3:18pm

Credo che James Holden, inglese classe 1979, sia una delle figure chiave della musica contemporanea, forse la più geniale, forse la mia preferita.

Nel 2014 scrivevo per un grosso sito musicale internazionale e andai a vedere per loro un suo live qui a Milano, l'inaugurazione del Fabrique. Era il tour di The Inheritors, capolavoro arrivato a sette anni di distanza dal suo album precedente e che segnava un suo progressivo allontanamento dalla dimensione del club e della musica da ballo (non a caso molti di quei live si tenevano nei teatri), che presto sarebbe diventato totale.

(I commenti più recenti sulla sua pagina di Discogs ci mostrano il disappunto di alcuni suoi vecchi fan).

Arrivato a casa scrissi una recensione che conteneva questi concetti:

Qualcuno sta facendo in modo riuscitissimo una musica totale che tiene insieme la kosmische musik, il minimalismo, lo spiritual jazz e la tradizione pagana anglosassone, il tutto dando un'impronta personalissima a queste influenze, raccolte in una vita di ascolto e di musica vissuta.
Una lucida follia, una forza della natura controllata dall'artista, qualcosa di assolutamente preciso e studiato ma con un forte senso di magia e un'indubbia fisicità, che riesce nell'apparentemente miracoloso risultato di proporre questo prodotto "difficile" a grandi folle, facendole impazzire. Da molto tempo non è più il caso di chiamare trance la musica di Holden, ma quella è tuttora la parola da usare per l'effetto che ha.

E si concludeva così:

Nel 2014 James Holden incarna l'idea dell'artista davvero libero, che segue la sua strada e si è liberato di ogni condizionamento (anche quello da parte del pubblico, con le sue aspettative basate sui lavori precedenti) e non sono in molti là fuori di cui si possa dire lo stesso. Sta vincendo da ogni punto di vista, prima di tutto da quello artistico. Dovremmo riconoscere l'importanza di quello che sta facendo nel panorama della musica di oggi e tenercelo stretto. Gli idioti stavano vincendo (questo era un gioco di parole con il suo album del 2006 The Idiots Are Winning), ora sta vincendo lui.

Non venne mai pubblicata perché il mio editor era troppo impegnato con le chiusure di Ibiza e quando poté finalmente dedicarcisi si riferiva ormai a un evento troppo lontano nel tempo.
Ci rimasi male principalmente perché mi interessava fare il punto sulla sua importanza in quel momento. 

In seguito Holden ha continuato sulla sua strada, andando per esempio alla scoperta della musica del Marocco con Boiler Room e pubblicando, sempre sulla sua etichetta Border Community, un doppio album che vede da una parte una sua collaborazione con Camilo Tirado (percussioni) all'insegna dell'amore per Terry Riley, e dall'altra un lavoro del suo amico Luke Abbott, genio del sintetizzatore. 

Il prossimo weekend James sarà a Torino (curiosamente alla scuola Holden) per la prima assoluta del suo nuovo live nell'ambito del festival Jazz Re:Found, dove Noisey sarà presente anche all'interno di un panel. 

In vista di questa occasione siamo riusciti a fargli qualche domanda via mail. 

Noisey: Mi ha sempre incuriosito la relazione dei produttori di musica elettronica con gli strumenti musicali: se per esempio a quattordici anni suonavano cover dei Nirvana con la chitarra, oppure se hanno cominciato direttamente con il computer e le macchine.
Come ha funzionato per te? Mi ricordo di aver letto che già da ragazzino ti eri innamorato della trance, quindi nessuna tipica "fase punk"? 
James Holden: In realtà il mio primo amore sono stati i chitarroni - a un certo momento il metal anni Settanta e Ottanta tipo Judas Priest mi sembrava la cosa più entusiasmante del mondo. Ma i miei genitori non mi avrebbero mai comprato una chitarra elettrica. Così per un po' ho cercato di suonare metal al pianoforte, poi ho capito che potevo programmare sequenze a tre voci con il mio primo computer 8 bit. È stato così che ho scoperto la musica elettronica: l'insegnante di musica della scuola ha fatto sentire le mie cose a un giovane insegnante di fisica che apprezzava quel tipo di roba, e lui mi ha introdotto in quel magico mondo sotterraneo fatto dalla prima trance, la techno, l'ambient… È strano, e molto legato a un'era pre-internet, quanto io debba a qualcuno semplicemente per avere aperto una porta in quel modo.

