Russky Business - Il capodanno russo a Milano

Di Matteo Lenardon, foto di Marco Morona

I russi sono stati protagonisti di alcuni degli eventi più scioccanti del ventesimo secolo; come dimenticare la crisi dei missili nucleari puntati da Cuba per annientare gli Stati Uniti, oppure la fucilazione della propria intera famiglia regnante? Ma nella loro lunga storia ci sono stati anche avvenimenti negativi—per esempio la persecuzione e l'assassinio sistematico dei nemici politici, dal regime comunista a quello di Putin, e l'averci rimandato in Italia Giulietto Chiesa.

Da quando è caduto il Muro di Berlino abbiamo, inoltre, anche la fortuna di godere dell'immigrazione russa nel nostro Paese, che con la crisi finanziaria dell'Occidente e la ripresa economica dell'ex impero sovietico degli ultimi anni si sta oggi trasformando quasi in una colonizzazione culturale e fisica. È normale ormai vedere migliaia di russi in vacanza nei luoghi di villeggiatura italiani, se non addirittura impegnati ad acquistare ville in Toscana e ormeggiare yacht in Sardegna, quando prima era esclusivo appannaggio di inglesi, tedeschi e americani.

È giusto quindi cercare di imparare di più sul popolo russo, e per "imparare di più" intendo ubriacarmi durante il loro capodanno. Perché i russi, oltre ad avere una propria versione della democrazia, hanno anche una loro festa per il nuovo anno che cade fra il 13 e il 14 gennaio, come vuole il calendario giuliano.

Il luogo migliore per farlo a Milano è al Podkova, sul naviglio pavese—periferia profonda—poche centinaia di metri prima che l'acqua che divide le case popolari e i videopoker con i dodicenni che fumano inizi a bagnare i campi e le bestie nelle cascine. Ci sono diversi ristoranti russi a Milano, ma soffrono tutti del classico complesso dell'arricchito. Quel minimalismo parvenu che trasforma i tavoli di legno in cubi bianchi, le luci in neon e gli alcolici eteronormativi prodotti da uomini che picchiano i propri figli senza motivo in Scozia in Mojito e Mai Tai.

Da Podkova invece i tavoli hanno i candelabri, i coltelli per cenare sono a serramanico e l'albero di Natale è avvolto dalla bandiera russa—proprio come voleva Gesù Bambino nel suo testamento. Il locale è diviso su due piani; quello superiore presenta una tappezzeria rossa scura decorata in oro e icone della Chiesa Ortodossa, mentre il piano inferiore è privato e completamente verde. Entrarci la sera significa rimanere imprigionati dentro dei sottolivelli di Inception composti dai flashback di Twin Peaks e le scene degli omicidi in Suspiria.

Questa sensazione è amplificata dal cassiere, vestito in smoking bianco, nero e rosso, che intona successi russi e italiani da quando entro fino alla fine della serata.

Appena io e il fotografo ci sediamo ci viene offerto un rinfresco: un litro di vodka Russian Standard ghiacciata. In Italia molti sono abituati a bere Absolut o Wyborowa, qualcuno addirittura prenota tavoli di Grey Goose quando esce la sera. Ma mentre un sorso di una qualsiasi di queste equivale a farsi prendere per i capelli e sbattere ripetutamente la testa sulla punta di un orinatoio, bere un intero bicchiere da vodka di Russky Standart è come sdraiarsi sul seno bagnato della tua ragazza dopo aver fatto la doccia insieme. Dopo che la bevi capisci. Capisci come mai l'aspettativa di vita in Russia sia di trentasei anni per gli uomini e "incidente domestico" per le donne.

Il menù di Podkova non fa concessioni al Paese ospitante: ogni piatto proviene direttamente dalla Russia o da qualche regione che ha bandito il Partito Comunista dal riformarsi.

Il primo piatto che mi arriva è l'antipasto di Sciuba; una cheesecake di aringa rifugiata sotto un letto di cipolle, barbabietole, maionese e guarnita da mais e piselli. Da un certo punto di vista è del pesce sotto insalata russa, ma dall'altro è fucsia. Lo assaggio e sento il salato dell'aringa e poi subito l'acido delle cipolle e il tutto si coagula con la maionese; insomma il gusto non sembra rendere giustizia alla presentazione. Ma, poi, la sorpresa. "In Russia facciamo un boccone," mi dice la proprietaria passando, "e poi sorso di vodka!" Poi ripassa e insiste. "Boccone e sorso, boccone e sorso!" Allora riprovo e tutto cambia; l'aringa si annulla e anche la maionese e le cipolle e tutto il resto e rimane solo la vodka nel palato. È buonissimo.

