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      Panino alla tenia

      November 14, 2012

      Di Kinsey Paulson

      Illustrazioni di Marco Klefisch

      Gloria (il nome è stato cambiato per proteggere la vera identità della paziente) era spaventata. Il dottore le aveva detto che aveva dei vermi nel cervello. Dopo anni di mal di testa che la mettevano k.o. e un recente attacco che l’ha temporaneamente paralizzata, seguito da una raffica di diagnosi sbagliate, nel 2010 una TAC ha rivelato che dei parassiti avevano infestato il suo tessuto cerebrale. Aveva bisogno di un’operazione—un’operazione al cervello.
       
      La Taenia Solium, più comunemente nota come verme solitario, è un temibile parassita. Questi microscopici mostriciattoli affamati di sostanze nutritive usano appendici a uncino per farsi strada verso il cervello umano. Una volta lì, trasportano cisti attraverso la materia grigia nello stesso modo in cui un verme comune della terra si scava un cunicolo in una mela.
       
      La neurocisticercosi—la malattia causata dal verme solitario—è la principale causa di epilessia e sincopi in tutto il mondo. Nei Paesi del Terzo Mondo, in Asia, Africa e America Latina, ci sono villaggi interi i cui abitanti ne manifestano i sintomi. Probabilmente non ne avete mai sentito parlare, perché non è mai stato un problema per i Paesi sviluppati—finora. Secondo un recente studio del Center for Disease Control [Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, CDC] è in crescita negli Stati Uniti, dove ogni anno a 1900 individui sono diagnosticati parassiti nel tessuto cerebrale. Senza apparente motivo, nella maggior parte dei casi del sud della California la neurocisticercosi colpisce poveri immigrati latinoamericani.

      Funziona più o meno così: prendi qualche schifezza da mangiare al furgoncino dei tacos con un amico. Lui ordina delle abominevoli carnitas, che sfortunatamente contengono larve di verme solitario che presto si stabiliranno nel suo intestino. Almeno uno di queste ha buona possibilità di crescere fino a diventare un orrendo mostro di sei metri. Produrrà uova, migliaia delle quali passeranno dall’ano del gentile ospite ogni giorno.

      Il tuo amico non si lava le mani dopo aver defecato, e quando vi vedete ti piazza una bella cinquina in faccia—le solite cose da ragazzi—e così facendo ti tocca le labbra. Le uova, che sono ben più piccole delle larve, ti entrano in bocca, si schiudono, e i piccoli di tenia prima o poi arrivano al tuo cervello.

      Congratulazioni! Ti sei beccato i parassiti cerebrali.



      Spesso gli uomini che attraversano il confine, per esempio i lavoratori stagionali, sono ignari trasportatori di vermi solitari, cullati nei visceri dei loro gentili ospiti. È difficile diagnosticarli, perché la maggior parte delle vittime non è consapevole del fatto che dei parassiti si stiano contorcendo nel loro corpo, sostiene Patricia Wilkins, una scienziata del CDC.

      Le tenie hanno sviluppato un, per ora, indecifrabile meccanismo chimico per evitare che il sistema immunitario umano le attacchi mentre sono in vita e si rifugiano nel tessuto cerebrale—gli scienziati ancora non capiscono esattamente come funzioni. Ancora più terrificante è che questi parassiti possano vivere decenni senza dare luogo a sintomi di neurocisticercosi. Sfortunatamente, infatti, è quando questi schifosi vermi arrotolati su se stessi muoiono che insorgono i problemi.

      “Quando il parassita è vivo è un bel problema, ma quando muore la situazione si fa ancora più grave.” Ha detto Dickson Despommier, professore in pensione della Columbia University. Quando le larve muoiono, infatti, si calcificano, e il sistema immunitario inizia ad attaccarle. Se il problema non viene affrontato in tempo può causare rigonfiamenti del tessuto cerebrale, e questo porta spesso a crisi epilettiche, tra le altre cose.

      I principali sintomi—mal di testa debilitanti e attacchi epilessici cronici—ottengono regolarmente la diagnosi sbagliata. Gloria ha raccontato che, alla fine degli anni Ottanta, si è lamentata coi dottori americani delle sue emicranie, così forti da farla vomitare e addirittura perdere coscienza. Le hanno dato un antinfiammatorio generico. Si è tenuta la tenia per altri 20 anni prima che qualcuno la informasse della presenza del suo simbionte. “La storia di Gloria è comune nei casi di infezioni causate dalla neurocisticercosi” ha detto Darvin Scott Smith, primario di infettivologia presso l’ospedale Kaiser di Redwood City.

      Molti dottori non sono sufficientemente informati sulla malattia e sui suoi sintomi, il che significa che spesso è mal diagnosticata. Il lato positivo è che, se presa in tempo, è gestibile, si può persino prevenire, e le terapie con albendazolo e alcuni tipi di steroidi sono relativamente poco care. Tuttavia, se i vermi vengono scoperti solo quando sono ormai morti, l’unica soluzione per eliminare i residui è un intervento costoso e invasivo.

      Il numero di casi è rimasto relativamente stabile dal 2001, anno in cui California si registrano 400 ricoveri. Wilkins ha affermato che, pur essendo innegabile che la malattia non sia più confinata ai Paesi del Terzo Mondo, lo stato della California è rimasto indifferente al problema perché gli mancano i fondi per contrastare ogni malattia che si infi ltri in una comunità. Il Dipartimento della Sanità statunitense deve scegliere a quali malattie dedicare il maggior numero di risorse. E fino ad ora, nonostante il suo carattere estremamente contagioso, la neurocisticercosi non è stata messa in cima alla lista. Solo cinque stati—New York, California, Texas, Oregon e Illinois—si sono occupati di mappare la malattia, e anche lì i dati rimangono inconsistenti. Come risultato, gli attacchi di questi parassiti negli Stati Uniti rimangono relativamente sconosciuti, come i parassiti stessi. Ancora oggi gli scienziati considerano un mistero il loro ciclo vitale. In una proposta del 2000, archiviata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, alcuni dottori avevano sollecitato la comunità internazionale a tenere monitorata la neurocisticercosi. Affermavano che la malattia poteva essere debellata, e che fosse necessario elaborare statistiche accurate per seguirne l’evoluzione. La mozione non ha avuto molto successo.

      A inizio gennaio, il dottor Smith ha passato il compleanno nella sala operatoria dell’ospedale Kaiser, a seguire l’operazione di neurochirurgia di Gloria. I chirurghi le hanno rasato i capelli, si sono aperti un varco nella sua scatola cranica, e con cautela hanno rimosso il duro strato esterno del cervello. Ore dopo, Smith assisteva mentre il neurochirurgo estraeva la larva calcificata dalla testa della paziente.

      Come molti altri pazienti, prima della diagnosi Gloria non aveva mai sentito parlare dei parassiti cerebrali. Non è ancora nemmeno sicura di chi le abbia passato le uova. Potrebbe essere stato uno sconosciuto o uno dei suoi cari. Tanto, non lo saprà mai. La sua famiglia si è rifiutata di sottoporsi ai test. C’è una buona possibilità che l’ospite rimanga non identificato e quindi contagioso, e che diffonda la malattia al prossimo che incontra—migliaia e migliaia di uova alla volta.

       

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      Tag: ténia, malattie, cibo messicano, parassiti, OMS

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