Penso che tu sia un grande selezionatore: i tuoi consigli, la musica che hai messo nei mix, hanno avuto un grande impatto su di me (Harmonia, Craig Leon, Pharoah Sanders, Catherine Ribeiro…)
Come è stato il tuo percorso? Come si è evoluto?
Hai visto Dogtooth? La mia infanzia (per quanto riguarda la musica) è stata un po' così: mio padre amava tenere la casa come un bunker in cui la cultura popolare non potesse penetrare dall'esterno. Quindi la musica era un po' un piacere proibito, forse è per quello che alla fine per me è diventata così importante? Inoltre a volte questo mi fa sembrare un deficiente: c'è un sacco di roba di cui non so nulla, e mi sembra sempre di essere tagliato fuori. Ma queste cose probabilmente mi hanno aiutato in qualche modo…

Che cosa cerchi nella musica? Intendo nell'ascolto, ma si può estendere anche al momento creativo. 
Di tutto! Mi piace che mi dia delle emozioni, la sua parte trascendente, che sia Pharoah che suona, o il modo in cui ti senti dopo un'ora di bordoni di Eliane Radigue.

E mi piace di più quando c'è qualche tipo di verità, quando ha un significato.

Da un lato io amo un sacco di musica vecchia, ma odio anche il passatismo e penso che ci sia comunque un sacco di grande musica che esce in questo momento storico (anche fatta da te e dai tuoi amici). A te cosa piace, per quanto riguarda le novità?
Da quando ho smesso di fare il dj il mio rapporto con le novità è cambiato molto… E siccome molta roba vecchia per me è comunque nuova finisco per dedicarmi a quella. Sono molto contento del cambiamento comunque: potersi fissare su un disco o su un artista per un mese, invece di dover sapere come suona ogni novità di Boomkat per potere averne un'opinione… Guardando un po' cosa ho comprato di recente soltanto il 30% circa è nuovo… fra quelli, mi sono piaciuti l'ultimo paio di progetti di Shabaka Hutchings, in particolare Shabaka & The Ancestors.

Buono anche l'album degli Xam Duo, mi era piaciuto molto Yussef Kamaal ma poi non l'ho mai più messo su, ho adorato l'ultimo Zomby.

Come mai Border Community ormai fa uscire così poche cose? Non ti piace più nulla? C'è qualcosa sul tuo radar al momento?
Inoltre non hai mai pensato di buttarti nel mercato delle ristampe? Dischi di culto introvabili… È una cosa che funziona molto. Penso che saresti un ottimo curatore, in questo senso. E daresti ai tuoi fan un'idea del tuo universo sonoro.
Non ci sono abbastanza ore in una giornata! E alla fine preferisco dedicarmi alla mia musica, perché è la cosa che mi rende più felice. Questo non vuol dire che Border sia morta - ci sono cose alle quali stiamo pensando di cominciare a pensare… Ma senza fretta.

Ho sempre trovato che le melodie siano un elemento molto importante nella tua musica, anche quando sono sottili, non dominanti nel mix. Sei solito partire da quelle, oppure cominci da una base e poi ti metti a giocare sopra a quella finché esce una melodia? Ho questa idea di una ricerca melodica quasi paragonabile al concetto di songwriting, nel tuo lavoro, ma potrei sbagliarmi.
Sì, diciamo che faccio fatica a capire che senso abbia stampare dischi se non contengono cose che in qualche modo definirei belle canzoni. Nella mia testa sono più buoni accordi che buone melodie - dei buoni accordi contengono molte buone melodie, e i migliori accordi te le fanno già cantare tutte insieme in testa prima ancora di sceglierne una. Spesso nascondo le melodie, o le rendo un po' sfocate… Forse ultimamente sto perdendo un po' la tendenza a quel tipo di timidezza.