Arriva il secondo antipasto: cetrioli, pomodorini, crauti e funghi marinati nella vodka da accompagnare nella vodka. Cerco il nome del piatto sul menù ed è "antipasto da accompagnare alla vodka." Sono normali verdure che da noi vengono messe di norma sotto-aceto, ma che in Russia evidentemente hanno un destino più nobile. I pomodori vengono inoltre immersi nell'aneto e sale e a contatto con la lingua semplicemente esplodono. Questa seconda portata mi delude, ma poi incontro lo sguardo della proprietaria che mi guarda come tuo padre dagli spalti che finalmente crede in te con 3.4 secondi da giocare e mi ricordo cosa devo fare. Mangio un cetriolino e ingollo la vodka, funghetto e vodka. E il vegetale bagnato diventa speziato, multisfaccettato, esotico. Delizioso. Possibile che i cuochi russi abbiano scoperto quello che solo gli agorafobici e le persone che uccidono i pedoni in macchina senza fermarsi sapevano? Che quando la vita fa schifo e non ti soddisfa basta aggiungere super-alcolici?

Il cassiere-cantante nota l'ora che avanza, e decide che bisogna ballare. La musica viene alzata a livello da concerto da stadio, ma tanto siamo in periferia e siamo russi. Si cantano successi pop da cortina di ferro e cover di successi italiani tradotti in russo. Pezzi come "Salirò" di Daniele Silvestri e qualche hit di Toto Cutugno, uno dei cantanti più popolari in Russia ancora oggi.

Questo sembra accontentare la maggior parte dei presenti, divisi fra russi nostalgici della Madre Patria e coppie formate da giovani bionde toniche e statuarie e i loro panciuti e stempiati compagni italiani di mezz'età.

La seconda parte dell'intrattenimento della serata è fornito da una coppia di babbi natale che cantano e invitano a ballare, uno classico color Coca Cola e l'altro azzurro, in onore di San Nicola, una delle figure religiose con lunghe trecce bionde più importanti in Russia.

Poi le luci si abbassano ed entra una bambina vestita in uno smoking bianco che comincia a spogliarsi e a ballare. Anche in Russia hanno deciso di festeggiare l'anno nuovo riproponendo un ballo collettivo con il "Gangnam Style" di Psy, canzone che ormai deve aver sostituito il death metal nelle camere della privazione del sonno a Guantanamo. Sono passati otto mesi da quando è uscita e ancora oggi, ogni singola volta in cui viene suonata, è un sanguinare di sguardi e sgomitate di intesa fra i presenti. "Ehi io ho internet!", "Sì anche io ho internet!"

Scatta la mezzanotte e finalmente abbiamo occasione di bere della vodka. C'è una quieta rassegnata gioia, la realizzazione che siamo tutti in Italia, ed è domenica, e che domani molti quindi torneranno in ufficio.

Questo, però, non impedisce a tutto il locale di formare un transiberino che entra ed esce dalla porta in continuazione bloccando il traffico notturno.

Durante i festeggiamenti provo a visitare il piano privato sottostante. C'è una porta socchiusa, e si intravede un tavolo tondo al centro a cui sono seduti cinque uomini russi e una donna. Sono vestiti in gessato, e la donna non si intromette mai nella conversazione. Provo a chiedere una foto, e iniziano a discutere fra di loro in russo. "Mejlio di no amico," mi dice il più anziano. Poi indica con il coltello con cui stava tagliando il filetto la coppia a fianco che non aveva alcuna intenzione di farsi fotografare; la loro scelta viene però riconsiderata dopo aver osservato per quanto tempo l'uomo è rimasto rigido a indicarli.

Quando riemergo il locale è preso dai balli storici della Russia. Le donne si avvolgono in foulard e salgono sopra le sedie sbattendo i piedi, e gli altri formano un cerchio intorno a loro applaudendo e dandosi di volta in volta il cambio.

Ora siamo tutti una cosa sola. Russi, ucraini, depressi, polacchi, italiani, alcolizzati, georgiani, turisti sessuali. Siamo uniti sotto un'unica bandiera, e odora di alcool e sudore, ma siamo felici, ancora per una notte.


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