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Bruciate le vecchie leggi

Di Andrea Cristallini

Siete stanchi delle solite elezioni? È tutto un magna magna si stava meglio quando c'era lui e poi la tv ci ha rincoglionito e destra sinistra stessa roba io sulla scheda ci scrivo Mignottari domenica vado al mare anche se nevica? Ci ho pensato a lungo responsabilmente civilmente ma la cabina elettorale mi dà tanta claustrofobia? Bene, c'è una soluzione. Bruciamo le vecchie leggi, come suggeriva Voltaire. Oppure chiediamo un grande sorteggio nazionale, più grande della Lotteria di Capodanno e dell'Enalotto e della Champions League. Un SORTEGGIO UNIVERSALE DEL PARLAMENTO. Tra la gente qualunque, io, te, il tuo vicino, l'isterica del supermercato, la vecchina del piano di sotto.
 
Ve lo propongo con la massima serietà, anche se la legge attuale lo impedisce. Vi chiedo di pensarci quando davanti alla scheda avrete le stesse difficoltà di Jim Carrey a scrivere "rosso". E ve lo propongo con una base solida, accademica, rigorosa come solo la matematica sa essere: SORTEGGIARE UNA PARTE DEI DEPUTATI TRA L’INTERA POPOLAZIONE MIGLIORA L’EFFICIENZA DEL PARLAMENTO. Non ci credete?
 
C’è un gruppo di ricerca che l’anno scorso ha pubblicato questo risultato su un’autorevole rivista scientifica, Physica A. Il loro precedente studio sui benefici della sorte è stato una delle migliori idee del 2009 per il New York Times, e ha guadagnato ai suoi autori un premio Ig Nobel nel 2010. Il loro modello è verificabile da chiunque e sta rimbalzando per tutta la rete. Non solo. Dall’anno scorso si è acceso un dibattito tutto italiano sull’idea del sorteggio: Carlo CalendaMichele AinisPaolo Flores d’Arcais, gli oppositori e le conseguenti repliche. Ma è la possibilità di fare calcoli precisi a cambiare tutto.
 


Introduzione del libro, qui.

Se avete dubbi sulla dignità di questa pratica, date un occhio indietro nella Storia. Nell’antica Atene “culla della civiltà” si faceva così. L’intervento del caso ha tanto titillato la fantasia dell’unica specie vivente che creda nel Destino che la fantascienza ne è piena—significa che ci si è ragionato a lungo! Philip Dick (Il disco di fiamma), Asimov (Diritto di voto). La Lotteria di Babilonia di Borges ne è uno degli esempi più estremi.

Quante cose ci sono sembrate assurde in passato? Il voto alle donne, panchine non diversificate a seconda del colore della pelle, il cinema parlato, Schwarzenegger governatore della California... la stessa democrazia è rimasta chiusa nello scantinato per secoli. Forse i tempi sono maturi. E siccome, massimo gaudio, gli autori dello studio sono italiani, ho chiesto a due di loro—Alessandro Pluchino e Andrea Rapisarda, i fisici del gruppo—di aiutarmi a capire.


VICE: Comincerei dall’origine dell’idea.
Alessandro Pluchino: L’applicazione al parlamento è il punto di arrivo di un processo iniziato qualche anno fa con un articolo sul principio di Peter, in cui applicavamo le strategie casuali alle organizzazioni gerarchiche, come per esempio un’azienda, con risultati positivi. Abbiamo quindi cercato di adattare il modello all’ambito politico.
Andrea Rapisarda: Sorteggiare deputati indipendenti dagli schieramenti può portare benefici? Abbiamo provato con un sorteggiato, poi con due, ecc. Attraverso numerose simulazioni, il processo dinamico rivela delle proprietà emergenti che vanno nella direzione di un miglioramento.

Come si quantifica il miglioramento?
Alessandro Pluchino: Un primo parametro è il numero di leggi approvate. Però da solo non basta, perché le leggi potrebbero essere dannose. Per ovviare a questo problema, ci siamo serviti del diagramma di Cipolla, che ci ha permesso di misurare il vantaggio collettivo senza dover entrare nel carattere specifico...

Piano piano piano... Il diagramma di Cipolla! Quando lavoravo in una piccola libreria universitaria, il libro di Carlo Cipolla Allegro ma non troppo era un best-seller da intellettuali illuminati. Al capitolo “Le leggi fondamentali della stupidità umana” mostrava questo diagramma che, se non per conversazioni sagaci e grasse risate di cultura, credevo fosse inutile. E invece no!


Cipolla suddivide le persone in base a quanto procurano danno o vantaggio a se stessi e alla comunità. Sullʼasse x si misura il vantaggio personale, sullʼasse y il vantaggio collettivo. Ogni persona è rappresentabile con un puntino sul diagramma: gli Intelligenti fanno il proprio vantaggio insieme a quello degli altri, gli Stupidi danneggiano se stessi e gli altri, e via dicendo. Grazie al diagramma di Cipolla, non dobbiamo entrare nel merito di cosa sia questo beneficio collettivoe per questa semplicità il modello del parlamento mi sembra geniale.  