Suonare con gente diversa, e nei tuoi ultimi progetti approcciare ogni volta nuovi stili e nuove sonorità, è un po' come applicare quel tipo di approccio compositivo ogni volta a contesti diversi (seguendo i tuoi nuovi interessi)?
Il tuo obiettivo è di vedere come si applicheranno le idee che hai già (anche se ci sarà un elemento di improvvisazione e jam) in contesti diversi, con suoni diversi?
Sei famoso anche per costruirti da solo effetti e strumenti, quindi di sicuro si può dire che ci sia una sorta di approccio sperimentale, in questo senso.
Appena ho cominciato a suonare con altre persone me ne sono innamorato. Dopo tutti gli anni da solo con le macchine e a costruire approssimazioni robotiche di compagni musicisti, finalmente degli amici veri! Ho imparato tantissimo dalle persone con cui ho lavorato, e mi hanno spinto ad andare sempre avanti - a superare le mie paure, migliorare ecc. Penso che una parte importante sia la ricerca che ho fatto riguardo la tempistica umana (qui trovi un articolo). Mi ha fatto pensare a questo feedback continuo che si crea tra i musicisti quando suonano insieme, e a quanto grandi possano essere i risultati di questa cosa. Suonare dal vivo è una cosa magica, c'è quasi sempre un modo in cui il risultato è migliore di come avevi pianificato… E credo fortemente che il potere di trance rituale della musica sia molto più forte quando si lavora in questo modo.

Ho un amico che non va più in discoteca da quando hai smesso di fare dj set (giuro che è vero). Le tue motivazioni per smettere, la noia e il senso di routine di quel mondo sono del tutto comprensibili, ma non pensi di avere lasciato alcuni orfani? Gente che apprezzava il tuo "approccio diverso" alla musica da club.
Non sarebbe una bella sfida provare a tornare in quell'ambiente, con le tue nuove regole e il tuo nuovo mondo?
Hai mai rimpianti? In fondo hai mollato quando eri al top.
Ahah. Il fatto è che mi sembrava sempre di dovere combattere, cercare di mettere la mia visione del mondo in qualcosa di gigantesco e con cui non ero d'accordo. Mi piace ancora l'idea di club, ma al momento non potrei neanche ricordarmi come si fa a essere quella persona, davvero. Pensa che questo è stato l'ultimo disco che ho suonato (lol).

Tutti sanno che ti ha stufato, ma tu sei ancora consapevole del fatto che il tuo famoso remix di "The Sky Was Pink" fosse una bomba, o non hai davvero più alcun interesse per quei suoni?
Con il tempo le cose cambiano di significato, credo. Difendo tutto quello che ho fatto in passato, ma non vorrei farlo mai più.

Io a dire il vero ho apprezzato molto il tuo allontanamento dalla dimensione del club, penso sia una crescita personale comprensibile, più di quella di chi continua a fare la stessa musica per trent'anni. Mi piace anche l'idea di crescere insieme al tuo pubblico, quelli che magari nel 2003 amavano i pezzi che spingevano mentre ora magari si sono appassionati alla psichedelia, o ai vecchi dischi di cui parlavamo prima…
Come mai di solito invece è così difficile evolvere, nel mondo della musica elettronica? Perché i produttori alla fine ascoltano sempre le stesse cose, quelle del loro giro?
 
Ci sono persone che davvero non vogliono che tu evolva. Anche gli algoritmi di Amazon e di Spotify non lo vogliono. Sei un prodotto, ed è meglio se stai al tuo posto. Pensa se entrassi da Mc Donald's e ordinassi un panino, e loro ti dicessero "no, scusa, ora ci occupiamo di jazz"… Anarchia!

Poi, in realtà, sono davvero cambiato così tanto? Per me è più una questione di nuovi percorsi verso la stessa meta. Quando la gente si prende male per una piccola differenza superficiale faccio fatica a capire come fanno a non vedere, a non capire… Comunque penso che il me stesso teenager sarebbe contento di dove sono ora, va bene così.

