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      Ho cercato di capire l'ultimo video di Miley Cyrus

      July 1, 2013

      Di Wilbert L. Cooper

      Senior Editor

      Lo ammetto, ci sono cascato anche io. Sono finito nelle sabbie mobili mentali insieme a tutti gli altri analisti che hanno cercato di interpretare l'ultimo video di Miley Cyrus. Mi piacerebbe ignorarlo e passare oltre, dato che è uscito più di una settimana fa (ovvero, tradotto nel tempo di Internet, un’eternità). Ma è impossibile scappare da Miley Cyrus 2.0, aka l'ex stellina di Hannah Montana, l'ultima versione slavata di Rihanna o come altro volete chiamarla.

      Innanzitutto perché il video di “We Can’t Stop” ha superato il record di visualizzazioni in 24 ore precedentemente toccato su VEVO, surclassando addirittura Justin Bieber—un’altra baby-star pronta a ribellarsi all'immagine di ragazzino. Ora, Miley è la nuova voce di ogni locale precedentemente affidatosi a sessioni non-stop di “Call Me Maybe”. Dopo averla vista seminuda a quattro zampe, ragazzi di ogni dove si danno il cinque confessandosi a vicenda fantasie sul suo conto (“è maggiorenne, oh!”), mentre su internet schiere di nerd osannano il prodotto come ultimo trionfo della cultura pop. Ma per molti, ad attirare l'attenzione è l'immagine degli afro-americani restituita dal video, quali meri accessori intesi a rappresentare una presunta "autenticità", incastrati in un'appropriazione culturale più che approssimativa. 

      Cosa vedo io in “We Can’t Stop”? Più o meno tutto quanto detto sopra. È un pezzo che tira, lei è sexy e l’intera produzione è un esempio meraviglioso del solleticante potere della macchina del pop. Ma come uomo di colore e persona interessata alla rappresentazione della cultura nera e hip-hop nel mondo, è proprio questa storia dell'appropriazione culturale che mi tartassa. Partendo dalle sue dichiarazioni sul “black sound” rilasciate durante la produzione del pezzo—e considerati i riferimenti alle droghe, ai culoni e ai denti d’oro—non è difficile arrivare alla conclusione che Miley abbia una determinata visione del significato di “nero”. E anche se non si tratta esattamente di una novità nella cultura pop americana, la questione sembra essere leggermente diversa. Sì, probabilmente ci sono molti più bianchi che neri a qualsiasi concerto di Rihanna o Juicy J. Ma significa forse che non dovrei essere così infastidito da tutta questa storia? Voglio dire, abbiamo Obama, cazzo, no? OBAMA.

      Per capire come funzioni l’appropriazione culturale in tempi in cui il terreno di gioco è diverso—non dico “equo”—ho contattato il professor Akil Houston del dipartimento di Studi Afro-americani dell’Università dell’Ohio, dove studia le intersezioni tra questioni razziali e cultura popolare. In quanto DJ e seguace dell’hip-hop, inoltre, sapevo mi avrebbe aiutato a fare un po' di chiarezza sul video di Miley.

      VICE: Come definirebbe l'appropriazione della “cultura nera” portata avanti dal video di Miley attraverso la riproduzione dei modelli dell'hip-hop moderno? Autentica o cinica? Ha senso fare una distinzione del genere?
      Professor Akil Houston: Sembra non essere né l’uno né l’altro. È la prosecuzione di quella lunga tradizione che bell hooks potrebbe definire “mangiarsi a vicenda”. Secondo hooks, all’interno della cultura dei beni l'etnia diventa un spezia pregiata. È usata per ravvivare piatti insipidi, ovvero la cultura mainstream/bianca. La distinzione è importante, perché ritengo che immagini autentiche e riferimenti affermino, riconoscano e riguardino un certo tipo di cultura. Prendiamo i Beastie Boys e l’hip-hop. Erano molto più autentici e rappresentativi della vera cultura hip-hop rispetto a quello per cui passa oggi.

      C’è una connessione, secondo lei, tra questo video e la tradizione di Amos ‘n’ Andy e Pat Boone? Come si inserisce il video rispetto al contesto storico, in particolare per quanto riguarda l’appropriazione e la presa in giro della cultura afro-americana da parte dei bianchi?
      La connessione c'è eccome, ecco perché parlavo di continuazione di una lunga tradizione. Secondo alcuni, un po' come se fossimo ai tempi di Amos ‘n’ Andy o Pat Boone, si potrebbe dire che questi modelli, queste immagini e appropriazioni sono modi per ampliare il pubblico di tali produzioni culturali. Ma lo spettro della razza riemerge, di tanto in tanto. E ci mostra una società che non sa affrontarlo apertamente, ma si gode lo spettacolo della presa in giro—anche se si continua a sottolinearne l'intento scherzoso di base.