Andrea Rapisarda: La qualità di una legge è legata alla posizione di chi la promuove: un Intelligente promuoverà leggi che con unʼottima probabilità comportano un beneficio per tutti, e lʼopposto farà uno Stupido.


In verde e in rosso due ipotetici partiti di maggioranza e minoranza. 

Come fa una legge proposta da un sorteggiato a passare? Ovvero, come può essere approvata se non ha l'appoggio del partito di maggioranza?
Se la proposta viene da un indipendente, gli altri indipendenti la votano se cade nella loro finestra di accettazione—ovvero se, rispetto alla loro posizione nel diagramma, quella legge comporta un vantaggio sia per loro che per la comunità. I membri dei partiti la votano se cade nella finestra di accettazione del loro partito, e in questo caso la approvano in blocco.

Se la distribuzione dei sorteggiati è casuale nel diagramma di Cipolla, il modello suppone che ci siano tanti Intelligenti quanti Stupidi, Sprovveduti e Criminali?
Alessandro Pluchino: Sì.

Come può un simile modello migliorare la situazione attuale?
Quando il parlamento deve decidere su leggi che lo coinvolgono, come la legge elettorale o gli stipendi dei parlamentari, sperare in un sacrificio che favorisca l’interesse pubblico è una pia illusione. Inoltre, mirando ciascuno al proprio vantaggio, è difficile che maggioranza e opposizione trovino un accordo. Una percentuale d’indipendenti potrebbe sbloccare la situazione. Recentemente in Canada, per decidere sulla legge elettorale, hanno introdotto una giuria di persone sorteggiate, e ha funzionato.

Rimane la domanda: tra chi sorteggiamo?
Andrea Rapisarda: Ci sono molte proposte, non solo nostre. L’importante è contrastare le discipline di partito che portano al ristagno che ben conosciamo. Si potrebbe sorteggiare all’interno di una lista di persone motivate. Oggi più che mai si osserva questo bisogno di partecipazione, dalla Primavera Araba a Occupy Wall Street, non ci si accontenta più di mettere una croce ogni cinque anni.
Alessandro Pluchino: Chiaramente manca la volontà politica, perché sarebbe una cessione di potere da parte dei partiti. Sappiamo bene che tra le alte sfere la nostra proposta non è piaciuta. Eppure la pratica del sorteggio esiste da migliaia di anni. Aristotele diceva: “Si parla di democrazia quando le cariche sono assegnate a sorte, di oligarchia quando sono decise per elezione." Ma lo abbiamo dimenticato, o c’è una volontà precisa di oscurarlo.

Sapete che c’è un Partito Lotteria.
Andrea Rapisarda: Sì, ma credo il progetto sia fallito. Non avevano comunque alcuna attinenza con la nostra proposta: promuovevano i vantaggi dei parlamentari, uno degli slogan era “Vinci premi da sogno”, ecc.

Mettere una crocetta a caso, al momento del voto, porterebbe un vantaggio?
Alessandro Pluchino: No. I nostri sorteggiati devono essere indipendenti, mentre votare a caso significherebbe votare persone già in lista, quindi soggette a un partito.

Qual è la percentuale ottimale di sorteggiati in parlamento?
È quella espressa dalla nostra “regola d'oro” e dipende dalla proporzione tra seggi del partito di maggioranza rispetto a quelli di minoranza. Nel caso 60-40 percento, in un parlamento di 500 deputati l'optimum è di 140 sorteggiati.

Il modello matematico e la possibilità di eseguire i calcoli sono stati fondamentali per avvalorare l’idea. Ma perché è venuta a dei fisici?
L’intuizione è legata al ruolo del "rumore", ovvero una componente casuale, nei sistemi fisici e biologici. Esistono situazioni così dette meta-stabili, ovvero non di massimo equilibrio, che si sbloccano grazie al "rumore". È quella che si chiama risonanza stocastica.


Capito?

Andrea Rapisarda: È contro-intuitivo perché si pensa che il caos non possa portare all’ordine. Ma è questo il ragionamento che si applica al parlamento: il sistema è intrappolato in certe logiche—di partito, di schieramento, d’interessi personali—che si traducono in un blocco del sistema politico.

Quindi nel trovare assurdo il sorteggio saremmo ancorati a un pregiudizio?
Alessandro Pluchino: Ci hanno insegnato che l’elezione classica è il metodo giusto, per cui sembra ovvio non metterla in discussione. Ma la ricerca scientifica funziona diversamente. Quasi tutte le grandi scoperte avvengono per caso.
Andrea Rapisarda: Anche l’evoluzione delle specie funziona così: il caso è un generatore di novità—il rimescolamento del patrimonio genetico—che la selezione naturale fissa quando il sistema è più adatto a una certa nicchia. Rimanere ancorati al passato, non deviare mai, produce un irrigidimento del sistema. Se fosse una specie vivente, si sarebbe già estinta.