Sembra che tu conduca una vita molto tranquilla e appartata. Anche questo ha avuto un'influenza sulle tue scelte? E come si rispecchia nella tua musica?
Sì. Ho cercato - come tutti, penso - di fare scelte che mi portassero ad avere una vita felice. E da allora le mie giornate sono in gran parte composte dal lavoro in studio e dal mio cane. Non sono un recluso però, e la musica non esiste nel vuoto. I dischi rispecchiano il mondo, nel loro modo.

La psichedelia è un elemento importantissimo nella tua musica, è anche probabilmente l'elemento principale che la tiene tutta insieme, dalle tue prime cose a oggi. Il tuo approccio psichedelico è soltanto cerebrale e nutrito attraverso l'arte o ti capita anche di sperimentare con sostanze?
Già da giovane mi piaceva l'esperienza psichedelica - dal trattenere il respiro e alzarsi in piedi velocemente per sentirsi un po' sconvolti, all'ascoltare i Judas Priest a tutto volume facendo headbanging, al ballo (senza droghe). E sì, pure quelle, ma mai moltissime. L'unica volta che ho provato i funghi mi ha dato abbastanza a cui pensare per anni. Nella lista includerei anche le esperienze musicali di gruppo, la trance collettiva di un buon concerto con la mia band. Forse più che mai la cosa che mi sembra più importante è questa idea di musica come di una cerimonia di gruppo (non-religiosa).

La domanda che tutti i nerd vorrebbero farti: qual è la tua strumentazione per i live?
È sempre in fase di cambiamento, ma ci stiamo gradualmente avvicinando a quello che volevo. Voglio poter suonare come con uno strumento vero, non schiacciare play e guardare roba già programmata che parte - è troppo simile al fare il dj per avere alcun senso per me. Quindi l'ultima approssimazione cui sono arrivato è Maxforlive che prende i miei accordi e le melodie e li vede come forme e spazi e mi lascia girare e ripiegare le parti come vuole il momento. Il modulare è lì per le cose che i computer non possono fare altrettanto bene: filtri caldi, loop di imprevedibili feedback di caos analogico, suoni sconclusionati… La prossima versione sarà del tutto staccata da Ableton ed è una cosa così piena di possibilità che sto sorridendo al solo pensarci.

Dal tuo amore per Battiato e i Goblin e altri vecchi nomi, al tuo apprezzamento per cose contemporanee come i Margot (che hai pubblicato su Border Community) o Vaghe Stelle, esiste un qualche tipo di specificità che apprezzi nella musica italiana? Qualcosa cui ti senti vicino.
Sì, direi di sì! Anche se è difficile da spiegare. Sicuramente l'Italia ha una forte tradizione musicale, ma c'è anche qualche emozione particolare che ritrovo in tutti i nomi che hai menzionato, e anche altri… Forse che si tratta sempre di musica con una forte componente emotiva ma senza mai essere di cattivo gusto? Inoltre continuo a scoprire cose italiane che mi piacciono, quindi sicuramente c'è qualcosa…

Mi piace molto anche la musica greca (antica e moderna, allo stesso modo: ha il dono di una tristezza gentile), e andando indietro di qualche generazione ho il sangue mediterraneo, quindi forse è nel dna?

Quel rumore che si sente alla fine di "Triangle Folds" era davvero un armadio che cade?
È passato troppo tempo perché possa ricordarmelo davvero. Tutti i miei ricordi di quel pezzo sono cancellati dal triste ricordo del fatto che il primo (e ovviamente il migliore) take della parte del synth era passato attraverso il (terribile) mixer Behringer di un mio amico e non sono mai più riuscito a farla così bene…

Hai ancora quell'enorme pupazzo di Hamtaro in studio?
Se ne è andato per darsi a progetti solisti. L'ultima volta che l'ho sentito aveva comprato la nuova roba della Roland Aira e stava aprendo un Bandcamp.

A cosa stai lavorando al momento? Sta arrivando un nuovo album? Solista, in collaborazione…? E da quali parti stai andando, in termini di stile?
La band è cresciuta, e ci sentirai suonare un sacco di cose nuove ai due concerti italiani di dicembre. A parte quello, dovrai cercare dei segnali nelle stelle e seguire quelli, che è poi esattamente quello che farò io.

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