      Gli afroamericani presenti nel video le sembrano elementi accessori o personaggi perfettamente realizzati? È importante fare questa distinzione? E cosa ci dice delle intenzioni di Miley?
      Sia questi che Miley sono accessori inseriti sul palco del piacere visivo. È importante considerare che queste immagini hanno una ragion d'essere all’interno della sfera di controllo delle multinazionali, quindi tanto la protagonista (Miley) quanto le comparse non mantengono un alto livello di autonomia in termini di immagine.

      Se un bianco volesse adottare e reinterpretare una parte delle cultura afro-americana rappresentata nell’hip-hop, come dovrebbe fare? Come può un artista bianco essere più vicino a Eminem, invece che a Pat Boone? Qual è la differenza, se c’è?
      Non credo che Eminem sia il modello ideale. Ha talento e si è circondato di personaggi come Proof e Dr. Dre, fatto che gli ha garantito una certa legittimità all’inizio della carriera. Inoltre, le sue origini dal basso rientrano in alcuni schemi di un certo tipo di autenticità hip-hop. Guarderei più a Invincible, come modello. Lei riconosce il suo privilegio nell’essere bianca, mantiene un legame con l'ideale hip-hop e scrive ottimi testi. 

      Nonostante possa essere difficile da riconoscere, visto che l'aspetto commerciale ha privato la cultura hip-hop dei contenuti sociali e politici, esiste una differenza. C’è un bellissimo documentario di Robert Clift, Blacking Up: Hip-Hop’s Remix of Race and Identity, che esplora nei dettagli la questione.

      In passato, diversi artisti bianchi hanno sottratto e nascosto al pubblico i contributi portati da artisti neri. Oggi pare una cosa piuttosto impossibile, considerata la visibilità di celebrità come Rihanna (per cui avevano scritto la canzone in origine, e che ha un’influenza evidente su Miley). È possibile che quanto successo agli albori del rock e del jazz si ripeta oggi, cioè che artisti neri di talento vengano oscurati da imitatori bianchi meno talentuosi?
      Non hanno mai smesso. Anche se è vero che oggi gli artisti di colore hanno maggiore visibilità, la dinamica è la stessa. Il grande pubblico non conosce artisti di colore punk, country, alternativi, e nessuna casa discografica li riconosce. Per alcuni, questi artisti sono degli outsider.

      Cosa ci dice l’interpretazione di Miley Cyrus a proposito della sua percezione della cultura e della gente di colore?
      Dovrebbe frequentare qualche corso di Studi Afro-Americani.

      Si può dare parte della colpa ad artisti hip-hop come Gucci Mane e Three Six Mafia, per aver contribuito a consolidare gli stereotipi che Miley presenta nel suo video? E dico questo anche se il loro lavoro è bilanciato da altri elementi che qui vengono trascurati...
      Certo. Però le nostre critiche vanno contestualizzate. Chi fa sì che ci siano questi artisti? Perché le loro canzoni girano così tanto in radio? Quali etichette e aziende sostengono queste immagini e questi messaggi? Artisti come Wise Intelligent, Public Enemy, One Be Lo, Bahamadia e altri hanno trasmesso per anni messaggi che non sono omofobi, sessisti o problematici. Eppure non hanno la stessa visibilità degli artisti che hai citato. Non basta criticare gli artisti, anche se dovremmo—dobbiamo estendere il nostro giudizio alle società che rendono possibile queste cose.

      Il fatto che nella realizzazione del video Miley abbia lavorato con producer di colore rispettati e di successo l’aiuta a essere legittimata? 
      Certo, se ci metti dietro dei professionisti di colore un certo livello di credibilità lo ottieni. Ma affermare che “il video non costituisce un problema perché alla realizzazione hanno contribuito anche dei neri” è sbagliato. Però aiuta coloro che non vogliono sentirsi infastiditi dalla canzone, dandole una certa autenticità e permettendone la godibilità.

      Visto che il rap è diventato una delle forme d’arte più vendibili, l'operazione alla base del video di Miley assumerà proporzioni sempre maggiori? Quanto di questo cambiamento è legato a denaro e vendite, e quanto al concetto di razza? O sono due argomenti impossibili da separare?
      Razza, classe sociale, sesso... non è possibile separare questi aspetti. Il concetto di R&B è stato costruito intorno alla razza. Tutti gli artisti devono relazionarsi con le richieste del mercato commerciale. Anche Madonna. Considera l’evoluzione della sua carriera e i diversi livelli di rappresentazione nelle sue esibizioni pubbliche. Se Miley vuole avere una carriera lunga quanto Madonna, assisteremo a un sacco di cambiamenti.

      Il video di Miley può portare benefici in termini di rapporti razziali? Non potrebbe forse avvicinare un certo tipo di pubblico a forme d’arte tipicamente nere, permettendogli di conoscere versioni più autentiche, interessanti e sfaccettate rispetto a quello che fa Miley?
      Vedremo.


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      Tag: Miley Cyrus, Hannah Montana, We Can’t Stop, appropriazione, hip-hop, razzismo

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