Quello che si chiama un dinosauro. Se cambiano le condizioni al contorno e non ci si adatta...
Alessandro Pluchino: Si tratta di provare a fare emergere dal basso nuove idee. È quello che succede in aziende come Google, i cui dipendenti vengono invitati a investire parte del loro tempo nell’elaborare proposte anche strampalate che l’azienda possa fare sue, selezionando con il proprio criterio di ottimalità.
Andrea Rapisarda: Non dimentichiamo che nella nostra proposta il sorteggio non sostituisce del tutto l’elezione classica. La situazione ottimale è un sorteggio parziale.

Che strade vedete aprirsi per migliorare il modello?
Bisognerebbe testarlo. Non subito in parlamento, certo, ma almeno a livello comunale, o nelle assemblee di quartiere. Non abbiamo dubbi che funzionerebbe. Tra l’altro, l‘introduzione del sorteggio comporta costi bassissimi.

Cominciare dai comuni permetterebbe tanti laboratori contemporanei.
Esatto. Non dimentichiamo che il modello è statistico. Una singola realizzazione potrebbe non essere subito quella ottimale. Noi facciamo tantissime simulazioni, da cui poi ricaviamo una media. E questa media è vantaggiosa.

Una poesia sulla statistica dice che, se la media è mangiare un pollo a testa, può succedere che una persona si sia ingrassata con entrambi, mentre l’altra è morta di fame.
Sì. Però dove c’è una folla e quindi un numero elevato di dati, la media si avvicina al valore vero. Non si può prendere una singola realizzazione e, se va male, dire “Avete sbagliato.”

Un difetto del vostro modello?
Alessandro Pluchino: Abbiamo dovuto fare molte approssimazioni, per esempio considerare un sistema strettamente bipolare—anche se le alleanze post-elezione portano di fatto al bipolarismo maggioranza-minoranza. Ma è anche vero che i modelli troppo complicati non funzionano mai, come si dice: la mappa non può avere la stessa risoluzione del territorio.
Andrea Rapisarda: Un altro problema, nella realtà, è mantenere l’indipendenza dei sorteggiati. È comunque probabile che una persona scelta a caso e che non può essere rieletta abbia meno interessi di un politico, sia meno corruttibile. E si possono sempre istituire forme di tutela.

Quello che mi sembra molto potente è che, pur avendo un carattere sovversivo, il modello promette allo stesso tempo una maggiore stabilità: le oscillazioni tra successo e insuccesso, una volta introdotto il «rumore» si smorzano. Si rischia meno.
Alessandro Pluchino: Esatto. Sia per il principio di Peter che nel caso del parlamento, si guadagna di meno quando si guadagna, ma si perde di meno quando si perde. La maggioranza non schiaccia la minoranza e si crea un migliore equilibrio. Questo stesso ragionamento vale anche per gli investimenti in borsa, a cui abbiamo applicato il modello in un recente studio.
Andrea Rapisarda: A meno che uno abbia informazioni di prima mano, investire in borsa è come giocare alla roulette. Nassim Nicholas Taleb dice che fidarsi di un trader è come scritturare la scimmia dell’Iliade.

Uh?
Alessandro Pluchino: Lui fa questo esempio: se prendiamo un numero enorme di scimmie che battono a caso sulla macchina da scrivere, in un tempo sufficientemente lungo una di loro scriverà l’Iliade. Bene, immaginiamo di aver trovato la scimmia che ha scritto l’Iliade: quanti di voi scommetterebbero che scriverà anche l’Odissea?
Andrea Rapisarda: I sistemi complessi sono difficili da controllare perché non è sempre possibile fare calcoli esatti. Transizioni di fase, eventi estremi, a volte piccole perturbazioni inducono un cambiamento epocale.

E per questo un’idea rivoluzionaria ma conservativa come l’introduzione di elementi casuali, che smorzano le oscillazioni, potrebbe essere la risposta più appropriata.
La strategia casuale si adatta alla logica turbolenta della globalizzazione, che è contro-intuitiva. Un esempio simile è il clima: a New York c’è stato l’inverno più freddo degli ultimi anni, e subito si è detto che il riscaldamento globale è una bufala. Ma quando si perturba un sistema, le oscillazioni aumentano in tutti e due i sensi: è la frequenza di eventi estremi il sintomo che si stanno raggiungendo soglie critiche.

Come quando crolla un ponte: l’oscillazione aumenta in tutte le direzioni.
Alessandro Pluchino: Esatto. Purtroppo, siccome politica e finanza hanno interessi da difendere, non si fa una comunicazione chiara di questi problemi. L’immediato vantaggio di un singolo può devastare il sistema e subito dopo anche la persona stessa.

Finita l’intervista sono tutto un fuoco, compulso pagine web e riempio il quaderno di appunti. Mi indigno, sbotto, sottolineo, deduco, dispero. La legge di ferro dell’oligarchiaLa demarchiaIl bue di GaltonL’antifragilità. Mi addormento guardando Adam Curtis e mi sveglio pensando che dovrò cancellare ventimila caratteri d’intervista e dimenticare tutto il contorno. Troppo complesso. E assurdo: non mi sono mai tanto interessato alla politica quanto ora che il mio rappresentante non ha un volto.

 

Segui Andrea su Twitter: @cosimospanti

 

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